Un regalo inaspettato

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Quando ricevo in dono un libro è sempre una cosa bellissima per me, se quel libro è una copia diventata quasi unica ne sono ancora più felice.
È per questo motivo che non avevo ancora parlato di “Voci nell’ombra”, un testo che ho cercato per molto tempo e che poi mi è arrivato in maniera del tutto inattesa e inaspettata.
Edito da Tunué, scritto dal compianto Lorenzo Bartoli, disegnato dal quel ‘mostro’ di bravura che è Giorgio Pontrelli, è la raccolta di storie uscite periodicamente su diverse riviste (Lanciostory e Skorpio, ndr).

Pontrelli4 (photo fonte web, Giorgio Pontrelli)
I vari capitoli indagano quasi tutti le relazioni e i rapporti personali, in maniera scanzonata e irriverente, ma con una poetica contemporanea e amabile. Si intervallano citazioni, rimandi ad altre opere, intervengono personaggi che conosciamo bene, e altri che ci sembra di riconoscere, salvo poi scoprire che avevamo proprio ragione a riguardo.
I dialoghi sono veloci, ben scritti, con quello stile che solo Lorenzo Bartoli sapeva portare in sceneggiatura, in battuta: sintetico ma aulico, emozionante e divertente, buffo ma accorto.

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I disegni sono accurati, sfumati, tratteggiati in alcuni casi, profondi, pieni, sentiti in altri. Sono passati quattro anni dall’uscita di questo volume eppure la copertina con quella punta di rosso porpora, la quarta di copertina “più bella che c’è” (come direbbe qualcuno, ndr), lo rendono attuale, presente e vivo nella memoria. Mi sono confrontata con diversi amici e molti di loro ricordano le storie presenti nel testo come se lo avessero letto il giorno prima, e allora cosa deve fare un libro per essere eterno? Deve farsi ricordare.

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E “Voci nell’ombra”, lo fa in maniera sublime, merito di questi due maestri dell’ottava arte.

 

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Doppia fortuna per me che, contemporaneamente, ho ricevuto in dono anche l’opera “Wrong”, del collettivo fumettistico “Skeleton Monster”, stampata nel Maggio 2016.
Il libro è una raccolta di otto storie di otto autori diversi: Stefano Simeone, Giorgio Pontrelli, Lorenzo Magalotti, Emilio Lecce, Gud, Antonio Fuso, Werther Dell’Edera e Fabrizio De Tommaso.

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Anche in questo caso c’è la non scelta del colore, o meglio ancora, la scelta del non colore, l’opzione incisiva e risolutiva, nel mondo del fumetto, del definito e del definitivo bianco e nero. Che in questo ambito, così veloce, così sfuggente e graffiante, è quello che meglio riesce ad indicare i confini, i limiti. Le vignette non hanno mai vie di mezzo e le sfumature, nei toni del grigio, servono solo per dare più risalto ai tratti decisi dei bordi, come succede per gli splendidi disegni di Fabrizio De Tommaso, una vera e propria esaltazione del bello.
Racconti di vita comune, quotidiana, storie di uno studio, la veduta da un terrazzo di casa, il pensiero del primo vagito e della nascita, forse dell’umanità intera, che si rivive attraverso gli impareggiabili disegni di Dell’Edera, eloquente, esaustivo, anche senza parole. Il racconto dell’amore e di cose che si ritrovano al loro posto a distanza di anni.
Le storie della vita, che passano veloci, spassose o paranoidi, proprio come la stessa esistenza è.
La bellezza e l’eleganza della scelta stilistica per la copertina, quel 3,14 che non finisce mai, che continua all’infinito e che diventa immanente con il resto che scorre in maniera permanente, come l’eraclitiana memoria.
Non c’è un tempo per parlare di libri, ma nessun periodo sarebbe stato più indicato come questo per incontrare questi testi, che ho adorato.
“Raccontare è combattere, è resistere”, e magari anche cercare di incontrare realmente qualcuno che abbia voglia di fare un pezzettino di strada insieme a noi, come dice il retro di “Voci nell’ombra”, anche se solo per poco, anche se solo attraverso le parole di un balloon.

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