Di Flat Tax, prezzo del petrolio e altre sciocchezze

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Finiti i mondiali e in attesa che inizi la stagione cinematografica, Anselmo si è messo a guardare la TV. E quello che ha visto, gli ha ricordato che l’economia è una cosa troppo seria per lasciarla fare agli economisti.

Si sa, viviamo tempi in cui le statistiche (che non a caso devono il proprio nome allo Stato, alla necessità di conoscere i dati per governarlo) non godono di grande fama; fino a poco tempo fa CT della nazionale in servizio permanente effettivo, l’Italiano medio si è evoluto in tuttologo fai-da-te, pronto a portare le proprie ragioni da tifoso su qualunque tema, che si tratti di vaccini, diritto costituzionale o moneta unica.
Quando però a incrociare le spade sono due esperti, o quantomeno due signori competenti sui temi che stanno dibattendo, ci si aspetterebbe un dibattito più “scientifico”. È quanto successo a inizio luglio negli studi di Telese e Parenzo (In Onda, La7), quando l’economista, deputato della Lega e presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi e l’egualmente economista, ex-commissario alla revisione della spesa e premier incaricato per qualche ora Carlo Cottarelli si sono trovati a disquisire di flat tax.

Immagine 1_ lo studio di Telese e Parenzo

“Spoiler: nessuno di questi ci farà una gran figura”

Che cos’è la flat tax?

La flat tax è uno spettro che a ricorrenza più o meno fissa si aggira per l’Europa e per il mondo, spesso dibattuta e quasi mai applicata.

Il significato letterale è “tassa piatta”, nel senso di fissa, in contrapposizione con il sistema ad aliquote (cioè le percentuali di tassazione) proporzionali e progressive, quindi a crescere con il reddito percepito (l’imponibile). La quasi totalità dei sistemi fiscali moderni è basato sul criterio di progressività, che implica tassare in percentuale maggiore i redditi più alti. Il sistema fiscale italiano, ad esempio, nel 2017 prevedeva cinque aliquote da applicarsi a diverse fasce di reddito (gli scaglioni), ovvero:

Immagine 2_tabella scaglioni

Scaglionati a pagare le tasse

Aspetto fondamentale (e spesso volutamente dimenticato) della tassazione è il criterio della “progressività”, tale per cui il sistema delle aliquote non implica che chi ha un reddito di (poniamo) 100.000 euro paga 43.000 euro di tasse (100.000 per 43%), come la tabella sembrerebbe suggerire; questo signore, infatti, pagherà il 23% sui “primi” 15.000 euro di reddito, il 27% sui suoi compensi tra 28.000 e 15.000 euro, il 38% sui compensi tra 55.000 e 28.000 euro… e così via, fino a versare il 43% indicato sul solo compenso che eccede 75.000 euro. Se fate il conto in questa maniera e sommate, scoprirete che le imposte totali da pagare su 100.000 euro sono 36.170 euro, ovvero il 36,2% complessivo.

Nella sua versione più pura, la flat tax propone di sostituire questo sistema di aliquote e scaglioni con un’unica aliquota, di solito intermedia a quelle esistenti, affidando poi a sgravi mirati (ad esempio sulla base dei familiari a carico) o ad addizionali il compito di rendere il sistema più equo. Perché ciò che salta subito agli occhi è che la flat tax tanto equa non è, basta riprendere la tabella sopra per accorgersene: immaginate di applicare a tutti i redditi un’aliquota flat del 30%, chi prende da 28mila euro in su brinda, chi prende meno si ritrova cornuto (meno reddito) e mazziato (meno soldi in tasca dopo avere pagato le tasse).

Andiamo al ristorante, alcuni prendono caviale, aragosta e champagne, altri prendono una pizza e una coca-cola, alla fine si paga alla romana. ‘Alla romana’ è la flat tax (anonimo, Twitter)

Andiamo al ristorante, alcuni prendono caviale, aragosta e champagne, altri prendono una pizza e una coca-cola, alla fine si paga alla romana. ‘Alla romana’ è la flat tax (anonimo, Twitter)

È vero che questa è una descrizione semplificata e di comodo, la flat tax di solito è applicata in maniera un po’ meno rozza, ad esempio prevedendo almeno due aliquote per due scaglioni di reddito, ma il meccanismo è questo. Ma come è possibile che qualcuno proponga un’operazione tanto iniqua? Puro calcolo politico (attirare il voto della fascia più ricca della popolazione)? Odio per i poveri? Volontà di pungolare i lavoratori a produrre più fatturato? Ma no! I fautori della flat tax fanno notare che equità non significa necessariamente la scelta più efficiente, nemmeno se l’obiettivo è il bene comune: nella fattispecie, rimarcano che più sono alte le tasse (le aliquote), più si favoriscono comportamenti contrari all’interesse pubblico, in primis di carattere illegale (più sono alte le tasse, più ho tendenza o interesse ad evaderle), ma anche perfettamente leciti (visto che come ha detto qualcuno lavorare stanca, chi me lo fa fare di lavorare per 76mila euro, quando passo la soglia? Mi fermo più volentieri a 75.000). O, ancora, tasse più alte implicano meno soldi in tasca, ergo meno consumi, ergo una economia che gira meno velocemente e produce meno imponibile.

Ecco scovata la razionalità della flat tax: visto che la raccolta delle tasse (tecnicamente si chiama “Gettito Fiscale”) è data da aliquota per imponibile (il reddito soggetto a tassazione), se riduco l’aliquota spingo i lavoratori a produrre più reddito (lavorare di più o evadere di meno) e, così facendo, recupero in imponibile più alto quello che perdo in aliquota più bassa. Questo “miracolo” è ben descritto da un grafico che un economista americano (Arthur Laffer) disegnò su un tovagliolo a una cena ufficiale con Ronald Reagan, per convincerlo a ridurre le tasse, in particolare le aliquote più alte.

Tra i tanti usi di un tovagliolo, scriverci sopra di economia non è il migliore

Tra i tanti usi di un tovagliolo, scriverci sopra di economia non è il migliore

Se si prende per buona la forma della curva (sempre enunciata, mai dimostrata), ridurre l’aliquota da 43% a 30% ha un effetto fortemente incentivante sulla produzione di reddito, cosicché quello che resta nelle casse dello Stato come gettito fiscale è superiore. E quindi, se anche riduco le tasse a chi sta meglio, alla fine ho più risorse in cassa da spendere, ad esempio per fornire i beni pubblici (la sanità, la scuola, l’ambiente) o per sostenere chi sta peggio con il reddito di cittadinanza… alla fine, avere più risorse con cui finanziare la spesa pubblica è anch’essa equità e “chissenefrega se il gatto è bianco o nero, l’importante è che acchiappi i topi” (questa è di Deng Xiao Ping).

La flat tax in un solo Paese

Su questo contesto di fondo, i nostri due economisti di fiducia (il leghista-sovranista Borghi e l’istituzionalista-mattarelliano Cottarelli) si trovano a discutere sull’unico caso applicativo sbandierato dai filo flat tax, ovvero la Russia dell’amico Putin, che l’ha introdotta nel 2000 (lo ha fatto anche la Slovacchia, ma con esiti disastrosi evidenti, che è meglio passare sotto silenzio). Per vedere lo spettacolino dei due, qualora ve lo siate persi, cliccate qui: https://www.youtube.com/watch?v=5i8UYkyECX4

Riassumendo e traducendo appena i termini della questione, Borghi richiama il caso empirico della Russia, che tra il 2000 ed il 2001 ha introdotto la flat tax (al 12%) vedendo aumentare il gettito fiscale in un anno del 25%; di cosa avete bisogno, ancora, per capire la flat tax funziona?

Cottarelli sostiene una realtà diversa: sì, è vero che il gettito fiscale è aumentato, ma non è mica detto che sia avvenuto per l’unico fattore rappresentato dalla flat tax. Ad esempio, nello stesso periodo si assiste – dice lui – a un forte aumento del prezzo del petrolio, da 10 euro a 60 euro al barile. Il ragionamento di Cottarelli è che la Russia, notoriamente un grande esportatore di petrolio e combustibili (gas naturale, in particolare), vede aumentare fortemente il proprio export quando il prezzo internazionale del petrolio aumenta; questo accresce le entrate del Paese (l’imponibile di cui sopra) e con esso il gettito fiscale; è questo il meccanismo che genera il surplus di gettito indicato da Borghi, non l’emersione dei redditi favorito dalla flat tax. Anche perché, prova ad aggiungere il Cotta, i risultati di un’azione complessa come l’introduzione di un nuovo regime fiscale non sono immediati, ma si vedono di solito con un ritardo di qualche anno.

Ma Cottarelli fa un errore imperdonabile, anzi due, che offrono il fianco al facile sputtanamento: prima – forse perché ha giustamente in testa un orizzonte temporale un poco più lungo dell’anno secco – cita come avvenuto nel biennio 2000-2001 un aumento del prezzo del petrolio che invece si realizza in un intervallo ben più ampio, come da tabella sottostante; poi, quando il Borghi consultando in diretta il web gli cita il prezzo del petrolio nei due anni incriminati, si incasina, sostenendo di non avere mai detto che l’aumento sia stato di sei volte; invece lo ha detto eccome, casomai quello che non aveva detto è che tale aumento sia avvenuto nel 2000-2001.

Da quel momento in avanti, Cottarelli non può sfuggire alla figura del cialtrone, anche se sostanzialmente ragione (il che è un’aggravante, non un’attenuante). Ma per capirlo, o quantomeno per provare a capirci qualcosa di più, bisogna guardare ai dati.

Quotazione del petrolio WTI, prima quotazione di gennaio per ciascun anno. Fonte: https://www.money.it/+Petrolio-WTI+

Quotazione del petrolio WTI, prima quotazione di gennaio per ciascun anno. Fonte: https://www.money.it/+Petrolio-WTI+

Tu lo credi solamente un grosso imbroglio…

Borghi ne esce insomma da oggettivo vincitore, ma se guardiamo ai dati ufficiali (e useremo quelli della banca dati della World Bank, https://data.worldbank.org/indicator), ci accorgiamo che si sbaglia, è petrolio!

Intanto, perché si concentra su un unico anno, quello in cui è applicata la flat tax (2000-2001), ma la vita continua e quindi, se la flat tax ha quell’effetto meraviglioso da lui citato, dovrebbe esserci da un lato una tendenza simile negli anni successivi, quando entra bene a regime, dall’altro una cesura evidente con gli anni precedenti, quando ancora funzionava il disincentivante sistema delle aliquote progressive. E come è cambiato il gettito prima e dopo l’introduzione della flat tax?

Immagine 6_tabella Gettito fiscale

Gettito fiscale russo in milioni di rubli. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

Ma questo è un grande successo, gloria a Putin (e a Borghi): da quando è stata introdotta la flat tax (nell’anno fiscale 2001), il gettito è aumentato e lo ha fatto addirittura del 40% non del 25% (lapsus del Borghi, che forse non si ricordava bene o non ha voluto strafare. Nota per i lettori più tecnici: sono valori al lordo dell’inflazione, ma anche quando depurati, i risultati sono gli stessi)! Ma è proprio così? Mica tanto…

Prima cosa che non torna, la cesura: tra il 1999 ed il 2000, quindi un anno prima della introduzione della flat tax, il gettito fiscale era aumentato addirittura dell’85%! Vabbè, va a sapere cosa è successo quell’anno, magari c’è stato un cambiamento nei criteri di calcolo del gettito, oppure qualche oligarca ha pagato in un’unica botta 20 anni di evasione fiscale; resta il fatto che il +41% dell’anno della flat tax è un esito indiscutibile, poche storie.

Secondo problema, la continuità: dopo il 2001, il gettito fiscale continua ad aumentare (almeno fino al 2009, l’anno in cui la crisi americana dei sub-prime si trasmette al resto del mondo), ma in modo ondivago: appena +5% nel 2002, poi +28% nel 2004, addirittura +59% nel 2005, si stabilizza vicino al +20% per tre anni e poi il tracollo dovuto alla crisi (-23%)… Insomma, sembrano andamenti veramente troppo variabili da un anno all’altro per essere imputabili alla medesima politica. È probabile che ci sia dell’altro.

E Cottarelli, nonostante l’imbarazzante arrampicata sugli specchi sottolineata con tanto di mimica da Borghi, aveva suggerito un’ipotesi plausibile per spiegare questa altalena, ovvero la maggior fonte di reddito (di imponibile, usando il nostro frasario) dell’economia russa, vale a dire le esportazioni da combustibili. Vediamo il loro andamento nel periodo considerato:

Immagine 7_tabella Export combustibili

Export da combustibili russo in milioni di rubli. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

Export da combustibili e Gettito fiscale in Russia, incremento percentuale rispetto all’anno precedente. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

Export da combustibili e Gettito fiscale in Russia, incremento percentuale rispetto all’anno precedente. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

Export da combustibili, Reddito da petrolio e Gettito fiscale in Russia, Valori assoluti in milioni di euro. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

Export da combustibili, Reddito da petrolio e Gettito fiscale in Russia, Valori assoluti in milioni di euro. Fonte: https://data.worldbank.org/indicator

 

Come si può notare dai grafici, gli andamenti di export dei combustibili e gettito fiscale sono effettivamente molto simili, tanto da far sospettare l’esistenza di quella che gli statistici chiamano una “correlazione”, il fatto cioè che i valori degli uni e degli altri siano fortemente legati tra loro.

Insomma, i dati fanno sembrare decisamente meno campata in aria l’ipotesi Cottarelli e troppo limitata l’ipotesi Borghi (anche prendendo quest’ultima per buona ed ignorando volutamente il ritardo temporale che operazioni simili di solito incorporano), per fare di essa una prova provata della efficacia della flat tax.

In Russia, come nel resto del mondo.

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

    • Paolo Flamigni (Gigi)

      io spero che la flat tax propagandata in campagna elettorale non si faccia mai. togliere i circa 50 miliardi di gettito fiscale previsti da varie simulazioni implicherebbe tagli pesantissimi al welfare, a discapito delle classi medie che non ricadrebbero nelle compensazioni riservate ai più poveri. Il risultato sarebbe l’inevitabile impoverimento delle classi medie a vantaggio dei più ricchi (per i poveri cambierebbe poco).
      Per ora sia riguardo alla flat tax che riguardo il reddito di cittadinanza il governo di è limitato a qualche irrilevante misura di facciata da poter sbandierare sui social.

      Rispondi
  1. Anselmo

    Ciao Daniel, grazie del commento. E’ vero quel che dici, ed era stata applicata anche dalla Slovacchia come scrivo nell’articolo, un Paese che peraltro in termini di PIL vale esattamente la somma delle tre repubbliche baltiche che citi (tra i 90 e i 100 mld di $). “L’unico caso” intendeva richiamare il caso sempre indicato come un successo dai pro-flat tax (e anche il titolo “La flat-tax in un solo Paese”, voleva ironicamente richiamare “il socialismo in un solo Paese” di staliniana memoria in contrapposizione al leninista “internazionalismo marxista”. Obiettivo dell’articolo però era capire se si potesse ascrivere all’entrata in vigore della flat tax in Russia l’incremento di gettito fiscale o se non ci fosse qualcosa di più profondo alla base, non tanto di vedere dove e quanto fosse stata applicata.

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  2. Daniel

    - Una qualche variante della flat tax e’ adottata da vari paesi, per esemoio i paesi baltici (Estonia, Latvia and Lithuania). non e’ vero che e’ stata adottata solo dalla Russia.
    https://en.wikipedia.org/wiki/Flat_tax

    - C’e’ anche da dire che, sebbene Salvini e Co. parlano tanto di flat tax, non si e’ ancora vista una proposta dove compare una sola aliquota. Possiamo essere sicuri che in Italia non ci sara’ un regime di flat tax.

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