Riferimenti culturali dell’estrema destra: “Guerriglia – Il giorno in cui tutto si incendiò” di Laurent Obertone

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Alla sua uscita in Francia il romanzo politico apocalittico di Obertone ha avuto un enorme successo, soprattutto negli ambienti della destra più o meno estrema e razzista. Il futuro prospettato dal libro è  fatto di guerra civile, distruzione e ritorno ad una società primitiva. Un libro basato su una teoria grezza e poco realistica, ma che propone domande molto attuali. Lo abbiamo letto per voi.

Titolo: “Guerriglia – Il giorno in cui tutto si incendiò” (Guérilla – Le jour où tout s’embrasa)guerriglia laurent obertone

Autore: Laurent Obertone (Francia, 1984)
Lingua origianale: Francese
Prima pubblicazione: settembre 2016
Prima edizione italiana: 2017
Editore Italiano: Signs Books
403 pagine

A quelli che in maniera goffamente retorica dicono che il fascismo si combatte con i libri consigliamo la lettura di questo romanzo politico apocalittico, proprio perché in Francia e poi nel resto del continente è diventato un riferimento culturale della destra estrema, quella che sostiene che siamo invasi, che stiamo accettando passivamente la distruzione della nostra società e dei nostri valori.

Il romanzo racconta gli avvenimenti che in tre soli giorni portano alla fine della Francia, alla distruzione totale delle istituzioni e di tutta la civiltà. Si parte dall’evento scatenante. La chiamata per un’emergenza nel palazzo di una banlieu parigina si rivela una trappola. I poliziotti vengono aggrediti da un gruppo di teppisti itineranti (il termine immigrato è vietato perché considerato un troppo spregiativo), un agente resta ucciso e un altro per reazione si mette a sparare all’impazzata uccidendo sei persone.

Da quel momento prima nel quartiere, poi a Parigi e quindi in tutta la Francia, orde di itineranti scatenano l’inferno con assalti contro qualsiasi bersaglio. Distruzioni, attacchi terroristici e sabotaggi in poche ore privano tutto il paese di energia elettrica, mezzi di comunicazione e acqua potabile. La popolazione è resa cieca e pavida da un’educazione buonista che ha alimentato in lei sensi di colpa che giustificano qualsiasi comportamento criminale e incivile di immigrati e minoranze varie. Le istituzioni, dal presidente alla ministra del vivere-con, all’ultimo dei politici si dimostrano totalmente inadeguate. Incapaci di capire cosa sta succedendo e si ancorano meschinamente alle sicurezze consolidate dal loro potere e l’unica preoccupazione che hanno è la comunicazione, non l’azione.

I morti si contano a migliaia. Non c’è più nessun controllo, nessuna via di scampo. La catastrofe è rapida e inevitabile. Il libro racconta gli ultimi tre giorni della Francia.

Il romanzo è diviso in capitoli introdotti da una citazione, da Ovidio a Pasolini, da Honoré de Balzac a J.R.R. Tolkien e scanditi come il diario di un osservatore che guarda dal presente, consapevole che è il presente l’origine della catastrofe raccontata dal libro. Non c’è un protagonista, ma vari personaggi che si incrociano e che simboleggiano le diverse tipologie che Obertone sceglie come rappresentative del nostro presente: la blogger di sinistra, l’editorialista per il quale il vero pericolo è l’estrema destra, il colonnello che incarna i giusti valori di una volta, l’antifa, l’effemminato, il conformista con il parca rosso, l’identitario, etc. etc. Sullo sfondo, ma protagonista, la massa indistinta di immigrati di prima, seconda o terza generazione. Una immensa comunità che in maniera uniforme e acritica si trasforma in una massa terrorista mossa unicamente dalla volontà di distruggere.

banlieu in rivoltaAnche la toponomastica è indicativa con vie e piazze dedicate a eroi africani o ad Angela Merkel. Perché ovviamente ONU e Unione Europea sono tra i principali responsabili di aver permesso la fine della nostra civiltà attraverso le loro politiche di accoglienza e la cultura dell’integrazione. “Siamo tutt-(i)-(e) itineranti assassinat-(i)-(e)”, “Rimpiazzateci tutti”, “Siamo tutti francesi rimpiazzati” grida la folla, mentre gli itineranti mettono a ferro e fuoco la città.

Non ci saranno vincitori anche perché Obertone sembra non porre né fiducia né stima in nessun gruppo. Certo è chiaro da che parte sta, anche se gli identitari (i gruppi di destra) sono sempre tanti a parole e sui social, poi alla prova dei fati si rivelano sparuti gruppetti incapaci di agire con efficacia. Soprattutto però è palese verso chi si rivolte il disprezzo totale nel tratteggio grossolano che dà dei diversi personaggi che dovrebbero simboleggiare le categorie della nostra società allo sbando. Così compaiono il cacciatore di Pokemon, alcuni sassofonisti (?), un ragazzo dallo stile androgino e fashion, ci sono anche le “Pattuglie dell’Amore” che nel mezzo della rivolta propongono ai passanti effusioni gratuite. Se la massa indistinta dei migranti non merita quasi di essere descritta perché si sa già qual è la sua natura, il bersaglio vero di Obertone è la nostra società che permette tutto e produce giovani smidollati, schiavi di un edonismo autoreferenziale, incapaci di riconoscere la realtà in cui vivono e che per vigliaccheria accettano la distruzione della civiltà che gli ha permesso di crescere nullafacenti e viziati.

Solo per fare un esempio, ecco come vengono introdotte la blogger di sinistra:

Zoé faceva la blogger, l’influencer  [...] sui social era una lanciatrice di alert, denunciava i populisti, faceva incazzare i fasci.[...]. Si dilettava anche nel promuovere i regimi alimentari a base di alghe, la vita senza televisione, la salvaguardia degli oceani. Mangiava con le dita, come aveva imparato a fare stando a contatto con i tuareg [...] chiudeva gli occhi sulle violenze, i saccheggi, lo schifo, perché tutto questo era colpa della società”.

o la psicologa che, ovviamente, giustifica omicidi e stupri da parte dei rivoltosi:

Una psicologa impegnata sul campo, autrice del volume ‘Ammettere il proprio razzismo per combatterlo’

Alla fine le uniche categorie che escono positivamente dall’apocalisse di Obertone sono militari e poliziotti e, soprattutto, il colonnello, un ex militare che simboleggia i buoni valori di una volta, l’unico personaggio che capisce quello che sta succedendo e che in mezzo alla tragedia riesce a mantenere lucidità e umanità.torre-eiffel-distrutta-172244

La quarta di copertina ci avverte che il romanzo è frutto di un lavoro di studio di investigazione e di previsione dei servizi di sicurezza francesi e che l’autore ha speso due anni di lavoro a contatto con agenti dei servizi e con gli esperti della lotta al terrore. La tesi è che con la situazione attuale, con l’invasione incontrollata dei migranti e con buonismo diffuso in tutti i centri di potere, già adesso basterebbe una piccola miccia per innescare una guerra civile che porterebbe alla totale distruzione del paese.

Obertone è molto abile a parlare alla pancia del lettore, a sollecitarne la sensibilità contro gli immigrati e ogni forma di diversità. Usa la provocazione e la polemica per far sì che l’opinione pubblica si occupi più consapevolmente di quello che, secondo l’autore, è un’invasione fisica e culturale che ci porterà inevitabilmente alla guerra civile a e alla fine della nostra civiltà.

Per farlo usa un linguaggio elementare e ricorre a personaggi stereotipati e monodimensionali che, secondo lui, dovrebbero rappresentare l’universalità. Questo eccesso di semplificazione, questo ricorso a macchiette banali e a prevedibili rapporti causa-effetto però fanno perdere credibilità al racconto. In questo modo diventa complicato scambiare per realtà la fiction di Obertone.

Il libro scorre velocemente anche se con qualche inutile ripetizione. Non mancano le immagini emozionanti come la fuga in scooter tra le fiamme della ragazza che ha appena partorito, o quasi horror come la vendetta contro il campo profughi del contadino cui sono state uccise le mucche, o surreali come le corse in mezzo alla rivolta dei due elefanti fuggiti dallo zoo.

Ma, ovviamente, per un libro come questo l’aspetto rilevante non è quello letterario. L’obiettivo dell’autore è chiaro: scuotere le coscienze deboli che credono all’utopia del multiculturalismo, criticare l’accoglienza, l’idea di integrazione degli immigrati, il vivere insieme, espressione citata con una vena di disprezzo nel libro. Il libro intende portare alle estreme conseguenze il fallimento sociale, economico e in termini di sicurezza dell’immigrazione recente.

Se il testo resta lontano dalla realtà (per quanto sia non esistono istituzioni così impreparate e neanche orde di terroristi in grado di distruggere un paese in tre giorni), è innegabile che susciti polemica. Se non fornisce risposte e soluzioni è altrettanto innegabile che ponga delle domande.guerriglia laurent obertone francese

Perché anche in paese in cui la ricchezza e il benessere non sono messi in discussione come la Germania o in altri in cui lo stato funziona benissimo come la Svezia i partiti anti immigrazione prendono così tanti voti? Perché in Italia dove le persone che si dichiarano musulmane superano di poco il 4% della popolazione si sente invasa dall’islam? Perché continua ad ingrandirsi ovunque la massa che segue ideologie che rasentano se non ostentano apertamente il razzismo? Perché in tutto il mondo l’integrazione e la convivenza con gli immigrati è di fatto rifiutata da gran parte dell’opinione pubblica? Perché non si riesce ad uscire dalla lotta controproducente tra chi nega l’esistenza di un problema e chi lo sopravvaluta imputandogli tutti i mali della società?

Obertone e i suoi riferimenti politici forniscono risposte grezze e di comodo alle questioni portate alla ribalta dal fenomeno inarrestabile dell’immigrazione, risposte che di fatto aggravano i problemi. Però rispondono.

In Italia il libro è stato praticamente boicottato e se ne è parlato quasi esclusivamente negli ambienti di estrema destra che, ovviamente, lo hanno adottato come loro riferimento. Invece di ignorarlo, forse sarebbe il momento di affrontarlo e di iniziare a pensare alle risposte da dare alle domande che pone Guerriglia – Il giorno in cui tutto si incendiò, le stesse che pone la nostra società.

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