La strada di Marco (terza parte)

Share on Facebook3Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Rileggiamo insieme l’inizio della storia del nostro protagonista:

“La strada di Marco”

prima parte  

seconda parte

 

Jiang non c’era più. Solo un silenzio strano, ora, a fargli compagnia. Si alzò a fatica con la testa pesante e tanta stanchezza.
-Come al solito, non lo scordare e che non succeda mai più! Intesi? -Certo…                                                                                                                   Il breve dialogo, carpito da Marco, tra Jiang ed uno sconosciuto, gli creò un certo turbamento. Scrutò attentamente il viso triste della donna che, rientrata, chiuse la porta e si sedette sul bordo della sedia. Marco non sapeva se fosse meglio chiedere o tacere.
-Sono finita in un giro strano- lo precedette. Alcuni connazionali con i quali avevo un debito dopo il mio trasferimento, si approfittano di me, come anche di altre persone nella mia situazione e chiedono sempre una parte del mio guadagno … ho paura …
Marco le guardò le mani che tremavano e provò una grande compassione per lei.
Non sapeva cosa fare e cosa dire. Non riuscì a spiccicare una parola, solo a porgerle un fazzoletto. Vide gli occhi di Jiang colmi di lacrime. E dentro tutta la disperazione del mondo.

 

Da alcuni giorni Marco si stava trattenendo in quella casa. Le cose intorno a lui erano cominciate a diventare familiari. I segni incomprensibili scritti ovunque erano rimasti ugualmente incomprensibili ma solo nella mente. Si stavano imprimendo nel profondo dell’anima, unitamente ai gesti di Jiang, così leggeri eppure così pieni di forza.
I cibi dagli strani sapori, la nenia incessante della radio accesa, l’odore della stoffa ed il rumore ritmico degli ingranaggi della macchina da cucire, lo trattenevano.
Una sera Jiang gli propose di uscire.
-Ti va? ti faccio conoscere una persona.
Marco accettò di buon grado. La donna incartò alcune cose e le ripose nella borsa. Infilò velocemente le sue scarpe basse e leggere ed una maglia, poi aprì la porta e uscì, seguita prontamente da Marco.
Il cielo era denso di nuvole ma la stagione che stava declinando consentiva ancora passeggiate calde e confortanti.
Davanti a loro uno spazio indefinito e sconosciuto per Marco.

Al fondo di una strada trafficata s’intravedeva una rotatoria enorme e rigogliosa di piante.
Man mano che si stavano avvicinando Marco notò alcuni grappoli d’uva. Brillavano alla luce del tramonto, mentre le auto sfrecciavano in una sequenza infinita e ipnotica.  C’era qualcuno in mezzo alle viti.
Nel controluce un uomo, non giovane ma neanche troppo vecchio, con gesti sicuri e precisi stava tagliando alcuni grappoli.
-Tieni, è dolce- disse lo sconosciuto.
Erano ormai giunti anche loro nel mezzo della rotatoria. Il sole filtrava tra i viticci ed i piccoli tronchi contorti. A Marco sembrò improvvisamente di navigare su un’astronave.
In quel momento una strana sensazione di felicità lo colse.
-Come ti chiami? Si guardarono, uno di fronte all’altro, l’uomo sorreggeva un grappolo ed il suo sguardo sembrava sincero e profondo.
-Io mi chiamo Armand. Porse qualche acino anche a Jiang che, in quegli attimi, aveva dimenticato tutta la sua tristezza.
-Vengo da lontano-disse Armand, non so più nemmeno da dove.
Marco lo ascoltava con attenzione, quell’uomo sconosciuto gli ispirava fiducia e gli restituiva forza.
-Ho girato tutto il mondo. Ora la mia casa è qua.
I capelli erano folti ed un po’ lunghi, ma l’aspetto non era trasandato. Portava una giacca comoda e larghi pantaloni, dei sandali. Era abbronzato ed aveva un aspetto rassicurante.
Jiang porse il cibo, che si era portata nella borsa, ad Armand. Si sedettero fra le viti, nel ronzio incessante che però andava scemando, proprio mentre il sole tramontava.

Il mare non era lontano, solo pochi chilometri. Percorsero il tratto che li divideva dalla distesa salata quasi in silenzio.Marco guardava Jiang ed Armand. Non si chiedeva più dove fosse finito. Seguiva la sua strada con curiosità. La noia degli ultimi tempi era sparita. Respirava.
Si fermarono ad un certo punto, perché intorno a loro si avvertiva un insolito tramestio. Era approdata un’altra nave carica di umanità ferita e disperata.
Da dove proveniva quella folla stralunata, coperta di luccicanti lenzuola termiche? Ognuno di loro, come Jiang e Armand e Marco, profughi della vita. Gli occhi di una ragazza si soffermarono per qualche istante a guardarli. Poi lei s’incamminò decisa, verso l’accoglienza che l’attendeva, poco più in là. Marco si rese conto di trovarsi al centro dell’esistenza, quella vera.

La sofferenza ed il senso di inutilità che erano stati la sua compagnia dell’ultimo periodo erano svaniti di fronte alle emergenze che aveva intorno.

 

(continua…)

 

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook3Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Milena Pellegrini

Le piace scrivere, da sempre e solo a tratti con continuità, ma resta comunque l'attività in cui di più ama esprimersi. Esegue volentieri esercizi di fotografia e collega le due cose, che sente congeniali. Anche se, da grande, vorrebbe riuscire a suonare il pianoforte...

Perché non lasci qualcosa di scritto?