Viaggio nella solitudine di chi denuncia

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“Grazie” è la parola che più si dovrebbe pronunciare, in tutti i casi in cui una persona – ribellandosi al sistema di illeciti, a qualsivoglia livello istituzionale o lavorativo – denuncia i deprivatori o malversatori di turno; ed invece, come si riscontra nelle storie di tanti onesti cittadini, chi tenta di rivendicare il ripristino della legalità, della normalità, viene isolato[1] da colleghi, amici e, talvolta, proprio da quelle cariche istituzionali garanti dei principi della Costituzione italiana sui quali si fonda l’intero sistema democratico.

Viggio quartiereMa non sono rari i casi di isolamento in contesti sociali svuotati di ogni controllo – se non a chiamata e, anche questi, raramente efficaci – nei quali chi denuncia reati o semplici ma insidiose prevaricazioni, viene stigmatizzato come “diverso” da tutti gli altri che, omologati nel rispetto del più degenere dei conformismi, fanno corpo unico contro chi ha osato protestare, seppur nel suo pieno diritto; parola quest’ultima sconosciuta o calpestata dai più, che si rifanno invece all’unico dettame condiviso: la legge del più forte.
In questi microcosmi, dove i progressi collettivi – traguardi civili e democratici – sono soltanto mezzi da usare per tornaconti personali, nascono di tanto in tanto persone che resistono e si oppongono strenuamente al multiforme imbarbarimento.
Grazie ad ognuno di loro per il coraggio di affrontare il nemico senza mai arretrare di un passo. Grazie per mantenere viva la speranza della rinascita, di una vita più bella per tutti.

Per tali motivi e nella ferrea convinzione che i diritti della persona – nelle sue varie occupazioni, dal lavoro al tempo libero – sono inviolabili da chicchessia, in queste pagine si riporteranno alcuni tra i casi più emblematici di denunce da parte di persone oneste contro il potere, piccolo o grande che sia, e ogni forma di abuso o prevaricazione.Viaggio Carabinieri

Roma, caso Cucchi. In un video il carabiniere Riccardo Casamassima racconta cosa è costretto a subire per aver testimoniato – contro i suoi colleghi – nel processo per la morte di Stefano Cucchi: […] “Per aver fatto il mio dovere, come uomo e come carabiniere per aver testimoniato nel processo relativo a Stefano Cucchi, morto perché pestato dai miei colleghi, mi ritrovo a subire un sacco di conseguenze”. […] Casamassima si rivolge “ai ministri Salvini e Di Maio e al presidente del Consiglio Conte: mi ascoltino”. […] “Sarò allontanato e demansionato e andrò a lavorare a scuola dopo essere stato per 20 anni in strada. È scandaloso. Ho subito minacce, nessuno mi ha aiutato. Mi appello alle cariche dello Stato, ai ministri Salvini e Di Maio e al presidente del Consiglio Conte: è giusto che una persona onesta debba subire questo trattamento? Mi stanno distruggendo”.

Bologna, ottobre 2014. Ispettorato Territoriale delle Comunicazioni, organo del ministero dello Sviluppo Economico. […] Il sindacalista Cgil Ciro Esposito presentò un esposto per denunciare l’assenteismo di alcuni lavoratori e dirigenti dell’istituto. Da lì nacque un’indagine della Guardia di Finanza che, attraverso l’installazione di alcune telecamere, verificò che 29 persone, tra lavoratori e dirigenti, facevano un uso allegro dei badge, si assentavano senza motivo dal lavoro, addirittura qualcuno per andare in palestra.
[…] il sindacalista, dopo aver denunciato, è stato fatto oggetto di continue azioni di mobbing da parte del suo superiore.
[…] “Alcuni colleghi di altri ministeri mi hanno chiamato per esprimermi solidarietà e per dirmi che anche da loro succedono queste cose, ma hanno paura di denunciare perché hanno visto quello che è capitato a me”.

Trentino, il generale Luigi Finelli nonché presidente del Coir (uno dei consigli di rappresentanza militare) fino al 2008, viene demansionato dopo aver denunciato irregolarità di alcuni ufficiali. Tutte queste persone – spiega il suo avvocato, Napoli – sono state rinviate a giudizio, mentre a Finelli, dopo queste segnalazioni, è stato tolto il comando e trasferito alla divisione Unità speciali, con il ruolo di vicecomandante, dove è privo di mansioni, e il comando è affidato ad altri suoi sottoposti”.

Palermo, la denuncia del professor Michele Burgio. Il docente di linguistica ha semplicemente contestato la valutazione dei titoli per un concorso, ricevendo in cambio inaspettate reazioni. Come lui stesso scrive: “Ho raccontato sui social tutto questo, omettendo le vicende più brutali e dolorose, soltanto per vincere una cosa: la solitudine”. Ho scoperto tanta paura dentro l’università e giovani che di fronte al mio racconto hanno pensato “un concorrente in meno” e “a me non capiterà”. Adesso so bene che improvvisamente passerò da essere “il futuro della dialettologia” a “uno che non sa lavorare”, ma il ricorso e la sua pubblicità erano diventati necessari”.

Viaggio interno Palazzo di giustiziaMilano, Procura della Repubblica. Il caso Robledo, ovvero le vicende del magistrato Alfredo Robledo, autore di un esposto storico contro il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Tutti i fatti, scandagliati con estrema attenzione e scrupolosità, sono stati raccontati nel libro Palazzo d’ingiustizia di Riccardo Iacona (conduttore del programma “Presa diretta”). Tanti sono gli episodi che dimostrano manovre concordate ai danni di Robledo, costretto a difendersi da accuse provenienti da più fonti. Un’impresa estenuante e dolorosa per un magistrato esemplare che, tuttavia, sarà trasferito da Milano al tribunale di Torino dove, secondo la misura disciplinare, non potrà più svolgere la funzione requirente (non più indagini). Nonostante la sua storia sia più che nota nei palazzi di tutta Italia, nel tribunale del capoluogo torinese Robledo avverte un certo silenzio, nessuno gli chiede notizie in merito, tranne una collega la quale, alla proposta del magistrato: “Se vuoi, posso inviarti via email la mia difesa”, lei risponde: “No, non voglio leggerla” e aggiunge: “Non voglio giudicare l’operato di un collega”.

Questi qui riportati, rappresentano solo una piccola parte dei tanti, troppi casi in cui chi denuncia si trova a subire svariate forme di deprivazione, non ultima la finta solidarietà – da parte di pseudo amici o colleghi –, spesso dimostrata in forma privata e mai pubblicamente, per tema di essere accostati al denunciante, e quindi per codardia o, come spesso accade, per non rinunciare alle possibilità concesse dal sistema: ottenere qualche favore in cambio di accondiscendenza o servilismo, tipici dei lacché, galoppini e portaborse, contro i quali sono rivolte le denunce di tanti altri qui non menzionati ma ai quali va indiscutibilmente, e a nome di tutte le persone oneste, un’infinita gratitudine.

Note

1. Il malcapitato, dal momento in cui ha espresso il suo pensiero “contrario” all’ordine costituito, comincia a ricevere ogni sorta di vessazioni: ostruzionismo, mobbing, demansionamento o trasferimento senza validi motivi; ma anche diffamazioni (spesso condivise) fino al licenziamento o, in ogni caso, all’esclusione.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Ho cominciato questo scritto parlando del caso Cucchi, in particolare delle vessazioni che il carabiniere Riccardo Casamassima è costretto a subire. Ieri il film su Stefano Cucchi – presentato al Festival di Venezia – ha ricevuto un lunghissimo applauso. Ecco le parole della sorella Ilaria: “Dedico il film su mio fratello Stefano al ministro Matteo Salvini. Chiedo a lui un incontro pubblico che non accetterà mai perchè in campagna elettorale ha affermato che gli faccio schifo. Dopo aver visto il film e rivissuto quello che Stefano ha subito, non posso dimenticare quando Salvini ha detto che una eventuale legge sulla tortura avrebbe legato le mani alle forze dell’ordine e che in caso di fermo qualche sberla ci sta e se qualcuno si fa male pazienza. Una frase del genere detta dal ministro degli Interni è inaccettabile”. [Ndr]

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