Top Ten Elbana

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Se stessimo davvero per abbandonare la società con cui abitualmente ci confrontiamo per trasferirci su un’isola deserta, o meglio, se fossimo obbligati a farlo con lo spazio sufficiente nel bagaglio per una decina di libri impiegheremmo giorni per deciderci, se non di più. E la scelta non deve esaurirsi nel frangente di un pensiero condizionato dalle circostanze.

Gli editori in piazza

Gli editori in piazza

Da martedì 17 a venerdì 20 luglio, nel borgo di Rio, qualche consiglio è arrivato con Elba Book, il festival isolano dedicato all’editoria indipendente, che ci aiuta a estinguere l’indecisione, a scegliere una direzione verso la quale prendere il largo. La top ten più limpida del Tirreno segue il principio della “bibliodiversità”, un concetto potente ma purtroppo ancora poco tutelato, che la Dichiarazione parigina degli Editori Indipendenti nel 2007 ha rivendicato. Si ispira alla biodiversità e fa riferimento alla diversificazione indispensabile della produzione editoriale di cui il lettore ha il diritto di godere. In extremis, declina la libertà di pensiero e di espressione, la pluralità dei punti di vista che animano il mondo.

La poesia dà il ritmo: «Ma forse so arrivare solo a riva / ci sono donne fatte per restarci / fissate all’orizzonte come chiodi». È uno dei primi sussulti di Isabella Leardini in Una stagione d’aria (Donzelli). Di fronte a un orizzonte stipato di possibilità la poetessa realizza quanto l’incontro rimandato all’infinito tra cielo e mare, quasi scivolasse lungo la curva terrestre, possa relegare a uno scoglio, o peggio, trascinare l’individuo nella sabbia delle aspettative. E il lettore badi a non confonderle con le speranze: il sole che tramontava sull’acqua avrebbe potuto accecare sia Ulisse sia Edmond Dantes, che non molto lontano dall’Elba si fece chiamare Montecristo.

Finalista al Premio Strega con La madre di Eva (Neo Edizioni) Silvia Ferreri mette il corpo di Eva, archetipico nel nome e ancor di più nel sovrapporsi di identità maschile e femminile nella transizione da un sesso all’altro, al centro di un romanzo che indaga il desiderio. Il passo dell’autrice ne scavalca l’adesione banale alle pulsioni fisiche sviluppando la storia nel binomio madre-figlia, incarnazione del tentativo sempre imperfetto, sempre imperativo, di tradursi in un altro corpo.

Castello del Volterraio, Rio nell'ElbaSpesso l’evoluzione degli orizzonti e dei desideri è incomprensibile: il nuovo romanzo di Annie Ernaux, Una donna (L’orma), ritrae il vissuto di sua madre mescolando storia e memoria, realtà oggettiva e affetto, in modo che componenti opposte si rafforzino a vicenda, come succede tra genitori e figli per colpa del tempo. Ernaux rende con efficacia il paradosso: ogni percorso di vita può incontrare gli altri proprio perché unico e sconvolto dall’onestà dei sentimenti.

In Tutta la luce del campo aperto (Edicola Ediciones) Francisco Ovano gioca con la traduzione e la tradizione, quella sudamericana di Cortàzar, Borges e Bolaño. Il cileno orchestra un romanzo che sfonda la lingua e la struttura narrativa. Il risultato è una sorta di bagliore che si rifrange di continuo, superando persino le vicende narrate, così che i lampi si confondano in un alone luminoso dove l’ombra non coincida nemmeno più con il buio.

Sui contrasti marcati si gioca invece Dopo il diluvio (Exòrma) di Leonardo Malaguti: l’urto di farsa e tragedia, dei toni complementari di passi nei quali «ogni pensiero era una via di fuga, una scusa per rimanere ancora un po’, e nel frattempo i campi di rape seccavano» trasfigura nelle vicende di ordinaria disfatta l’indiscrezione di Breugel, Bosch, del Baudolino di Eco, i giardini di delizie che da vicino rivelano i bestiari di un medioevo fantastico e immondo.

A tratti, previa la rinuncia alla speranza che concede comunque l’aggrapparsi alla bellezza della forma, come nell’appassionato Casa per casa (Rubettino) di Sandro Abruzzese. Nonostante viva a Ferrara da anni, l’autore ne racconta le storie con l’occhio di chi vuole ancora penetrare nelle pieghe di ciò che dovrebbe essere oramai scontato. Soglia dopo soglia, rimettendo a fuoco le contraddizioni di una città che mai ha tradito la razionalità perfetta dal suo impianto urbanistico.

Altri ribaltamenti dominano Nonostante tutto. Il dolore innocente (Moretti&Vitali) di Lella Ravasi Bellocchio e Come nasce un poeta (Minerva), l’epistolario di Vittorio Sereni e Roberto Pazzi. Del primo colpisce l’invito ostico a rintracciare la componente quasi sapienziale di ogni dolore, la luce che, se non rischiara la via davanti a sé, spinge dolcemente via dalle tenebre; quasi che l’io fosse uno specchio bifronte, lo stesso che nel carteggio tra i due poeti diventa il continuo rispondersi di speranza e conforto. Anche se non sempre si distribuiscono secondo quanto l’età suggerirebbe, entrambi trovano ugualmente, oltre qualsiasi distanza, il supporto rincuorante della parola, della vibrazione che attraversa la materia senza restarci invischiata ma, anzi, traendone il calore necessario.

Rio nell’Elba, Fontana di BarabbaLa voce narrante di Juan Sebastián Elcano, il protagonista di Magellano (Castelvecchi), romanzo tanto avventuroso quanto il personaggio è tutt’altro che edificante. Opportunista, travolto da un’avventura inimmaginabile tanto per un uomo del Cinquecento quanto per uno odierno, Elcano assiste alla tragica fine del conquistatore che per ironia della sorte diede il nome allo stretto. E tenta a tutti i costi di prenderne il posto, di superarlo in termini di ambizione, di tornaconto. La gloria e il denaro valevano più di ogni altro bene, ma prima di morire Elcano sentirà il bisogno di riscattare le gesta del suo capitano per salvare la sua pace interiore.

Sul fondo della traversata elbana sta Pseudo-Paolo. Lettera di San Paolo apostolo a San Pietro (Melville), che è valsa a Davide Brullo la nomination al Campiello. Chi mente alle persone care non lo fa per ferirle, ma per proteggerle da una verità ingiusta che potrebbe deluderle. E la beata menzogna che costruisce riga per riga l’autore, dal ritrovamento del presunto manoscritto sino all’apparato circostante di note, intende mettere il lettore davanti ai suoi stessi dubbi, a un assurdo speculare e perciò possibile. Il ribaltamento diventa funzionale al riconoscimento, il solo modo di trovare l’origine del bene e del male da dentro, una verità personale che possa resistere agli istinti del corpo e ai compromessi della mente, che non reclami un fatto storico o il Tommaso di turno per sussistere. Soprattutto, che non preveda di essere tradita per essere amata più intensamente.

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