L’interferenza dei soldi

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“Se non cambiamo la nostra mente, saranno gli eventi a cambiarla” Fresco

Cosa succederebbe se il nostro pianeta fosse sotto la minaccia di un evento catastrofico come l’imminente approccio di un enorme meteorite? Cosa farebbero gli uomini? Cosa farebbero i governi? Continuerebbero ad affannarsi nelle loro contrapposizioni, agendo nel proprio interesse, sprecando tempo ed energia a farsi la guerra, o unirebbero le loro forze per aumentare le possibilità di sopravvivenza?

La risposta sembra ovvia. Quando si è davanti all’inevitabilità della morte, ci si ricorda improvvisamente del valore della vita, e ci si affida alla tecnologia, alla scienza, alla conoscenza e alle risorse disponibili per preservarla. Le mobilitazioni di aiuti umanitari a seguito di catastrofi di portata come quella dell’11 settembre o del terremoto in Umbria lo confermano: la spontanea reazione dell’uomo sotto minaccia di estinzione è di unirsi agli altri per scongiurare pericoli che prescindono da differenze e confini nazionali.

Nel suo naturale stato di coscienza della propria mortalità l’uomo non chiederebbe denaro per salvare la vita di un altro uomo, e se, ad oggi, esistono uomini che agiscono esclusivamente nel loro interesse escludendo dalle loro considerazioni il benessere altrui è solamente perché cresciamo in una culura basata sulla fede nella scarsità.
Sin da piccoli ci vengono infatti inculcati dei concetti tossici come quelli dell’individualismo, del materialismo, della competizione come unico modus operandi. Nonostante ciò, questi valori non rispecchiano la realtà di quello che siamo dentro. Sono semplicemnte delle verità che hanno lo scopo di mantenere un certo status quo, una certa distribuzione di potere, una precisa separazione tra chi ha e chi non ha.
La paura della fame diventa allora cosí radicata nel nostro cervello che siamo disposti a gettar via il nostro tempo facendo lavori inutili per allontanarla. Proiettando poi questa paura nel futuro finiamo per dimenticarci di goderci il presente, la nostra mente si appanna, smette di creare, di imparare, di capire il significato delle cose, ed utilizza tutte le energie disponibili a cercare la sicurezza, diventando più stanca, mansueta, malleabile, ma soprattutto, controllabile.
È grazie a questo meccanismo che siamo diventati mentalmente schiavi di qualcosa che noi stessi abbiamo creato: il denaro.

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“Il denaro è un interferenza perchè limita le nostre possibilità, limita i nostri sogni” (Fresco). L’economia mondiale, intesa come sistema di scambio basato sul denaro, è possibile solamente nel momento in cui viene mantenuta un illusione sostanziale, spacciata come verità assoluta: che la scarsità sia reale e, di conseguenza, che l’ingordigia e l’egoismo siano immutabilmente radicati nella natura umana.

Parliamo di illusione perché non è detto che si debba vivere come viviamo, non è detto che la guerra o la povertà siano inevitabili. Se riuscissimo a cambiare prospettiva, o se un evento inaspettato ci facesse cambiare idea, riusciremo forse a vedere come i problemi che ci preoccupano così tanto realmente problemi non sono. Il terrorismo, la crisi economica, la disoccupazione, le guerre, le disparità sociali, tutto svanirebbe in un secondo se solo imparassimo ad allocare le risorse in modo diverso. Si potrebbero utilizzare i droni per portare provviste invece che per portare distruzione, si potrebbero utilizzare i computer o i robot per diagnosticare malattie, costruire canali di irrigazione, pulire le strade, coltivare campi, produrre scarpe, costruire case, guidare le macchine, fare il caffè… gratuitamente. Il lavoro che schiavizza l’uomo e gli impedisce di godersi la vita potrebbe essere assegnato alla tecnologia, cosicché l’uomo possa tornare libero di passare il tempo imparando, creando, vivendo in armonia con la natura e svolgendo attività che favoriscono la sua evoluzione.

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Fu lo stesso Henry Ford a dire che “è un bene che le persone non comprendono il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capissero ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina”.
Ed è vero, non comprendiamo l’assurdità di un sistema basato su una totale invenzione, un sistema completamente irrazionale, immorale e illogico, che più spesso del dovuto produce ineguaglianza. È proprio assurdo che ci siano case vuote e senzatetto nelle strade, gente che muore di fame e montagne di cibo nelle discariche, sovrapproduzione di beni che non possono essere acquistati dalla maggiorparte della popolazione se non attraverso un ricorso al credito.
Forse non ci saranno meteoriti in rotta contro la terra in questo momento, ma c’è una minaccia ancora più grande: l’ignoranza, l’inconsapevolezza del motivo per cui facciamo quello che facciamo. Essa esiste in quanto l’unico modo di continuare a vivere all’interno di un recinto di regole inventate è ignorandone le evidenti contraddizioni. Possiamo allora continuare a illuderci di essere liberi, di vivere in uno stato democratico, ma la verità è che non abbiamo la libertà di vivere al di fuori della scuola, del mondo del lavoro, della politica, delle bollette della luce e del gas. L’unica cosa che possiamo fare è andare a votare scegliendo tra due opzioni che ci vengono date, che è l’equivalente di entrare in un ristorante e sentirsi dire “potete mangiare quello che volete! Le opzioni sono wurstel bolliti o sottilette scadute!”.

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Che tu ci creda o no, il mondo che conosciamo sta per finire, non importa se accadrà tra 1 anno o un secolo, l’importante è constatare che è stato costruito su delle verità temporanee e personali, sulla sabbia mobile di incorrette interpretazioni della natura umana come quelle che hanno portato al liberalismo economico. Il modo di vivere del futuro sarà basato invece su verità immutabili, universali e scientifiche, sul rispetto dei bisogni altrui, sulla sostenibilità, sulla cooperazione, sull’empatia.

Senza l’egemonia del denaro nella sua vita e nelle sue relazioni la vera natura dell’uomo riuscirebbe più facilmente ad emergere, e la sua vera natura è sociale, è condivisione, è amore, è libertà. 

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