Roma, truffa alle assicurazioni tra memoria filogenetica e deontologia professionale

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Avevano avviato una vera e propria compagnia attoriale, i cui membri recitavano parti di un copione sotto la regia di un capo. Questa la novità riguardante la truffa alle assicurazioni, recentemente scoperta, implementata da un folto gruppo di persone tra cui vi erano medici, avvocati e non solo.
Roma 2Il campo d’azione, Roma, in particolare slarghi, piazze e incroci trasformati in set cinematografici real-immaginari. Una novità che – per via della sua nascita capitolina: Cinecittà docet – potrebbe profilare legami innati, da osservare magari con l’ausilio di mezzi d’indagine scientifica che rilevino l’eventuale connessione tra le azioni compiute e la memoria filogenetica[1].
Ma se quest’ultimo è ancora un dato ipotetico e auspicabilmente isolato – che attiene soltanto alla modalità dell’azione illecita – non lo è affatto il danno permanente provocato da questa combutta, che si colloca invece in un più trasversale quadro nazionale, costellato di simili episodi truffaldini, in particolare da parte di quelle figure professionali meritevoli di stima per il prezioso lavoro che gli compete a sostegno di cittadini e/o pazienti, a tutela di diritti e salute.

Di certo, nel caso di specie, le truffe ripetute sono avvenute con il concorso di tante persone – clienti, ma anche infermieri, funzionari ecc. –  responsabili a vario titolo. Tuttavia, per via del dovere sociale di cui sono intrise le figure di avvocati e medici – tali da rappresentare nell’immaginario collettivo ancora baluardi di legalità e dedizione agli altri – è importante riportarne i cardini delle rispettive professioni.toga-con-stetoscopio

Un avvocato, tutore della legge di alta risma, conosce a fondo la genesi di un dettame normativo, sintesi di studi, osservazioni e discussioni atte a contemplare le corrette azioni da compiere – per la migliore convivenza della comunità – e le relative sanzioni, deterrenti di cui si dovrebbe al pari tener conto ma che risultano, purtroppo, sempre poco incisivi.
Riguardo ai medici, poi, si entra addirittura in una sfera più intima, che attiene all’elemento primigenio di un essere umano, la salute. Il professionista che presta il giuramento di Ippocrate, dichiara di dedicare la sua vita a prendersi cura degli altri, sul serio e non per scherzo o, peggio ancora, per finta e tornaconto personale.

Questo caso dimostra che le pene – per alcuni soggetti, anche i più insospettabili – non assurgono alla loro precipua funzione di deterrente, fatto peraltro riscontrabile anche in altri casi di misfatti più o meno gravi. Ciò dipende dal tratto comune del malfattore, il cui contrasto non può che completarsi con una prevenzione mirata, una articolata e capillare contromisura educativa destinata ai più piccoli, che sarebbero seguiti passo dopo passo da professionisti specializzati.
Non più al tempo e alla teoria il compito di sanare le piaghe, ma affidando a specialisti la cura di chiunque si sia trovato nella condizione di delinquere o di commettere un errore che – seppure apparentemente insignificante – abbia causato nocumento a singoli o alla collettività, alla pace e al bene comune.

Note

1. La memoria filogenetica appartiene all’intera specie ed è inscritta nelle aree corticali sensoriali e motorie primarie che, con le loro migliaia di milioni di connessioni, hanno registrato l’esperienza essenziale della specie nelle sue interazioni con l’ambiente nel corso di milioni di anni, e tutte queste informazioni, immagazzinate nei geni, hanno reso possibile agli esseri umani la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente. Man mano che risaliamo nella scala evolutiva, aumentano la qualità e la quantità dei comportamenti appresi e integrati nella memoria della specie. Così, a fronte delle alterazioni dell’ambiente, gli organismi con sistemi nervosi più sviluppati hanno imparato a modificare la loro condotta, ad acquisire nuove conoscenze e ad utilizzarle in maniera innata per rispondere adeguatamente alle esigenze del contesto. Da tutto ciò possiamo concludere che la memoria filogenetica ha una fondamentale funzione adattativa. [Ndt]

 

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