Egon Schiele e Jean-Michel Basquiat, vicini per una mostra

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Cosa ci fanno insieme in questo articolo due grandi artisti come Egon Schiele e Jean-Michel Basquiat?
La risposta non è molto semplice, a primo acchito, a meno che non abbiate già sentito parlare della mostra, iniziata il 3 Ottobre, presso la Fondation Louis Vuitton di Parigi, che finirà il 14 gennaio 2019, in tal caso la risposta diventerebbe quasi scontata…
Apparentemente i due grandi artisti non avrebbero proprio nulla in comune, se non la morte prematura.
Sono nati e cresciuti in luoghi distanti migliaia e migliaia di chilometri, appartengono ad epoche differenti, e neanche il loro modo di fare arte è simile.
Eppure, i due qualcosa che li accomuna lo hanno.
Secondo il curatore della mostra, Dieter Buchart, entrambi hanno rinnovato il concetto di arte operando una forma di resistenza contro le pressioni esterne delle rispettive società.
Egon Schiele, nato e cresciuto in Austria, morto a soli ventotto anni, ha lasciato una vasta quantità di opere, circa trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra disegni e acquerelli.
Riuscì ad attirare su di sé l’attenzione di artisti del tempo, diventando addirittura il pupillo di Gustav Klimt.
I suoi corpi informi, contorti, il tratto non definito, i colori ‘macchiati’, accennati, più che realmente dipinti, conferiscono una sensazione di etereo nei suoi dipinti.

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Una vita tormentata e passionaria, persa dietro bellissime modelle adolescenti e incendiarie di ancestrali istinti, una condotta, per l’epoca, immorale, gli costeranno anche un periodo di galera, oltre alla cattiva reputazione.
Raggiungerà la serenità interiore dopo il matrimonio con la sua ultima musa, figlia di un fabbro, Edith Harms.
Alla morte di Klimt, sarà ritenuto il più importante pittore austriaco, ma non riuscirà a scampare al suo destino: la nefasta morte, a soli ventotto anni, nel pieno del suo successo. L’influenza spagnola, che fece venti milioni di morti in Europa, colpì Edith, incinta al sesto mese, la poveretta morì il 28 Ottobre, Egon, contagiato, morirà tre giorni dopo la moglie, il 31 Ottobre 1918.
Una perdita enorme per l’arte.
Altra storia, altro percorso, altro racconto di vita è quello legato alla figura di Jean-Michel Basquiat, il disegnatore di murales, il primo vero esponente della street art, inizialmente snobbato da Warhol, diventato poi uno dei suoi più grandi discepoli e amici, al punto di morire quasi di crepacuore quando il suo mentore spirò a causa delle complicazioni di un’operazione.
La prima mostra personale del graffitista newyorchese si tiene proprio in Italia, nel maggio del 1981, per la precisione a Modena, presso la galleria di Emilio Mazzoni (quel generoso gallerista che tanti talenti ci ha permesso di scoprire, ndr).
Basquiat entrerà a far parte della Factory di Warhol solo nel 1983. Dal 1978 il giovane vive un po’ ovunque, dipinge per strada e si firma SAMO (Same Old Shit, insieme ad Al Diaz, ndr).

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Dopo la sua prima esposizione personale a Modena, scoppia il successo per il giovane, e lui, troppo fragile per questa forza d’urto dirompente della fama, inizia a non saperla gestire.
Se il tormento di Schiele è portato a una sessualità esplicita, irriverente, aperta quasi al limite della decenza morale, il problema di Jean-Michel è la ribellione che diventa puro masochismo rivolto verso se stesso, incapace di resistere al richiamo della droga, di porsi dei limiti, lui vive tutto con eccesso, senza fermarsi mai. Inizia ad indossare solo abiti firmati, che una volta sporchi butta via, gira in auto di lusso, sperpera tutto quello che ha. Godendosela sicuramente, ma senza prendersi cura di sé. Come non ricordarlo sulla copertina del “New York Times Magazine”, quando viene immortalato, bellissimo, in uno splendido completo Armani, senza scarpe, con una delle sue opere alle spalle e i suoi ricci ribelli?

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È un inquieto, un ribelle alle regole e alle convenzioni da cui rifugge senza sosta, in continuo fermento, riversa nell’arte tutto il suo malessere, ci lascia opere piene di mostri e di personaggi oscuri, ma bellissime.
Un anno dopo la morte di Warhol, lui non ce la fa, la sua guida, il suo mentore, il suo freno non c’è più, muore per un’overdose di eroina il 12 Agosto 1988, a soli ventisette anni.

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Vite tormentate, destini e morti differenti, eppure entrambi questi artisti hanno lasciato un segno indelebile nell’arte e nella cultura che ne è seguita.
Qualcuno potrebbe definirle ‘meteore’, forse la definizione più appropriata sarebbe quella di ‘scie luminose di stelle cadenti’, radianti, brillanti, ma brevi, eclissate troppo presto.
I due artisti, durante la mostra, non vengono paragonati, messi a confronto, ognuno ha la sua ala espositiva, ognuno ha il suo percorso, il suo spazio dedicato, sono insieme, ma ognuno mantenendo la propria identità, com’era giusto che fosse.
La maggior parte delle opere esposte vengono da collezioni private, quasi mai viste prima, una vera perla per chi ha la possibilità di andare a visionarle da vicino.

Se vi trovate di lì mandateci le vostre foto!

 

(photo fonte web)

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Imma I.

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