Le smanie per la villeggiatura: dalla villa fuori città al turismo organizzato

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Erodoto

Erodoto

Andarsene dalla confusione e dalla sporcizia delle città, sospendere il lavoro, divertirsi e rilassarsi immergendosi nella natura: tutti noi conosciamo questo moto che ci spinge ad abbandonare – anche per poco tempo – lidi consueti per ripulirci dallo stress della vita quotidiana. Fino alla seconda metà dell’Ottocento tuttavia, viaggi e villeggiatura erano concessi a pochi privilegiati, ovviamente quelli che avevano un solido conto in banca. Nell’antichità il turismo come lo intendiamo noi non esisteva, anche se c’erano già i viaggiatori, uomini curiosi che documentavano usi e costumi dei popoli che visitavano; il più famoso è forse Erodoto di Alicarnasso che visitò gran parte del Mediterraneo orientale e in particolar modo l’Egitto descrivendo in seguito nelle sue“Storie” ciò che aveva visto di persona e sentito narrare.

Fin dall’antica Grecia erano previsti alberghi e locande, ma il must del relax lo avevano inventato i romani che si ritiravano con gli amici in grandi e lussuose ville in campagna dove si esercitava uno stile di vita elevato e raffinato detto “otium”. La parola, che a partire dalla teologia cristiana in poi ha assunto il significato negativo di pigrizia e omissione dei propri doveri, indicava al contrario un periodo in cui si abbandonavano affari pubblici e politici (negotia) dedicandosi allo studio, alla meditazione, agli impegni domestici e alla cura del patrimonio; secondo Marco Porcio Catone anche questo tipo di comportamento faceva parte delle virtù romane. Si iniziava generalmente in primavera con l’apertura delle ville al mare, e si terminava in estate andando nelle abitazioni collinari; residenze famose erano quelle imperiali, come la villa di Tiberio a Capri, dalle cui rocce a strapiombo sul mare – almeno a sentire Svetonio – il vizioso e crudele tiranno scaraventava i suoi amanti dopo essersi divertito con loro.

Paul von Spaun,  ricostruzione della villa di Tiberio a Capri

Paul von Spaun, ricostruzione della villa di Tiberio a Capri

Un’altra famosa villa era quella di Plinio il Giovane che descrive nelle sue Epistole il suo stile di vita vacanziero, esibendo modestia, umiltà e attaccamento all’antica semplicità contadina nonostante fosse l’avvocato più pagato di Roma: le sue case immerse nel verde erano lussuose, piene di stanze ben orientate e riscaldate, e gli permettevano di lavorare in tranquillità anche durante i Saturnali, le feste decembrine che spesso assumevano caratteri orgiastici. Un ulteriore aspetto della vita in campagna erano l’ospitalità e il buon cibo che Plinio elargiva a tutti, anche ai liberti, evitando di comportarsi come un suo conoscente cafone che graduava la qualità delle vivande e delle bevande a seconda del livello sociale dei suoi ospiti. Ma per la movida latina la quiete delle ville non bastava: la cittadina di Baia – situata nell’area dei Campi Flegrei e oggi quasi interamente sott’acqua – ne era il centro malfamato, e come diceva il poeta Properzio:“Spiaggia ostile da sempre alle fanciulle pudiche”.

Codex Calixtinus, Santiago Matamoros (ammazzamori)

Codex Calixtinus, Santiago Matamoros (ammazzamori)

Per gli uomini del Medioevo il viaggio era una metafora della vita umana, una meditazione sull’esistenza che doveva condurre da una situazione iniziale di peccato fino al porto sicuro della pace in Cristo. A prescindere da questo indirizzo spirituale nella realtà ci si muoveva moltissimo: a cominciare dagli agricoltori che spesso dovevano compiere chilometri per giungere ai campi, ai mercanti, all’aristocrazia guerriera al soldo del proprio signore fino ai sovrani, giacché spesso le corti erano itineranti. Famosi i viaggi dei pellegrini verso luoghi sacri come Gerusalemme, Santiago di Compostela e Roma; per costoro esistevano dei veri e propri vademecum, tra cui il più noto è l’ingombrante Codex Calixtinus, un insieme di cinque volumi scritti tra il 1139 1 il 1173 e indirizzato al pellegrinaggio compostellano che, oltre a narrare vita e miracoli dell’apostolo Giacomo e di altri santi, nell’ultimo tomo parla degli itinerari da seguire, dei villaggi da attraversare e delle locande in cui sostare, nonché del carattere degli abitanti e dei possibili pericoli in cui potevano incorrere i devoti viaggiatori. Frequenti nel periodo medievale anche i racconti di viaggi fantastici come quelli di Jean de Mandeville che probabilmente non si mosse mai da casa sua ma scrisse “Le voyage d’outre mer”, un best-seller tradotto in molte lingue e basato su testi più antichi, che influenzò perfino Colombo. Nel “Roman d’Alexandre” – altra storia popolarissima nel Medioevo – l’eroe macedone si cala addirittura in fondo al mare tramite una campana di vetro.

Palazzo Te, Mantova. Sala dei cavalli

Palazzo Te, Mantova. Sala dei cavalli

Se nel suo “De vita solitaria” Francesco Petrarca illustra i vantaggi della solitudine, che a suo dire preserva l’uomo dalle ambizioni mondane, il suo pensiero tuttavia non era condiviso dai signori che dal tardo Medioevo in poi iniziarono a costruire dimore sontuose non troppo lontano dalla città, in cui trasferire la corte e dedicarsi ai piaceri della caccia, del cibo, dell’amore senza naturalmente trascurare la gestione del potere e il controllo del territorio. Di questo tipo furono le cosiddette “Delizie” estensi, una trentina di ville, oggi in gran parte scomparse, che circondavano Ferrara fino ad arrivare al Po e che si potevano raggiungere in burchiello tramite un’estesa rete di canali che serviva anche ad arginare la sempre presente minaccia di inondazione. Questi complessi si ispirarono alla antiche case romane mantenendone il lusso e la fastosità. Sullo stesso genere è Palazzo Te a Mantova, voluto da Federico II Gonzaga e progettato e decorato da Giulio Romano su un’isoletta fuori città. Il posto doveva celebrare le passioni del Duca che comprendevano oltre alla sua amante Isabella Boschetti, anche sei pregiati cavalli della scuderia che lui volle raffigurare in grandezza naturale nella sala delle cerimonie: alcuni degli affreschi non lasciano spazio all’immaginazione e mostrano senza pudore i genitali in azione, come nella sala di Amore e Psiche, dove un eccitatissimo Giove sta per congiungersi con Olimpiade, la madre di Alessandro Magno.

Giochi d'acqua a villa Litta

Giochi d’acqua a villa Litta

Nel Cinquecento si costruirono altre sontuosissime ville: famose quelle venete, che i ricchi patrizi edificarono nell’entroterra grazie alla fortuna mercantile della Serenissima, ma anche nel resto d’Italia non si badava a spese; la celeberrima villa d’Este a Tivoli voluta al cardinale Ippolito II per consolarsi dalla mancata elezione al soglio pontificio, è famosa per i suoi giochi d’acqua e per le fontane musicali oggi ripristinate. I giochi d’acqua sono anche una caratteristica di villa Litta a Lainate: dagli ugelli accuratamente nascosti escono improvvisi spruzzi diretti verso il visitatore, che non può evitare di inzupparsi quando i getti sono incrociati tra di loro.

Intanto si cominciava a viaggiare anche per diletto. Il primo a provarci fu un bolognese, Ludovico di Varthema, che dal 1502 al 1508 se ne andò a zonzo in Africa, Arabia – compiendo anche il pellegrinaggio alla Mecca – e continuando verso Persia e India per giungere fino all’arcipelago delle Molucche, il punto più orientale raggiunto fino ad allora da un turista italiano. Varthema affermava di essere solo un curioso, e dovevano passare altri due secoli prima che le vacanze al mare – come le intendiamo noi – fossero appetite dalla classe abbiente. Furono inventate nel Settecento in gran Bretagna e riscossero un grande successo: bisogna pensare che fino a quell’epoca la misteriosa e impenetrabile distesa d’acqua era considerata sinonimo di natura selvaggia e pericolosa, l’abisso dove naufragavano le navi e dimoravano terribili mostri marini. La paura passò anche grazie ai progressi della medicina. Molti dottori dell’epoca consigliavano ai loro pazienti di immergersi nelle onde fredde dell’oceano per risolvere patologie come la malinconia, in inglese spleen, un termine usato in particolare nel romanticismo per indicare forme depressive dovute – come allora si credeva – allo squilibrio degli umori del corpo.

Pompeo Batoni, ritratto di Sir Wyndham Knatchbull-Wyndham con rovine e cane

Pompeo Batoni, ritratto di Sir Wyndham Knatchbull-Wyndham con rovine e cane

Nello stesso secolo si sviluppò il Grand Tour (da cui nacque la nuova parola turismo) il viaggio dal nord Europa fino alla Francia e all’Italia; in Francia i giovani anglosassoni benestanti andavano con un tutore per imparare la raffinatezza e le buone maniere e acquistare un guardaroba completo che li avrebbe fatti figurare in società. L’Italia attraeva per le bellezze del paesaggio e quelle artistiche – tra cui Pompei ed Ercolano da poco scoperte – e il sud della penisola, con le zone vulcaniche dei Campi Flegrei e l’Etna. La visita terminava con l’acquisto di “ricordini” rari e costosi e – per chi se lo poteva permettere – di una “veduta” delle città più belle o di un magniloquente ritratto con contorno di colonne, rovine e busti romani senza dimenticare l’immancabile cane.

Con l’Ottocento e col radicarsi dell’ideologia romantica mutò il modo di viaggiare: alla ricerca di paesaggi sublimi, grandiosi ed emozionanti e perché no, esotici, ci si rivolse all’Oriente o alle più vicine Grecia e Turchia, senza trascurare ovviamente l’Egitto, che le campagne predatorie di Napoleone avevano fatto conoscere in Europa. La società stava cambiando: la rivoluzione industriale aveva permesso l’arricchimento della borghesia, che aveva preso l’abitudine di regalarsi una pausa estiva dagli affari, costruendosi una villa in campagna oppure concedendosi una sosta vivificante alle terme, dove si andava “per passare le acque”. Si trattava però di un turismo d’elite molto esclusivo; l’inventore del turismo organizzato fu invece un pastore protestante, Thomas Cook, che voleva offrire giornate di evasione alle classi meno abbienti dell’Inghilterra vittoriana.  I prezzi erano stracciati – uno scellino a testa che comprendeva il viaggio e il pasto – e il successo fu tale che dalle iniziali undici miglia Cook cominciò a proporre gite più strutturate, fino ad arrivare ad una crociera sul Nilo nel 1869. Verso la fine del secolo la Thomas Cook & Son (poi Thomas Cook Group) diventò una vera e propria industria turistica con uffici in tutto il mondo.

Monumento a Jacques Balmat e H.B. De Saussure, conquistatori del monte Bianco, Chamonix

Monumento a Jacques Balmat e H.B. De Saussure, conquistatori del monte Bianco, Chamonix

Nello stesso periodo cominciarono a sorgere i primi stabilimenti balneari con zone d’acqua recintate che suddividevano uomini e donne per evitare pericolose promiscuità. La nuova moda delle vacanze era favorita dallo sviluppo delle reti ferroviarie, dal miglioramento generale delle strade e dei mezzi di trasporto, e dalla pubblicazioni delle guide turistiche, prima fra tutte quella del tipografo tedesco Karl Baedeker, un volume rosso che ebbe successo per l’esattezza scrupolosa delle informazioni sempre aggiornate, la praticità e l’abbondante dotazione cartografica.  Dobbiamo invece a Jean Jacques Rousseau le prime, entusiastiche descrizioni della sua Svizzera e del lago di Ginevra, decantati nel romanzo “La nouvelle Héloise”. Oltre che la bellezza dei luoghi si stavano scoprendo anche le virtù terapeutiche del clima di alta montagna, e non solo: tra il 1786 e il 1787 tre coraggiosi svizzeri conquistarono il Monte Bianco privi di qualsiasi  attrezzatura a parte il bastone e sfidando le leggende locali che affermavano come il posto fosse popolato da spiriti maligni, draghi e serpenti di ghiaccio. Era la nascita dell’alpinismo moderno che portò durante l’Ottocento alla conquista delle principali vette d’Europa. Queste entusiasmanti imprese avrebbero dato il via la turismo montano, che si sarebbe diffuso dalla metà del secolo in poi.Guida Baedeker

Fonti:

https://www.romafelix.it/lettera-di-plinio-il-giovane-allamico-gallo/

https://library.weschool.com/lezione/storia-dell-ottocento-borghesia-grand-tour-coffee-houses-20826.html

https://www.ilpost.it/2016/07/17/come-sono-nate-le-vacanze-al-mare/

https://www.eda.admin.ch/aboutswitzerland/it/home/dossiers/die-schweiz-und-ihre-bergrekorde/tourismus–die-entdeckung-der-berge-als-feriendestination.html

http://www.traveland.it/storia-della-guida-turistica-parte-3-lottocento-e-le-guide-blu/

https://www.9colonne.it/45693/thomas-cook-inventa-il-turismo-di-massa#.W2HKkdL7SUk

 

 

 

 

 

 

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