“Il Catalogo delle Donne Valorose”, un libro che tutti dovrebbero leggere

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Ma avevamo ancora bisogno, nel 2018, di un libro che parlasse di donne? Sì. Assolutamente sì. Un libro così ben scritto fa bene al cuore e “Il catalogo delle donne valorose”, di Serena Dandini, è un libro realmente molto interessante. Una donna che racconta storie di donne, ma che parla a tutti con l’esempio di chi ce l’ha fatta. C’è chi è partita più avvantaggiata, e chi meno, chi ha dovuto lottare da sempre per far valere i propri diritti, chi invece ha avuto l’appoggio della famiglia ma si è dovuta scontrare con mentalità chiuse e bigotte. Chi ha dovuto combattere anche solo semplicemente per riuscire a soddisfare i bisogni primari, per salvarsi da una vita di stenti e di fame. Tutte storie bellissime, entusiasmanti, delicate. Si parla di donne note, ma potrebbero essere i racconti delle vite di ognuna di noi. In quante ci siamo reinventate e scoperte nel corso del tempo? Quante vite ci portiamo dentro? Quante cose dobbiamo riuscire a fare contemporaneamente? Come i petali di una rosa si schiudono di volta in volta i capitoli su ognuna. Ogni personaggio infatti è introdotto da una locandina con una foto della protagonista in questione con la rosa che le è stata dedicata. Le illustrazioni sono realizzate da Andrea Pistacchi. Si inizia con Ilaria Alpi, la giovanissima giornalista della RAI, uccisa con l’operatore audio-visivo, Miran Hrovatin, che viaggiava con lei, in un agguato a Mogadiscio. I suoi assassini non sono stati ancora trovati, così come le motivazioni reali della sua morte non sono mai state accertate. Vengono raccontate le storie di molte giornaliste, ma anche combattenti politiche, artiste, cantanti, patriote, persino la dolce icona sexy, Betty Boop.

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Il femminismo mi si è presentato come lo sbocco tra le alternative simboliche della condizione femminile, la prostituzione e la clausura: riuscire a vivere senza vendere il proprio corpo e senza rinunciarvi.

I racconti per ogni singola figura sono di poche pagine, in modo da non appesantire il lettore, una sorta di enciclopedia, in cui le figure femminili sfilano pagina dopo pagina. Lo stile è asciutto, essenziale, ci manca un po’ Serena Dandini, avrebbe potuto osare un po’ di più con la sua presenza sagace, non per rubare la scena alle sue splendide protagoniste, ma perché ci piace molto il suo modo di intervenire. La scrittrice però lascia il giusto spazio alle nostre eroine. Molte donne che hanno cambiato il corso della storia non compaiono, penso ad Eleonora Pimentel Fonseca, alle sorelle Giussani, a Mary Welsh, o a tutte quelle donne che hanno sacrificato loro stesse per preservare l’immagine pubblica del marito (Zelda Sayre, tra tutte), ma il libro è un’ottima base di partenza per approfondire le storie presenti e per cercarne di nuove. C’è ancora tanto, troppo da fare per la condizione femminile nel mondo e nel nostro Paese. Proprio in questi giorni è stata diffusa la notizia che nessuna donna sia scelta per il Consiglio superiore della magistratura 8 toghe 8 uomini, stessa cosa già successa anche alla Corte dei Conti, dodici uomini su dodici. Sono 4900 le donne magistrato in Italia, 4508 gli uomini. Lottare per avere i diritti minimi garantiti, per poter avere un permesso dal lavoro, per meritarsi una vita dignitosa, per essere semplicemente retribuite come i colleghi uomini, anni e anni di lotte eppure i risultati raggiunti sono così pochi se si pensa a tutto il tempo trascorso. Storie incredibili che permettono anche di sognare, un po’ come succede con Emma Hamilton, o che ci fanno venire voglia di lottare, come Carla Lonzi. Persino per correre la maratona di New York c’è qualcuno che ha dovuto combattere per noi, come Kathrine Virginia Switzer.

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Grazie a Serena Dandini per averci permesso di conoscere tutte queste storie, per averci fornito questo così vasto catalogo di Donne degne di nota, che siano uno sprone, un esempio, per chi non riesce a mettersi in salvo, per chi non sa come riprendere in mano la propria vita: dentro di noi esiste una forza indomita. Basta solo ripartire da quella, da noi.

 

(photo fonte web)

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Claudio Conforti

    Se già non è nel libro (che ancora non ho letto) vorrei segnalare Cristina Trivulzio di Belgiojoso, cui già nei primi anni ’40 mia madre dedicò la sua tesi di laurea

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    • Imma I.

      La ringrazio molto per questo suo commento, purtroppo lo leggo solo ora. Sì, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, è presente nel libro, purtroppo sono assenti tante altre figure. Speriamo che ci sia un seguito. La ringrazio davvero molto per questa sua segnalazione. Sarebbe bello poter leggere la tesi di laurea della sua mamma. A presto!

      Rispondi

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