Il libro più bello sul calcio “The Mixer” di Michael Cox

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Michael Cox, giornalista e commentatore sportivo inglese, ci racconta la storia della Premier League trasformando l’evoluzione tattica del calcio inglese in un racconto emozionante fatto di uomini rivoluzionari e imprese epiche, un racconto che va dal Route One (palla lunga e pedalare) al falso nove e oltre. Un libro coinvolgente che riesce a trasmettere in maniera competente e originale il bello del calcio. Imperdibile per tutti gli appassionati.

Titolo: “The Mixer – The Story of Premier Leaugue Tactics, from Route One to False Nines”the mixer

Autore: Michael Fox
Lingua: Inglese
Prima pubblicazione inglese: settembre 2017
Editore inglese: Harper Collins
(non edito in Italia)
469 pagine

“The Mixer – The Story of Premier Leaugue Tactics, from Route One to False Nines” racconta in maniera coinvolgente l’evoluzione tattica del campionato di calcio inglese dalle origini in cui l’unica tattica era lanciare la palla lunga per arrivare il prima possibile all’area avversaria, ai giorni nostri (l’ultimo campionato analizzato è il 2016/17 con la vittoria del Chelsea allenato da Antonio Conte).

Quando, dopo la scissione della lega che riuniva le squadre del massimo campionato, il giorno di ferragosto del 1992 prende il via la prima Premier League, il calcio inglese è molto arretrato dal punto di vista tattico. Anni di isolazionismo, prima culturale (“noi abbiamo inventato il calcio e non dobbiamo imparare niente da nessuno”) e poi imposto (dal 1985 al 1990 nel squadre inglesi sono escluse dalle competizioni europee a seguito della tragedia dell’Heysel) fanno sì che si giochi un calcio molto elementare dove la tattica prevalente è la cosiddetta “Route One” cioé la via più breve per arrivare all’area avversaria, in pratica: palla lunga e pedalare. La Route One è applicata sul più classico dei 4-4-2 con due ali molto larghe che devono crossare per i due attaccanti che solitamente sono molto dotati fisicamente e poco importa se tecnicamente lasciano a desiderare. In mezzo al campo ci si mena per riconquistare la palla, in area ci si prende a gomitate. I campi sono fangosi e gli arbitri tollerano (noi definiamo ancora oggi “arbitraggio all’inglese” un arbitro che fischia poco)

Sir Alex Ferguson, il più vincente di tutti

Sir Alex Ferguson, il più vincente di tutti

La nascita della Premier League si accompagna con alcuni mutamenti:una migliore cura dei terreni di gioco che favorisce i giocatori più tecnici, poi una minore tolleranza degli arbitri nei confronti del gioco duro (giusto un po’, quanto basta) e, soprattutto l’introduzione a livello mondiale della regola che impedisce il passaggio indietro al portiere. Quest’ultima novità è di gran lunga la più rilevante perché, non solo in Inghilterra, costringe portieri e difensori ad imparare a giocare il pallone, rendendo inoltre più complicato il gioco sparagnino e le perdite di tempo.

Questi mutamenti da soli non sarebbero bastati a risollevare un campionato che da troppi anni si era ripiegato sul suo passato, un campionato in cui i giocatori stranieri erano solo 11 (undici) e tutti gli allenatori erano britannici. Ci voleva una rivoluzione culturale, e quindi tattica, che si avviò grazie a tecnici e giocatori coraggiosi e rivoluzionari che hanno fatto sì che in pochi anni la Premier League sia diventato il campionato più seguito del mondo, quello più eterogeneo dal punto di vista tattico, quello più equilibrato oltre che quello di gran lunga più ricco (se nel 1992 la Premier League aveva incassato 51 milioni di Sterline per i diritti TV, nel  2016 ne incassava 2,75 miliardi, moltiplicando per 54 solo quella voce di introiti).

Il primo e più importante è stato senza dubbio Sir Alex Ferguson. Molto scettico nei confronti della creazione della nuova Lega, portò subito il suo Manchester United alla conquista del titolo che mancava da un quarto di secolo. Alla guida guida dei Red Devils per 27 anni trasformò lo United in un perfetto meccanismo sempre in mutazione guidandolo alla vittoria per ben 13 (tredici) volte nei primi 21 anni di Premier League, per poi ritirarsi. Capace di evolversi, di anticipare i tempi e di scoprire buoni giocatori per poi consacrarli come campioni, Ferguson è stato il più grande, i risultati lo confermano e il libro lascia trasparire una grande ammirazione per questo personaggio che sarà un piacere scoprire nel corso dei capitoli.

Eric Cantona è stato un genio del calcio e l'unica persona al mondo che può portare la polo col colletto alzato senza sembrare un coglione

Eric Cantona è stato un genio del calcio e l’unica persona al mondo che può portare la polo col colletto alzato senza sembrare un coglione

Il primo vero rivoluzionario fu Eric Cantona. Forte fisicamente ma rapido e tecnico, costituì un nuovo tipo di attaccante, una sorta di seconda punta che si posizionava tra le linee, prediligendo l’assist al gol. Un tipo di giocatore che in Inghilterra non esisteva, un ruolo considerato “straniero” e che Ferguson sfruttò al meglio disegnando una squadra in cui le ali non restavano più solo larghe per cercare il cross, ma tagliavano e segnavano. Presto quasi tutte le squadre della Premier League si dotarono del loro proprio numero 10, con alterne fortune. Questo ebbe due conseguenze: la prima è che non esistendo o quasi numeri 10 inglesi, ci fu un primo massiccio arrivo di stranieri; la seconda fu un netto miglioramento del tasso tecnico, anche se tatticamente non ci fu subito una gran evoluzione.

Le innovazioni tattiche furono poi rapide, con una rincorsa che non prevedeva soste, perché appena trovata una soluzione vincente, gli avversari trovavano le contromisure e costringevano a una rapida evoluzione del gioco.

L'Arsenal invincibile di Wenger era davvero uno squadrone

Gli attaccanti dell’Arsenal invincibile di Wenger erano immarcabili (finché non trovavi le contromisure)

Cox ci presenta in ordine cronologico queste evoluzioni concentrandosi non solo sui vincenti come Ferguson, ma su quelli che hanno contribuito al successo della Premier League. Come Arsène Wenger che portò al successo l’Arsenal grazie a un gioco più moderno e veloce trasformando una squadra tradizionale e speculativa in un modello di calcio moderno con ali che puntavano al gol come Overmars, attaccanti che non lasciavano punti di riferimento agli avversari come Bergkamp e Henry e centrocampisti a tutto campo come Vieira. Wenger portò anche una rivoluzione nel campo dell’alimentazione e della preparazione atletica però non resta uno dei preferiti dell’autore, perché il suo gioco non prevedeva “piani B” e in Europa allenatori tatticamente più evoluti relegarono i Gunners a un ruolo marginale e quando dopo due anni di successi le avversarie trovavano il modo di arginare Henry e compagni, l’Arsenal non vinse quasi più.

In pochi anni arrivarono allenatori da tutto il mondo e questo mix di culture calcistiche giovò al campionato inglese. Così si parla di “Iberian Influence” con capitoli dedicati a Rafael Benitez e José Mourinho, due allenatori con una cultura ‘latina’, un calcio tecnico ma oppositivo che partiva dallo studio e dall’annullamento degli avversari. O di “Italian Job”, perché nella storia tattica della Premier League c’è tanta Italia, prima con l’arrivo di tanti campioni dalla serie A, poi con l’esperienza di allenatori vincenti come Ranieri, Ancelotti, Mancini, Di Matteo (vincitore di una Champions League col Chelsea) e infine Antonio Conte. Emozionante è poi il capitolo sul Leicester con la cavalcata della più grande sorpresa della storia, un titolo vinto da una squadra che all’inizio del campionato era quotata 5.000 contro 1.

Il fulcro del Chelsea vincente di Mourinho era Makelele per il quale fu coniato il termine "Makelele role"

Il fulcro del Chelsea vincente di Mourinho era Makelele per il quale fu coniato il termine “Makelele role”

Proprio il capitolo sul Leicester campione nel 2016 è emblematico dell’impostazione del libro che anche in questo caso si concentra soprattutto sugli aspetti tattici. All’inizio la squadra di Ranieri gioca un 4-4-2 abbastanza tradizionale e difensivo puntando sul contropiede, per imparare a dominare il gioco in qualche modo costretti dagli eventi (nelle prime partite si trovano per 4 volte sotto per poi ribaltare il risultato).  Con lo spostamento al centro del campo di N’Golo Kanté, un giocatore in grado di recuperare palloni e alzare il pressing sulla trequarti avversaria, Ranieri libera Drinkwater da incarichi di copertura e sposta l’estro di Mahrez sulla trequarti alle spalle di Jamie Vardy. Con due terzini più dedicati alla protezione dei due centrali il 4-4-1-1 di Ranieri aveva raggiunto un equilibrio tale che permetteva alla squadra di prendere il controllo del match e riversarsi velocemente nella metà campo avversaria.

Non stiamo qui a fare un elenco di tutte le squadre, gli schemi e i match che hanno fatto epoca raccontati dall’autore, ma vi invitiamo a leggere il libro in cui Michael Cox ci guida con mano sicura nelle evoluzioni tattiche. Si passa dall’incremento della velocità del gioco con giocatori come Owen o Anelka, a squadre che propongono un’unica punta e un gran movimento come il 4-5-1 del Manchester United di inizio millennio, a squadre che dominavano come l’Arsenal di Wenger costretto poi ad abdicare per il sopravvento di allenatori che avevano imparato a studiare e annullare l’avversario.  Studio dell’avversario ed evoluzioni che portano in auge di volta in volta centrocampi a tre, attacchi con le ali “invertite”, difese a 3 o a 5 (impossibili solo da immaginare in Inghilterra prima della Premier League), squadre che fanno del pressing o del possesso palla il loro punto di forza.

Big Sam Allardyce nun te le manna addi'

Big Sam Allardyce nun te le manna addi’

Non mancano poi i personaggi più romantici e meno conosciuti dalle nostre parti come Tony Pulis o Big Sam Allardyce, una sorta di Carletto Mazzone inglese, che con un ritorno a un gioco più tradizionale fece per qualche anno le fortune del suo Bolton. Anche questo personaggio “all’antica” portò qualche innovazione nelle tipologie di allenamento e nell’uso delle statistiche grazie alle sue esperienze nel football americano.

Ci sono allenatori più stimati da Cox come Ferguson, Ranieri o Guardiola e altri meno amati come Wenger che non ha saputo fare evolvere il gioco del suo Arsenal o Kevin Keegan che con un gioco basato sull’“intrattenimento” ha buttato via un campionato già vinto dal suo Newcastle o ancora Rafa Benitez capace di fare rendere solo a tratti il suo Liverpool le cui rare vittorie sono state in qualche modo casuali come quelle nella finale di Champions League del 2005 sul Milan.

Il Manchester United campione d'Europa 2017/08. Il racconto della finale con Chelsea è meraviglioso

Il Manchester United campione d’Europa 2017/08. Il racconto della finale con Chelsea è meraviglioso

Con racconti davvero emozionanti come quello della finale di Champions League tutta inglese tra Manchester United e Chelsea nel 2008 o come le vittorie del Manchester City di Mancini (2011/12) o la sconfitta del Liverpool di Rodgers (2013/14), “The Mixer” è un libro che  si legge velocemente come un giallo in cui il colpevole che trova le contromisure tattiche è sempre nel capitolo successivo, mentre in quello ancora seguente diventa vittima. Un testo di riferimento per chiunque ami il football sotto ogni latitudine.

L’unica parziale difficoltà è la lingua, perché “The Mixer” non è (ancora) stato tradotto in italiano perciò la lettura richiede una conoscenza base dell’inglese. Ma se nei primi capitoli si fatica un po’ a entrare nel linguaggio specialistico, bastano poche pagine per capire tutto. Perché il vocabolario, come il calcio inglese è semplice. Infatti, come spiega Cox, la tattica in Inghilterra era talmente semplice che mancavano le parole. Se in Italia erano comuni termini come “regista”, “mediano”, “mezzala”, “trequartista”, “rifinitore” etc. in Inghilterra si riduceva tutto a “midfielder”, al massimo declinato in “attacking mildfielder” o “tackling mildfielder”, tanto che il primo giocatore che sulla figurina meritò un ruolo diverso dai tradizionali left/right/centre back = difensore sinistro/destro/centrale o mildfielder = centrocampista, fu Ruud Gullit, etichettato come “libero” (all’inizio della sua avventura al Chelsea fu schierato al centro della difesa in un ruolo da libero alla Matthias Sammer), un termine italiano perché agli inglesi mancava la parola.

Che festa per Ranieri: nelle ultime giornate facevano tutti il tifo per il suo Leicester, compresi i tifosi avversari

Che festa per Ranieri: nelle ultime giornate facevano tutti il tifo per il suo Leicester, compresi i tifosi avversari

Se dopo un quarto di secolo in Premier League del calcio tradizionale inglese è rimasto poco, se le evoluzioni tattiche sono venute quasi sempre dall’estero, se la maggior parte dei giocatori sono stranieri e se a un certo punto le prime nove squadre del campionato sono allenate da 9 allenatori provenienti da altrettanti paesi, Cox si chiede cosa sia rimasto di britannico nella Premier League. La risposta è la Premier League stessa con la passione dei suoi tifosi, gli stadi moderni sempre gremiti e questo “Mixer” di tattiche e di esperienze che ne fanno uno dei marchi inglesi più conosciuti, venduti e invidiati del mondo.

Il libro si conclude con la vittoria del Chelsea di Antonio Conte nel 2017, ancora un allenatore italiano che ha arricchito il bagaglio tattico e organizzativo della Premier League. Ora però siamo noi italiani appassionati di calcio che possiamo apprendere molte cose dalla lettura di “The Mixer”.

Post Scrittum: un libro analogo per la serie A?

Un pensiero che accompagna la lettura di questo libro è il desiderio di leggere qualcosa di analogo sulla nostra serie A. Una storia che partendo dal tradizionale calcio all’italiana raccontasse le evoluzioni tattiche del nostro campionato dal Milan di Sacchi alla Juve di Allegri. Questo pensiero si accompagna con l’ammirazione per l’autore e l’inevitabile confronto con il giornalismo calcistico italiano: Michael Cox scrive con competenza ed entusiasmo senza alcuna faziosità,  lontanissimo dall’essere servile nei confronti di chi ha o ha avuto potere nel calcio inglese. Pensando al mediocre livello del giornalismo calcistico e dei conseguenti dibattiti che accompagnano il nostro campionato è inevitabile chiedersi: sarebbe possibile un libro di questo spessore sul nostro calcio? E, soprattutto, chi potrebbe scriverlo?

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Anselmo

    Articolo strepitoso, io VOGLIO leggere questo libro domani. Sul calcio italiano, chi lo può scrivere? Tu+Adriano Bacconi (che in Tv faceva la macchietta nerd, ma in realtà è un grande tattico). E ricordatevelo sempre: il 4-2-3-1, chiamato erroneamente “schema Francia” fu inventato da Eriksson nel campionato Italiano (alla Lazio, 1999-2000). Daje Gigi!

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