In nome dei Medici – Il romanzo di Lorenzo il Magnifico

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Roma, Febbraio 1466, tutto quello che sta per accadere in questi giorni nell’Urbe cambierà definitivamente le sorti dell’Italia.
C’è una nuova classe sociale che si affaccia ai vertici dei posti di comando: la borghesia. Non più nobili elevati per casata e per dinastia, ma uomini nuovi, che si sono fatti da soli con la forza delle loro capacità, e che, adesso, reclamano (a colpi di accordi tra famiglie-matrimoni-regali-scambio di voti), un’escalation tra i posti di comando: signorie, regni, Stato Pontificio.
Tra tutte le famiglie emergenti spicca, senza dubbio, la casata fiorentina dei Medici, che ha tenuto sotto scacco la storia del nostro Paese, e quella dell’intera Europa, per circa tre secoli, dai tempi di Cosimo il Vecchio fino al XVIII secolo.
È passato qualche anno da quando Cosimo era Signore del Granducato di Firenze, la Signoria è passata a suo figlio, Piero, che ormai versa in condizioni di salute precarie, in questo stato di cose si occupa della diplomazia con gli altri Stati suo figlio Lorenzo, astuto, intelligente, sveglio. Non ancora ‘Magnifico’, ma sicuramente scaltro e brillante.
In questo scenario si inserisce il romanzo di Barbara Frale, “In Nome dei Medici”, edito da Newton Compton.
La trama è estremamente intrigante ed elaborata, la Frale ci appassiona con le sue storie d’amore predestinate e tormentate.
Magia, destino, fiamme gemelle si accavallano in questo romanzo che si intreccia con la storia, con aneddoti avvincenti e personaggi noti.
La vicenda si svolge principalmente nella città eterna in un arco temporale che abbraccia oltre due anni. L’incanto dello scenario conferisce bellezza a tutta l’azione. Così come i costumi e i dialoghi.
Roma è in balìa delle famiglie che se la dividono come si smembra la carcassa di un bue, e sulla sua pelle si ciba lo Stato Vaticano, ognuno che tende a portare acqua al proprio mulino, ogni appartenente ad una famiglia nobile che cerca di far diventare Papa un suo congiunto, vere e proprie lotte familiari per ricoprire il ruolo più ambito di quel periodo: il trono pontificio. Ognuno che mira ai propri interessi personali.
Ma l’amore non conosce ragioni e si impunta, si fissa in due cuori, riesce a far riconoscere anime fino a quel momento divise, e dove non arriva la ragion di Stato arriva il destino a fare da fil rouge alle storie personali di due giovani, Lorenzo e Clarice. Ed ecco che ciò che non sarebbe mai dovuto accadere accade: un sogno, uno sguardo, una rosa a forma di stella a cinque punte, un brivido.

[...]Non saprei dirlo in altri termini, ser Medici”, mormorò, “perciò vi dovete accontentare di questa parola: predestinazione. Bellezze è sicura che il mio destino sia legato al vostro”. “In che senso?” “Io stessa non l’ho affatto chiaro. Qualcosa urlava senza pace dentro di me. Sentivo che lo dovevate avere. In famiglia prestiamo attenzione a certe cose. Ce l’abbiamo nel sangue.”

Barbara Frale ci racconta l’incontro tra Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini.
Maltrattata dalla storia per essere ‘solo’ la moglie di Lorenzo (che secondo le fonti era innamorato di Lucrezia Donati, ndr) in questo romanzo risplende in tutta la sua passione e acquisisce quella forza temeraria che per troppo tempo le è stata negata.
Può un uomo di estrazione borghese, seppur ricco, riuscire a sposare una nobildonna futura principessa?
In teoria no, in pratica sì. Ed è ciò che è realmente accaduto, anche per intercessione della madre di Lorenzo, Lucrezia Tornabuoni, ma Barbara Frale ci ha consegnato questa storia in una versione assolutamente imperdibile, affascinante, romantica e sapientemente elaborata.
Può l’amore vincere gli intrighi di corte, i sotterfugi?
La vita di Clarice è indissolubilmente legata a quella di Lorenzo, lei avverte in anticipo ogni volta che gli sta per succedere qualcosa.
È l’amore che supera i luoghi, il tempo, lo spazio e ricongiunge le anime.

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Barbara Frale è una garanzia per i lettori, non solo per quelli appassionati di romanzi storici. Abile narratrice, la sua scrittura si destreggia tra eventi storici, ambientazioni fedelmente riportate e suggestivi dialoghi amorosi. La sua scrittura ti assorbe totalmente, è una sabbia mobile da cui ti lasci risucchiare dolcemente per abbandonarti senza opporre resistenza, e come per il tunnel del Bianconiglio, ti lasci cadere facendoti condurre in un altro secolo, in panni diversi, certa che ti troverai in un paese pieno di meraviglie, come possono essere solo i sentieri della storia. Apprezzata da Umberto Eco e da Corrado Augias è davvero unica nel farci rivivere ambientazioni, storie e vite.
Il suo stile è accattivante, il thriller avvincente: chi attenta alla vita del giovane Lorenzo? Le parole evocano fasti e feste di una lingua viva, ridente, cordiale, ma ricca di sfumature. I suoi personaggi hanno struttura, sono realistici, tengono la storia, ognuno agisce su un palcoscenico fatto di parole e di tessuti, di ricchi palazzi e di figure retoriche, senza dimenticare un pizzico di magia che non guasta mai.
Lorenzo è in gamba, con grandi doti diplomatiche, goliardico e godereccio. Clarice, forte, determinata tenace, crede nel suo amore e lo porta avanti senza arrendersi.

Lorenzo non poteva smettere di pensare a lei, e le sue astruse fantasie per le quali Clarice credeva di essergli destinata, che sulle prime gli erano parse risibili fandonie, avevano lavorato dentro di lui con insospettabile efficacia.

La storia crudele delle due sorelle legate dal sangue, ma divise per malcelata cattiveria, il destino che torna e ritorna, e che, come scriveva Enzo Striano nel suo, “Il resto di niente”, non puoi proprio farlo fesso.
Una produzione ricca quella di questa narratrice instancabile, sognatrice concreta, donna evocatrice e coraggiosa, i suoi libri sono come gioielli che una donna non si stancherebbe mai di indossare e di cui attendi già il prossimo tocco.

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