AAA Cercasi compagnia – Quando la solitudine fa più male delle sigarette

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L’attaccamento intimo ad altri esseri umani è il perno dell’esistenza di una persona – J. Bowlby

AAA Cercasi compagnia

“Ciao, sono una ragazza single di 28 anni, sono una persona amorevole, onesta e istruita. Sto cercando un amico che mi tenga compagnia…”

“Cerco relazione seria. Sono un ragazzo single serio simpatico carino romantico tranquillo fedele e molto dolce…”

“Sono una persona comprensiva e affidabile. Mi piacerebbe incontrare un uomo attento ai miei bisogni che mi sa amare per quella che sono…”

“Ho 43 anni, sono single da un po’ di tempo ormai e mi manca avere una donna al mio fianco…”

Il web è pieno di annunci del genere, pieno di esseri umani attaccati ad uno schermo, alla ricerca di un contatto con altri esseri umani.

È anche per questo che usiamo i social dopotutto. Trovare una connessione, sapere cosa fanno gli altri, comunicare loro quello che facciamo, quello che pensiamo, per condividere, per sentirci più inclusi.

Il paradosso del nostro tempo sta nel fatto che, nonostante sia più facile connettersi è meno facile capirsi. Nonostante le miriadi di modi in cui si può dare voce a pensieri od opinioni, chattare, messaggiare, inviare foto, chiamare, videochiamare, c’è meno intimità tra le persone.

Un questionario somministrato a più di 20.000 persone ha rilevato che sono proprio i giovani tra i 18 e 22 anni, la cosiddetta generazione Z, a riportare maggiori livelli di solitudine.

Inoltre, nell’ambito di uno studio effettuato negli Stati Uniti è stato riscontrato che un quarto dei partecipanti si è sentito estremamente solo almeno una volta nelle due settimane precedenti.

Cosa vuol dire questo? Ma, soprattutto, cosa comporta?

Essere soli, innanzitutto, non vuol dire necessariamente essere isolati dal mondo. È possibile sentirsi soli anche in mezzo alle persone, in famiglia, ad un concerto, a scuola.

È possibile sentirsi soli anche se si ha un compagno o una compagna.

L’origine della solitudine che affligge l’animo umano va ritrovata non necessariamente nella mancanza di compagnia, ma nella mancanza di forti legami, nella mancanza di fiducia, di accettazione, di intimità.

Dal Progetto Fotografico “Removed” di Eric Pickersgill

L’avversione alla solitudine ha anche una ragione evolutiva.

Storicamente i rapporti sociali hanno sempre permesso all’uomo di sopravvivere, di crescere più al sicuro dai pericoli, di ottenere supporto psicologico e materiale dal gruppo di appartenenza.

Per questo motivo, a livello fisiologico, la solitudine può comportare alti livelli di stress.

Essere soli, per la parte più primordiale del nostro cervello, vuol dire essere in pericolo, essere più vulnerabili, avere più probabilità di morire. 

Coincidentalmente, coloro che non hanno amicizie intime a cui rivolgersi per ottenere affetto, comprensione o empatia muoiono prima, hanno più probabilità di sviluppare infezioni respiratorie croniche o di contrarre malattie, hanno meno probabilità di sopravvivere a invertenti chirurgici o a problemi fisici come l’infarto.

È stato addirittura riscontrato che il danno provocato dallo stress della solitudine per la salute umana è equiparabile al danno provocato dal fumare 15 sigarette al giorno.

La paura di essere isolati dai propri simili ha delle conseguenze rilevanti, non soltanto per il fisico ma anche per la mente.

Da soli si è più suscettibili alla tristezza, alla depressione, alle dipendenze dalle droghe o dall’alcol.

Imparare a costruire relazioni intime e legami forti e duraturi diventa allora una qualità essenziale nel nuovo millennio, una qualità che potrebbe allungare la vita.

Conta ben poco avere mille amici su Facebook, come serve a ben poco essere in una relazione se al suo interno non esistono quei fattori che rendono vero un legame.

Serve invece saper riconoscere quali sono questi fattori, saperli coltivare e allenare.

E questi fattori sono:

  • la capacità di ascolto,
  • la capacità di accettare l’altro senza giudicare,
  • la capacità di provare empatia,
  • la capacità di comprendere o quantomeno rispettare punti di vista diversi.

Molte persone, pur avendo partner e amici, si sentono sole perché non si sentono comprese, accettate o ascoltate.

A nessuno piace parlare con chi non ascolta o è esclusivamente incentrato su di sé, perché fa sentire sminuiti, ignorati.

L’egoismo e la mancanza di attenzione verso l’altro ostacolano la connessione e compromettono i rapporti, che siano questi familiari, di amicizia, amore o affari.

Si racconta, per esempio, che Andrew Carnegie, il magnate dell’acciaio che divenne uno degli uomini più ricchi al mondo nella seconda metà dell’ottocento, fosse alla costante ricerca di amicizie e di apprezzamento.

Andrew Carnegie

Il problema per lui era che, nonostante i suoi sforzi, alla gente non piaceva molto.

Mark Twain, considerato uno sei suoi più “cari amici” disse di lui che “lui stesso è il suo argomento più caro, l’unico argomento in cui lui è stupendamente interessato”.

Pare infatti che Carnegie non facesse altro che vantarsi dei complimenti ricevuti da persone famose e che parlasse per ore ed ore delle attenzioni che gli venivano mostrate.

La sua storia è indicativa di come i potenti e i ricchi sono spesso affamati quanto i poveri, anche loro desiderosi di attenzione, riconoscimento, ammirazione.

La mancanza di questi fattori in un rapporto di qualsiasi natura affligge ogni essere umano a prescindere dalla sua posizione economica.

In sostanza, il bisogno degli altri è il principale fattore di democratizzazione per gli uomini.

Ci rende tutti uguali, azzera le differenze, ci ricorda che il denaro serve a poco se non si hanno amici, se non si ha il rispetto e la comprensione degli altri.

Lo stesso Warren Buffet, attualmente il terzo uomo più ricco del mondo, afferma:

“Se arrivi alla mia età e nessuno pensa bene di te, non importa quanto sia grande il tuo conto in banca, la tua vita è un disastro”

Quindi prima ancora di pensare al successo materiale, pensa alle persone. Prima di pretendere di essere ascoltato, ascolta, prima di pretendere di essere compreso, comprendi, prima di pretendere amore o compagnia, dedicati a qualcuno (o qualcosa), prima di pretendere rispetto o ammirazione, impara a rispettare, a vedere le cose dal punto di vista dell’altro.

Perché impegnarsi nei rapporti non è una perdita di tempo, è un vero e proprio investimento con ritorni sostanziali in salute e in felicità.

 

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