Recensione – Giacomo Casanova, La sonata dei cuori infranti

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giacomocasanova

La cosa più naturale da fare per iniziare questa recensione è scrivere la verità, l’unica cosa che mi viene in mente in questo momento è: ma quanto è stato bello leggere “Giacomo Casanova – La sonata dei cuori infranti”, di Matteo Strukul? Moltissimo. Un libro appassionante, travolgente, seducente, avvolgente, proprio come il protagonista del libro.
Casanova, il celebre libertino che ancora oggi fa parlare di sé, accende le fantasie delle donne di tutto il mondo ed è diventato il simbolo per quella categoria di uomini che ha fatto della seduzione uno stile di vita.
Lo scrittore, Matteo Strukul, ama Venezia, prima donna, stalagmite d’arte che si innalza dal mare in un effluvio di acque lagunari, fluide e dense, calme e accoglienti, sinuose come i fianchi di una donna. Ma ama anche il malandrino che quasi tutti i veneziani del Settecento rifuggono, il passeggiatore per i tetti aguzzi, il conoscitore dei comignoli più angusti, il funambolo, il viaggiatore, lo scrittore, il conquistatore di cuori annoiati: Giacomo Casanova.

Avventuriero, seduttore, spadaccino e cabalista, quell’uomo sguazzava come un pesce nell’acqua fra sfide e duelli, vizi e inganni. Il suo nome era sinonimo di guai, e incrociare il suo sguardo una volta di troppo poteva risultare fatale.

Ed eccoci allora catapultate in un’altra realtà, in un altro tempo, con indosso un corsetto strettissimo per far risaltare di più il punto vita e la scollatura, con un ventaglio in mano e una maschera a celarci il volto, pronte per recarci ad una festa organizzata da una delle famiglie più antiche della città. Leggendo le parole di Strukul ci sentiamo un po’ tutte come Francesca Erizzo, giovane, appassionata alla vita, che ancora deve mostrarle il suo meglio, ma anche il suo peggio. Mentre ci prepariamo pensiamo che il nostro futuro sia tutto lì, già rivelato, che niente di meglio di una sonata di clavicembalo o di un gioco di prestidigitazione possa allietarci la serata, rassegnate alle banali conversazioni di improbabili cavalieri che incontreremo durante il ballo, distratte dalle solite chiacchiere delle amiche fidate sul vestito di quella o di quell’altra dama, ma mentre siamo sicure che niente di nuovo possa succedere qualcosa squarcia il velo di tedio che ci devasta, accade l’evento che cambia per sempre il nostro destino. Anche la musica muta, sembra diventare più allegra, più vispa, l’oro delle cornici degli affreschi sembra tornare a splendere, un inchino imprevisto, uno sguardo penetrante, una mano discretamente sollevata e baciata, un cavaliere mai conosciuto ci invita per un ballo che sembra avere solo un inizio e non una fine.

“Giacomo Casanova è tornato!”
E fu l’inizio della fine.

È stata esattamente così la lettura di questo testo: qualcosa di imprevedibile e di bello, che ha ridato movimento a un tempo spento.
Sarebbe tutto così semplice se le storie d’amore finissero nell’attimo stesso in cui iniziano, invece c’è il desiderio di toccarsi, di incontrarsi, ci sono gli altri partecipanti, le complicazioni a mettere pepe alla storia, ci sono gli intrighi. C’è la politica.
In questo libro anche il corteggiamento è politico, Giacomo è un uomo (straordinario, ci mancherebbe) ma che per quanto sofisticato sia ha pensieri e desideri semplici, diretti. Vuole una donna? La conquista.
Non si rende conto di essere stato a sua volta manipolato e usato per la scalata al potere di un ristretto gruppo di signorotti che complottano ai danni di Venezia in favore dell’Austria.
Quante belle donne, arcigne e perfide, tirano i fili di queste marionette, quanta destrezza nel calcolare ogni singola parola e battuta.
Ha il volto pulito Giacomo, non conosce slealtà, calcolo. Non conosce neanche il senso della misura. E cade. Precipita sempre più in basso, nel lerciume di una fetida prigione.
Ma lui è un supereroe d’altri tempi, escogita un piano e cambia le carte in tavola. Si salva? Non si sa…
Riesce a salvare la sua amata?
Che disdetta! L’autore ci lascia con il dubbio più atroce, con la palpitazione sul più bello, con l’attesa più conturbante: Giacomo ritroverà la sua Francesca?

E ora Francesca, che lo conosceva appena, ma pareva leggergli l’anima, poneva domande perfettamente legittime e, pur attratta da lui, gli stava ponendo un limite.

Una storia d’amore dunque, intrighi di corte, intrecci politici, ma non chiamatelo ‘romanzo storico’ è proprio Strukul che ce lo chiede e se sentiamo la disperata necessità di definirlo in qualche modo, che sia qualcosa di più vicino alla spy story. E in realtà così è, restiamo con il fiato tirato, osserviamo da dietro le tende, indaghiamo, vorremmo consigliare, agiamo insieme al nostro beniamino.
A prescindere da dove vogliamo collocare quest’opera nella libreria, questo libro è sopraffino, unisce una tecnica narrativa a uno stile elegante, importante, al pari livello degli argomenti trattati.
Descrizioni romantiche ed elevate, ma mai mielose o noiose.
Strukul si muove come uno scrittore d’altri tempi, ci fa quasi rimpiangere un’epoca che non può tornare.
Quando i sentimenti viaggiavano in punta di epistola.
È un romanzo bello come un rondeau potente, allegro, frizzante, uno di quei libri che non ti stancheresti mai di leggere e di cui speri che arrivi presto il prosieguo.

matteo-strukul
È abile Strukul, non sta a me dirlo, ma è così. Incanta con la scrittura come Casanova incantava con lo sguardo. Ti rapisce con la dialettica così come Giacomo affascinava con l’adulazione, ti finisce con una trama eccellente e ti inchioda al palo con una sensualità sospirata, mai lasciva, così come Giacomo seduceva.
È un libro che ha in sé la forza del romanzo storico e la modernità della spy story, bisogna leggerlo e lasciarsi trasportare sulle chiare, fresche e dolci acque proprio come se fossimo distesi in una gondola, un po’ ritrose più per gioco che per realtà di intenti, nell’attesa del bacio del nostro amato.

 

(photo fonte web)

(foto di copertina La Stampa)

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