Il bene risiede nell’ignorare il bene e il male

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La conoscenza produce inevitabilmente dei tormenti, dovuti all’eterna contrapposizione di questi due fenomeni morali: il bene e il male. Essi costituiscono da sempre il nodo inestricabile su cui il pensiero si dibatte senza mai giungere ad una soluzione; in particolare, gli uomini del bene vorrebbero estirpare il male ben radicato, invece, in altri uomini nei quali il pensiero è assente da generazioni. È quest’ultimo un punto centrale nella dicotomia di cui si tratta.
Coloro i quali agiscono nel male, ne sono inconsapevoli e, seppur edotti – grazie a lezioni apprese in base ad uno schematico disegno sociale, dalla scuola alla prigione –, ne restano distanti e sorpresi. Il motivo di questa reazione va ricercato nel parallelo tra l’infanzia di ogni essere umano e l’infanzia del mondo, circoscritta al momento precedente a quello in cui l’umanità fu introdotta alla conoscenza che, secondo il Libro della Genesi, risale alla scelta che procurò ad Adamo ed Eva la cacciata dal Paradiso terrestre. Essi avevano scelto, appunto, l’albero della conoscenza del bene e del male.

Tramonto bene e maleIl paradosso dell’ignoranza

L’uomo del male, come il bambino, vive in un mondo “tutto suo”; le due infanzie si sovrappongono e, almeno una – quella del mondo – lo accompagnerà per tutta la vita, durante la quale continuerà a comportarsi come Adamo ed Eva prima della famosa mela, in un eterno Eden dove si ignoravano il bene e il male o, meglio ancora, dove esisteva una sola condizione di esistenza, probabilmente contrassegnata dal solo bene. Quest’ultimo concetto condurrebbe a dedurre che il male, quindi, fosse fuori da quel Paradiso, cioè nel mondo universalmente conosciuto.

Paradossalmente, l’uomo del male – ignorando questo passaggio e, in qualche modo, essendo rimasto legato a quel primo imprinting – vive meglio e, verosimilmente, più felice di coloro i quali si arrovellano la mente a districare l’enorme matassa costituita dal bene e dal male.

Il ruolo dell’educazione

Condurre ai buoni comportamenti – al bene – esseri che hanno vissuto la propria infanzia senza educazione, è pressoché impossibile. Tali soggetti, giunti all’età della ragione solo biologicamente, ne attraversano solitamente la soglia senza rendersene conto, pronti a vivere le età a seguire a loro piacimento, in spregio al pensiero costruttivo e ai consequenziali progressi ottenuti grazie all’impegno profuso dagli uomini del bene, in ogni campo dello scibile umano.

Individuare gli uomini del male è quasi sempre difficilissimo, essi vanno in giro indossando la maschera avuta in dote da quella stessa società che tenta di stanarli. Tra i mascherati ve ne sono alcuni particolarmente insidiosi e subdoli – come nel caso dei corrotti – posti al punto più alto della gamma che li comprende tutti. Al punto più basso, invece, si collocano figuri della stessa consistenza ma di forma opposta, dai modi tendenzialmente rozzi per via della carente o assente istruzione. È quest’ultima, infatti, la caratteristica che, suo malgrado, permette di creare la summenzionata maschera. Questo fenomeno – si ribadisce – avviene solo per gli uomini del male.
Gli uomini del bene, infatti, dall’istruzione traggono il meglio – essendovi introdotti alla nascita –, quelli del male, il peggio, vale a dire che ne strumentalizzano ogni aspetto: civile, sociale… per mero tornaconto personale.

[…] L’essere umano non nasce con un’inclinazione al male o al bene, semplicemente perché in lui vivono entrambi ed è compito degli istruttori (genitori o altri, nda) portare alla luce il solo bene. [Émile ou de l'éducation – J.J. Rousseau]

Di quella gamma, quindi, i più istruiti sono anche i più pericolosi, poiché entrano in possesso dei mezzi per apparire ciò che non sono e, consequenzialmente, indurre gli uomini del bene ad un’impresa immane per scoprirne la reale identità, un dispendio di energia positiva che, purtroppo, genera ricadute sull’intera umanità, ritardandone il progresso oppure, in taluni casi, facendole persino rischiare il regresso.

Sembra legittimo chiedersi per quali ragioni, uomini dotati di presunte capacità cognitive – al punto di meritare posizioni apicali in svariate attività, persino istituzionali – continuino a comportarsi da detrattori del genere umano, in linea con i loro diretti antenati e, quindi, all’opposto degli uomini del bene. La risposta risiede in quell’apparente minuscolo tempo dei primissimi anni di vita, che va dalla nascita all’incontro con le prime istituzioni educative. Basta pochissimo tempo per rovinare una persona per il resto della sua vita.

Forse il male non sarà mai estirpato del tutto; tuttavia, un’attenzione condivisa sulla primissima fase della vita di ogni essere umano creerebbe le basi per affrontare, e auspicabilmente risolvere, intricati dilemmi, proiettando tutti verso migliori condizioni esistenziali.

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