Il Canaro della Magliana, il libro.

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Antonio-Del-Greco-e-Massimo-Lugli

 

In questi mesi è tornata alla ribalta una vicenda terribile della cronaca nera italiana, quella passata alla storia come il delitto del “Canaro della Magliana”, un turpe omicidio compiuto in un periodo storico intenso e particolare per quanto riguarda la criminalità organizzata.
Roma, 19 Febbraio 1988, una nuova organizzazione criminale si sta facendo strada nella Capitale, la “banda della Magliana”, coinvolta nei più terribili atti terroristici di quegli anni, nel riciclaggio di denaro sporco, nel traffico di droga e nella prostituzione, i vari ‘boss’ che si avvicendano a capo della cosca riescono ad imporre il loro dominio, non solo su tutta la città di Roma, ma sull’intera zona laziale arrivando perfino a sconfinare a livello nazionale.
È per questo che appena viene rinvenuto il cadavere reso irriconoscibile dallo scempio perpetrato su di lui, gli inquirenti pensano subito a un regolamento di conti. In realtà per un occhio fino e conoscitore della tipologia di crimine, si capisce che non si tratta di una vendetta, di un regolamento di conti trasversale, ma di qualcosa di insolito. L’operazione risulta più difficile di quello che si pensa: quel tronco di cadavere completamente carbonizzato può essere chiunque, vittima di una follia omicida inspiegabile.
È così che viene chiamato in Questura “spezzatino”, ciò che rimane del corpo è una massa informe, mezza disciolta nell’acido, mezza bruciata, ossa fracassate, cranio aperto e un dito infilato su per il sedere. Un puzzle di indizi ma nessuna impronta digitale, nessun lembo di pelle dalla quale poter risalire alla vittima, i denti distrutti.
Un caso difficile per ispettore e commissario, una storia tutta da raccontare a distanza di trenta anni.
Matteo Garrone ha deciso di portarla al cinema questa storia con il suo “Dogman”, la Newton Compton ha deciso di pubblicare un testo romanzato della vicenda, scritto da chi quegli anni, quei momenti, questa storia nello specifico l’ha vissuta in prima persona, Massimo Lugli, cronista e professionista del thriller, e Antonio Del Greco, il funzionario di Polizia che trovò il colpevole e lo fece confessare.
Il libro racconta la storia di un’integerrima ispettrice di Polizia, Angela Blasi, a cui viene affidato il caso dal suo superiore Tommaso Elleni, tra i due c’è una tensione particolare, fino a poco tempo prima erano amanti, ma la bravura e la professionalità dell’ispettrice le consentono di mantenere la stima del superiore.
Attenzione sul lavoro che viene a cadere quando la donna si innamora di Christian, anzi per essere precisi, se ne rinnamora per la seconda volta. Christian è un piccolo pregiudicato, ma Angela scopre che non è stato del tutto sincero con lei e questo la fa cadere in un profondo scoramento.
Se è vero che si può uscire da quartieri come la Magliana, la Magliana non può uscire da dentro a chi ci è cresciuto.

Se ci sei nato o ci sei arrivato da piccolo, alla Magliana, hai due scelte: te ne vai appena possibile o impari a sopravvivere. Angela ha imparato. Essere una femmina non è un gran vantaggio in una gang di dodicenni coi primi peli sul pube e gli ormoni in subbuglio per un anticipo di adolescenza, che hanno una voglia matta di metterti le mani addosso anche solo per vedere come sei fatta.

Anche la bella e passionaria ispettrice è proprio di quel quartiere: ne conosce gli usi e i costumi, i riti e come viene scandito il tempo da chi è rimasto: scommesse clandestine, piccoli furti, spaccio di droga.
Eppure questo delitto ha qualcosa di turpe: nessuno vuole parlarne, nessuno vuole fare l’infame.
Nel romanzo passano diversi giorni prima che la scientifica riesca a trovare un lembo di pelle da cui risalire all’identità del cadavere, il corpo viene ritrovato il 21 Febbraio e lo stesso giorno viene arrestato il presunto omicida che poi confesserà in Questura.
La vittima è Giancarlo Ricci, un ex pugile, una figura prepotente, un bullo di quartiere, l’assassino è Pietro De Negri, un toelettatore per cani, la cui attività si trovava in via della Magliana, 253.
Cronaca vera e fantasia si alternano nelle pagine di questo noir poliziesco, la vicenda narrata ti assorbe completamente. I personaggi sono costruiti ad hoc, i dialoghi perfetti, sembra di trovarsi nei corridoi di quegli uffici del commissariato, tra le carte e gli interrogatori. La vicenda regge, lo stile è scorrevole, i dati verosimili e si amalgamano perfettamente alle ambientazioni.
Nel testo è riportato il verbale originale della confessione di De Negri redatto dai poliziotti in servizio, fa un certo effetto leggerlo tutto d’un fiato, le sevizie dichiarate furono qualcosa di terribile.
Ma perché tanto accanimento? Tanta cattiveria? De Negri ha agito sotto l’effetto della cocaina e sembra volesse far pagare anni di soprusi e di ingiustizie subiti dalla sua vittima.
Chiesta la perizia psichiatrica De Negri fu ritenuto affetto da disturbo paranoide e fu rimesso in libertà il 12 Maggio 1989, in realtà poi ritornò in carcere dove ha scontato tutta la sua pena.
Una delle cose che dichiarò egli stesso fu di aver aperto la testa del Ricci e di avergli pulito il cervello con lo shampoo per cani.
Dall’autopsia compiuta sul corpo di Ricci è emerso che in realtà il pugile fosse già morto quando sono state compiute tutte le torture, e che molte di quelle dichiarate non sono mai davvero avvenute.
Per chi vuole farsi un’idea ulteriore di cosa abbia significato quel delitto in quegli anni è utile integrare la conoscenza di questo testo, anche per capire il periodo storico, per rivivere una Roma diversa.
Uno spaccato di quegli anni come un amarcord nero e cupo, un viaggio nel macabro, durante il quale, ci fanno da guida Massimo Lugli e Antonio Del Greco.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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