C’è un’isola lontana, una favola cubana… 11 cose che mi aspetto da Cuba

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Mi piacerebbe viaggiare e andare per il mondo nello stesso modo in cui scelgo libri e vado al cinema: impreparata.

Sono consapevole dei miei gusti, delle mie affinità, dei miei desideri, delle mie esigenze. So cosa non m i piace proprio o cosa è semplicemente “Non ora”. Però ciò che più amo (o amerei) è arrivare alla lettura o alla visioni aperta verso l’inaspettato, con gli occhi e il pensiero di un bambino pronto a stupirsi e farsi sorprendere. Accetto anche la delusione purchè sia senza pregiudizi.

Per il cinema e la lettura è più semplice: autori, registi, attori, case editrici, consigli di amici e di librai sono già, essi stessi, ottimi filtri di selezione. Poi c’è lo stato d’animo. Ci sono storie potenti o narrazioni leggere che possono funzionare in base quello che si sente in quel momento. Non sempre si ha voglia di impegno o, viceversa, talvolta la leggerezza non ci soddisfa, finendo per viverla come fosse banalità.

Viaggiare così non è possibile. Oltre alle classiche variabili che accomunano tutte le persone normali (chiedere e ottenere ferie, budget e vastità del mondo), c’è una cosa che è impossibile replicare: il lancio della novità.

Con un libro si può pensare di essere il primo fra amici e conoscenti che lo legge o che lo acquista; di un film che sai che sarà proiettato per la prima volta ad un festival, potrai sì crearti aspettative o pregiudizi positivi, basandoti sulla fiducia o sulle esperienze passate, ma fondamentalmente scoprirai i dettagli contemporaneamente al resto del mondo.

Per i viaggi è impossibile. Da Marco Polo, Vasco De Gama, Antonio Pigafetta e soprattutto Cristoforo Colombo in poi, arrivare in un posto inesplorato aspettandosi totalmente altro, non è quasi più possibile se hai più di 18 anni e sei impregnato di cultura occidentale.

Oggi non capiterebbe nemmeno agli esploratori dello spazio di partire per Marte e raggiungere un pianeta sconosciuto molto più grande, popolato e soprattutto completamente ricco di natura e risorse da sfruttare … Colombo, dai che le Americhe son meglio di un’unica India. Chissà cosa hai pensato veramente: ti aspettavi tea e spezie, e invece hai trovato isole caraibiche piene di frutta e gente pacifica – fino al tuo arrivo, mannaggia a te!

Il 6 agosto parto per Cuba. Vado con figlie e una famiglia di amici che conosco molto bene. Da gennaio stiamo preparando questo viaggio. Come ogni anno si parte con cercare aerei per il periodo delle ferie, decidere quanti giorni restare in base al costo dei voli per 3 persone e poi si cerca di mettere dentro il più possibile di mete e attività (da quelle imprescindibili a quelle che chissà perchè mi ossessionano – tipo la casa natale di Freddi Mercury a Zanzibar o la tomba di Marx a Londra). Scegliere l’itinerario è come fare la valigia: la stipi più che puoi per quei 10/15 giorni in cui sarai sul luogo del viaggio.

E come decidi di visitare questa o quella città? Come sai quali monumenti, musei, villaggi, parchi, spiagge, panorami vuoi assolutamente raggiungere? A questo punto tutti, ma proprio tutti abbiamo a disposizione due fonti:
A – uno o più amici&parenti che son stati dove noi programmiamo di andare;
B – la Lonely Planet.

La parte B è proprio buffa. Sì perchè la Lonely, come semplicemente viene chiamata, ci fa sentire tutti viaggiatori unici, informati, colti, rispettosi e originali. Ma in realtà la casa editrice che stampa queste guide oggi è di una delle industrie più fiorenti. Dal 2007 è stata acquisita da BBC che l’ha pagata 63 milioni di sterline di allora. Dal 2011 al 2014 ha venduto 120 milioni di copie di guide, nel 2014 son state scaricate 11 milioni di App all’Apple Store … per citare solo alcuni dati tratti da Wikipedia. Ora, quando arriveremo nella tal spiaggia di Zanzibar che viene definita come la più selvaggia e ideale per vedere il tramonto, certo riscontreremo che è vero, ma difficilmente saremo gli unici.

Quindi … come arrivare a Cuba e farsi sorprendere?

Per me personalmente è impossibile. Sento parlare di questo luogo meraviglio dal 1968 (avevo 3 anni) quando il cugino comunista di Torino passava le ferie là, nei campi di canna da zucchero ad aiutare i contadini. Ricordo che raccontava di coccodrilli che attraversavo le carraie e che portava strani giocattoli realizzati con carta pesta o stracci che allora non apprezzavo, ma che ancora conservo.

Da allora ci son stati i miei genitori, ci ha lavorato un altro cugino (che è pure morto là), ci hanno viaggiato moltissimi amici e amiche, un’infinità di persone che conosco per lavoro, uomini, donne, ragazzi, ragazze di ogni età che mi dicono di essere andati e che è stata la vacanza più bella della vita. Una sola voce fuori dal coro ne ha un ricordo terribile perchè scippata dei documenti in maniera violenta. E nessuno che osava aiutarla. Anche la sorella e la moglie del cugino che non c’è più, parlano più che positivamente delle strutture ospedaliere cubane e dell’umanità delle persone. Trovarono più difficoltà con la burocrazia italiana che con l’apparato cubano.

Mi rendo conto che la mia parentela largamente comunista e in buona parte romagnola, non ha potuto che amare un luogo dove si è realizzato un comunismo in stile latin America. Una dittatura ma con un piglio decadente e romantico, un po’ amata un po’ subita da gente che canta e balla, e dona sembianze di amore agli stranieri, in cambio di un po’ di Dolce Vita e buon cibo per turisti.

Il popolo cubano ha subito un forte embargo. Ma ha anche goduto di vantaggi non riscontrabili in paesi così poveri. Negli anni dal 1990 al 1996 non c’era niente, ma proprio niente, frigoriferi e farmacie vuote, luce razionata. Secondo i dati della banca mondiale il prodotto interno lordo era calato del 40%. Tra il 1990 e il 1992 il reddito procapite annuo era circa 700 dollari, pari a quello del Senegal.
Solo che l’aspettativa di vita in Senegal era di 48 anni e a Cuba di 76,
solo il 16% dei giovani senegalesi studiava, contro l’89% di quelli cubani.
E se nel paese africano la mortalità infantile era di 125 bambini deceduti su 1000, a Cuba solo 14.
In pratica meglio che in Italia.

Certo la frase più ripetuta da chiunque sia stato, dal 1970 a oggi è sempre la stessa: “Da quando son stato io, Cuba è molto cambiata … ” Il prima è: prima dell’embargo, dopo l’embargo, prima di Obama, dopo Obama, prima della morte di Fidel, dopo la morte di Fidel … Figuriamoci oggi che addirittura è cambiata la carta costituzionale. Sì perchè, dal 24 luglio 2018 sono state introdotte alcune sostanziali modifiche:

La nuova Carta Magna, ovviamente, non è soltanto la fotocopia della vecchia.
1. Reintroduce la carica di primo ministro di nuovo separata da quella della presidenza.
2. Riconosce per la prima volta diversi tipi di proprietà (la “socialista di tutto il popolo”, la mista e la privata), istituzionalizzando una realtà già da tempo esistente.
3. Infine, di fatto legalizza il matrimonio – che ora non è più la “unione tra un uomo e una donna”, ma semplicemente una “unione tra due persone” – di cittadini del medesimo sesso.” cit. Il fatto quotidiano

Quindi potrei aver deciso di andare a Cuba fuori tempo massimo, quando non è ancora possibile parlar male del regime, ma l’operazione per cambiar sesso è pagata dallo stato.

Cosa mi aspetto? Certo di  osservare, provare, ma anche rifiutare, le seguenti 11 cose

1 – Il comunismo, che per quanto non sia più quello di una volta, non sarà comunque ancora definitivamente assente.

2 – Celebrare ila rivoluzione e il Che. Senza se senza ma. (Hasta la Victoria Siempre).

3 – il fascino della decadenza. Questa è la motivazione più intrigante. Perchè se un’architettura decade, significa che prima è stata in auge. La cultura da fine impero è sempre affascinante per me.

4 – Musica e ballo. La musica caraibica e i balli latini, salsa, merengue e compagnia danzante mi danno l’orticaria. Però spero di ricredermi. (E di riuscire ad ascoltare in cuffia un sano Rock and Roll consolatorio).

5 – il Rum e i sigari. Ne capisco il valore, in particolare del Rum, dato che non fumo. Mi è chiaro che fan parte della cultura dell’isola e dei prodotti di qualità che esportano in tutto il mondo. Per me interessante, ma non il motivo principale di fascino.

6 - Embargo: Obama ha chiesto che venisse tolto nel 2014. Ora non c’è più. Ma immagino che la scarsità di beni futili sia ancora in auge. Questo stile mi rende l’isola più interessante.

7 - Gli ospedali migliori del mondo – e la sanità è gratuita per i residenti. Questa voce spero di non sperimentarla. In ogni modo, come da indicazioni di chiunque, ci siamo dotate di una farmacia da viaggio invidiabile, anche per malanni mai considerati.

8 – Connessione scarsa. Internet è stata introdotta da meno di due anni ed è contingentata. Questo sì che potrebbe rendere la vacanza veramente alternativa. Senza whatspp e senza postare su Intgram, come nei viaggi precedenti al 2012.

9 – Turismo sessuale. Trovo molto triste e avvilente incontrare miei connazionali coetanei (over 50) in compagnia di ragazze a malapena maggiorenni. Dicono che ci sono anche molte donne occidentali che utilizzano le piste da ballo per rimorchiare giovinetti che ti dicono che ti amano già al primo Mojito offerto … Insomma per me una realtà inquietante.

10 – Mare caraibico. Mai stata ai Caraibi, mai stata a sud degli Stati Uniti. Questa è la 4 motivazione del viaggio. Vi saprò dire.

11 – Povertà e dignità. Non mi voglio esprimere finchè non avrò visto con i miei occhi. Perchè quando la povertà è tanta, è facile parlare di dignità con le scarsità degli altri.

Quindi fra poco parto. La scarsa connessione di cui sopra potrebbe precludermi la pubblicazione in tempo reale, quindi chiudo il pezzo ora.E se vorrete verificare se il senno di poi è una scienza esatta, potrete leggere quello che scriverò dopo il 17 agosto, nel secondo articolo che sarà pubblicato nel numero del midterm.

Per ora ringrazio: Daniele Silvestri e la sua Cohiba, Antonella Bandoli e la sua guida fuori stampa Clup, Luisa Franzini, Ramona Belmonte e Petra Sasselli per le notizie più recenti.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

    • Marina Marinda Flamigni

      Ciao Andrea, non avevo capito il tuo commento. Nè cosa cosa intendessi per assassino involto (assassino avvolto?), nè quale fosse la bandiera di cui parlavi. Poi ho capito che ti riferivi al volto del Che nell’immagine che ho utilizzato per l’articolo. Non si tratta di una bandiera, ma di una maglietta che i miei genitori mi portarono da Cuba oltre 20 anni fa. Forse il Che non avrebbe voluto essere mescolato con gli omosessuali? Forse sì, come il 90% dei latini e degli italiani. Però a Cuba ora il matrimonio gay è ammesso, mentre in Italia no. Grazie del commento. Ciao.

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