La letteratura e i tradimenti femminili.

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Ma perché l’uomo bello e dannato da sempre è circondato da un’aura di fascino, mentre le donne, velate di mistero, in letteratura, sono pochissime?

chatterly150708_450x300Va bene, lo ammetto, parliamo per standardizzazioni di genere, ma riflettendo sui personaggi della letteratura la domanda nasce spontanea: perché le donne che hanno deciso di condurre una vita diversa da quella imposta dai canoni della società di un tempo sono state aspramente criticate?
Mi riferisco ad una particolare narrativa di genere, legata ad opere dei secoli scorsi, oggi la letteratura brulica di donne forti, intraprendenti, fedifraghe, e anche affascinanti, ma per centinaia di anni non è stato così.
Le donne più ribelli sono state dipinte male, per non dire peggio, nell’arco del tempo. E questo principalmente perché i titoli che ci arrivavano erano per lo più scritti da uomini.
Le tre donne più controverse della letteratura dei secoli scorsi sono state: Madame Bovary, Anna Karenina e Lady Chatterley.
Tre tradimenti diversi, con sfaccettature e ambientazioni eterogenee, ma che portano tutti alla stessa conclusione: le donne irrequiete, passionali, non meritano di essere felici.

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Nel romanzo di Tolstoj, Anna Karenina, viene colta da improvviso e folle amore nella sua vita fatta di certezze e di senso del dovere, non è una donna frivola, ma pur di restare con l’uomo che ama arriva a perdere tutto: il rispetto degli altri, l’amore di suo figlio. Fino alla terribile fine a cui si condanna tra rimorsi, sensi di colpa, insicurezze, pensieri smarriti nella confusione di un sentimento tanto potente, quanto crudele, che prova nei confronti dell’affascinante conte Vrónskij.

Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d’amore quanti cuori.

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Madame Bovary, scritto da Gustave Flaubert, pubblicato nel 1856, racconta le vicende amorose della bella Emma Rouault, una ragazza di campagna che diventa la seconda moglie di un ufficiale sanitario dell’esercito, Charles Bovary.
La donna affascinata dalla vita di città per quello che ha letto nei suoi libri, in poco tempo, diventa insoddisfatta e inappagata, sempre scontenta e scontrosa nei confronti del marito, che la ama follemente e cerca di assecondare ogni suo capriccio, ma che in realtà è un uomo precipuamente noioso e fin troppo presente.
La donna vive diverse relazioni clandestine, per sedare la sua fame di emozioni, vorrebbe fuggire, lasciare la figlioletta, vivere grandi avventure, ma nulla di questo avviene. Avvinta dai debiti, si toglie la vita inghiottendo una massiccia dose di veleno; poco tempo dopo, per il dolore, perde la vita anche il marito, lasciando la figlioletta completamente orfana.

“Rapiscimi, portami via, partiamo! A te, a te, tutti i miei ardori e tutti i miei sogni!”

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L’amante di Lady Chatterley, scritto da David Herbert Lawrence, nel 1928, segna un cambio di rotta nella letteratura più moderna. Osteggiato nella sua pubblicazione e diramazione, censurato per gli espliciti riferimenti sessuali contenuti tra le sue pagine, il romanzo di Lawrence apre uno spiraglio di luce nel mondo femminile.
Tranquillizziamo i lettori: Constance, Lady Chatterley, la protagonista, in questo caso, non muore.
E già questa ci sembra una cosa più che positiva.
In Inghilterra, ancora dominata dalla mentalità vittoriana, il romanzo riuscì ad essere pubblicato solo nel 1960.
Lady Chatterley è la moglie di un baronetto irlandese, vive nella sterminata, grigia e sempre uguale brughiera, passa la sua vita ad accudire il freddo e distante marito, rimasto invalido in seguito ad un incidente di guerra.
La sua vita è triste e grigia come il paesaggio che la circonda, fino a quando non ritorna ad amare, ed il suo corpo ha un virgulto, una rinascita, una voglia di esprimersi in tutte le sue infinite intime conturbanti voglie. Vive una prima relazione extraconiugale che però finisce, poi ne intraprende una seconda con il guardacaccia della tenuta di campagna del marito.
Constance cresce, si innamora, scopre il suo corpo, le fantasie e le gioie dell’amore carnale e passionale, non rimprovera se stessa, anzi si esplora e si conosce, apre la strada a tutte quelle donne insoddisfatte della loro vita, che negli anni a venire inizieranno a lottare per vedere affermati i loro diritti.
Alla fine del romanzo, Constance si riscatta, lascia il marito e comincia una nuova vita con quello che è stato il suo vigoroso amante.
Ecco uno spiraglio di luce nei meandri della letteratura, non solo tristi traditrici, ma anche donne che affermano la loro esistenza attraverso le loro scelte, sembra che Lawrence si sia ispirato ad una situazione di vita coniugale, tradito dalla moglie abbia trovato conforto nella stesura del libro.

In fondo in fondo credo che tu ti compiaccia di questo senso di colpevolezza. Forse anche Eva se ne compiaceva quando fu cacciata dal Paradiso. 

Non c’è compassione per le vicende della donna tra le pagine, però almeno la protagonista non muore e continua il suo percorso di rinascita.
Amori e tradimenti che sono costati sangue, reputazione e tormenti alle donne che li hanno vissuti, ma pensate che ingerenza abbiano avuto queste storie nella vita di quelle donne che in quel periodo storico leggevano questi brani. Nessuna salvezza per loro: escluse dalla società, tacciate delle peggiori cose, gli uomini invece sempre perdonati, quasi fosse il loro ruolo quello di traditori seriali, come se a noi donne non spettasse inseguire le nostre passioni, come se non dovessimo neanche provarli quei sentimenti ardimentosi.
Ecco quindi forse come si è sviluppato negli anni il personaggio dell’uomo che nulla paga, anzi attira di più se è un traditore seriale, e della donna che invece patisce le frustrazioni peggiori se si abbandona.
Tutti i personaggi femminili sapientemente elaborati, negli anni, sono stati narrati da scrittori uomini che hanno consegnato alla storia grande letteratura, ma sono stati meno clementi con la nostra crescita.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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