Verso casa…

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Mi chiamo Pepe. Sono sempre stato un tipo schivo e molto riservato. Non apprezzo interagire con gli altri a causa della mia ipersensibilità e poi, anche se nessuno l’ha mai notato, mi emoziono e arrossisco facilmente. Praticamente sono solo un comune essere vivente, tra tanti, che ama la routine, le consuetudini e detesta uscire dalla propria zona di comfort.
timidezzaDunque, non mi è mai venuto in mente di provare a essere più avventuroso, spericolato o seducente. Va bene così. Sguazzo in una vita semplice e monotona. Niente vizi, niente aspettative, niente patemi d’animo –nel bene e nel male. Sono pigro, sedentario ed egoista. Non ho mai preso in considerazione nemmeno l’idea di mettere su famiglia, troppe responsabilità. D’altra parte, non ho mai pensato neppure di godermela viaggiando, troppe incognite. A questo punto qualcuno, spazientito, potrebbe dire, oltre a una brutta parola, che non sono né carne né pesce, ma sbaglierebbe. In realtà ho un carattere piuttosto determinato e una dignità che vanno rispettati: come accennavo, infatti, sono fermo sulle mie convinzioni e seguo dei principi granitici. Poco importa che siano rivolti esclusivamente all’interno del piccolo universo in cui ruota la mia esistenza, fatto di distanze che riesco a coprire in un colpo d’occhio.

cartelliA dir il vero, qualche viaggio l’ho sperimentato, ma solo con la fantasia, almeno fino a quando è successo qualcosa che mi ha costretto a muovermi anche fisicamente. Allora, il mio equilibrio psico-fisico è stato messo a dura prova da un percorso forzato verso una destinazione sconosciuta.
E’ successo questo: ho vissuto per mesi sotto una campana di vetro, se così si può dire, poi, d’improvviso, la campana si è rotta. Allora sono entrato in uno stato confusionale per qualche ora, poi, di nuovo la quiete, di nuovo il vetro e di nuovo la pace. La mia inerzia e l’apatia hanno fatto il resto riconducendomi nel mio abituale stato di trance ipnotica. Tutto si è svolto in modo rapido, così rapido che per alcuni istanti, addirittura, ho smesso di respirare, poi, però, ho capito. Noi pesci rossi, sembriamo tonti, e spesso lo siamo veramente. A volte, tuttavia, captiamo dei segnali dall’esterno che solleticano la nostra curiosità. Alcuni di noi si crogiolano per ore a decifrare quei segnali, altri abbandonano l’entusiasmo dopo pochi minuti e altri, ancora, come me, azzardano viaggi mentali che possono durare giorni per tentare di capire cosa sono quei segnali e da dove provengono.

pesceNel mio caso è stato semplice far quagliare i dettagli. Come ho già detto, sono un pesce rosso. Fino a qualche tempo fa vivevo serafico nell’acquario di un grande negozio di animali domestici. Ero compiaciuto della mia quotidianità sempre uguale. Poi è arrivato Leonardo che ha cominciato a battere le manine sul vetro dell’acquario puntando lo sguardo e il ditino nella mia direzione. Allora, come per magia, l’incantesimo della paralisi si è rotto, così ho dovuto intraprendere, mio malgrado, il viaggio verso casa del bimbo che, nel frattempo, mi aveva già battezzato Pepe, forse nell’intenzione di dire pesce, chissà! So di essere monotono, ma lo ripeto, Dio solo sa quanto rifuggo dalle novità, mi destabilizzano. Quel viaggio non era previsto e la destinazione sconosciuta mi rendeva ansioso, una vera bestia!

Ad ogni modo, arrivato a casa di Leonardo, tutte le mie paure si sono dissolte in un attimo e l’ansia si è trasformata in ebetudine. Lì, infatti, ho trovato una famiglia molto rispettosa della mia privacy, della mia indolenza e del mio carattere taciturno. Oggi posso dire di essere davvero felice.
Con il racconto di questa storia e al suono dell’ultima frase “davvero felice”, il piccolo Leonardo si quietò desideroso di affrontare il viaggio che l’attendeva nel mondo onirico. Quanta soddisfazione provò in quel momento. Finalmente, anche la mamma, oltre a lui, era riuscita a interpretare le espressioni di Pepe, che tutto sommato, seppur fosse semplicemente un pesce apatico in un’ampolla di vetro, era davvero felice, “parole sue”!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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