Sul ponte Morandi, fra gli ultimi

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Poco più di quattro giorni prima, mia moglie ed io avevamo percorso quel viadotto, diretti ad Antibes-Costa Azzurra, dove eravamo quando fummo raggiunti dalla tragica notizia del crollo che, all’istante, ci paralizzò.
La sensazione fu devastante, avevamo ancora stampate negli occhi quelle altezze, impressionanti per noi, soliti muoverci in zone attraversate da ponti molto più piccoli, o forse più familiari. In ogni caso, ponti che non abbiamo mai sentito pericolosi come il Morandi e tutti gli altri della costa ligure, di cui le parlavo in auto attingendo ai miei ricordi, risalenti a quando da ragazzo, insieme agli amici e col fiato sospeso, avevamo “sorvolato” la Liguria diretti in Francia e in Spagna. E proprio verso quest’ultima erano diretti anche quattro nostri conterranei, quattro ragazzi nei quali mi rividi – Giovanni Battiloro, Matteo BertonatiGerardo Esposito e Antonio Stanzione – che alle 11:50 di quel tragico 14 agosto si schiantarono al suolo a bordo della loro auto, perdendo la vita, quella vita che di lì a poco si sarebbe colorata di oro.

ponte-morandi-800x445Lessi i nomi di tutte le quarantatré vittime, le loro storie, soltanto la sera del giorno dopo, tra lacrime copiose. Fu in quegli istanti che cominciò a montare la mia rabbia, frammista all’impotenza e alla vergogna. Mi sentivo anch’io responsabile di quel crollo, pensai che avrei potuto occuparmene, che ne avrei potuto scrivere per denunciarne la mancata corretta manutenzione, ma al contempo la realtà cruda prendeva il sopravvento: il caso/destino interviene nelle vite di tutti, nonostante l’attenzione, l’impegno e il rigore profusi per contrastarne le linee misteriose; tuttavia, in Italia esiste un destino più crudele, impregnato di ipocrisia, “scaricabarile” e facce di bronzo, quelle che da un istante dopo il crollo, anziché rispettare le vittime in sommesso silenzio, hanno cominciato ad incolparsi a vicenda, dimostrando la loro profonda insensibilità. A questi signori sempre in passerella è bene ribadire un concetto chiaro: “Almeno nei casi in cui persone innocenti perdono la vita, abbiate la decenza di tacere”.

Nell’attesa dei risultati finali delle indagini ufficiali sui vari dirigenti e sui politici direttamente responsabili, l’attuale classe politica farebbe bene a dimettersi, avendo dimostrato l’inadeguatezza a ricoprire i ruoli di governo, tra i compiti del quale vi è la costante priorità della vita, da tutelare mettendo in campo sforzi sovrumani in grado di infondere serenità nei cittadini, piuttosto che tenerli perennemente in bilico tra il vuoto e il caso.

 

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