Dal libro al film. Da “Oh” di Philippe Djian a “Elle” di Paul Verhoeven

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Un breve romanzo narrato in prima persona da una donna amorale che mette a nudo le debolezze sue, di chi le sta vicino e della società borghese, diventa un bellissimo film interpretato da una eccezionale Isabelle Huppert.

Titolo: “Oh” (Oh)
Oh philippe djian
Autore: Philippe Djian (Parigi, Francia, 1949)
Lingua origianale: Francese
Prima pubblicazione: 2012
Prima edizione italiana: 2013
Editore Italiano: Voland
(collana Intrecci)
174 pagine

Titolo: “Elle” (Elle)elle poster

Regia: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: David Birke
Paese: Francia / Belgio / Germania
Anno: 2016
Durata: 130 minuti

Interpreti:
Isabelle Huppert: Michèle Leblanc
Laurent Lafitte: Patrick
Anne Consigny: Anna
Charles Berling: Richard
Virginie Efira: Rebecca

“Oh” è un breve romanzo di Philippe Djian, francese quasi settantenne, autore di opere come “37°2 al mattino” (“37°2 le matin”, 1985) da cui è stato tratto il film “Betty Blue” (“37°2 le matin”, Jean-Jacques Beinex, 1986), “Assassini” (“Assassin”, 1994) o “Imperdonabili” (“Impardonables, 2009). Scrittore di culto in patria è tornato alla ribalta anche in Italia grazie al film “Elle” di Paul Verhoeven.

Michèle è una donna che si sta avvicinando alla cinquantina cui un evento traumatico scatena una serie di conseguenze deflagranti nella sua vita e in quella di che le sta vicino. Michèle è una donna bella, sempre elegante, colta e intelligente. Dirige con successo insieme all’amica Anna una società di produzione cinematografica. Nonostante ciò, Michèle ha una vita decisamente complicata.

Nella prima pagina del libro Michèle ci racconta l’aggressione che ha subito in casa sua. Un uomo col volto coperto da un passamontagna ha fatto irruzione nella bella casa altoborghese alla periferia di parigi e l’ha violentata. Da qui ci racconta la sua spirale di rabbia, dolore e perversione, mostrati con gelida lucidità.

Sex & violence

Sex & violence

In libro è narrato in prima persona, così è attraverso gli occhi e la personalità di Michèle che viviamo gli eventi che coinvolgono lei e le persone a lei vicine. Alla lucida narrazione della protagonista, l’autore contrappone immagini di cieli solcati da nuvole grigie, stormi di uccelli neri, nebbia, neve, come a seminare l’ambiente di presagi che tengono in allarme noi e la protagonista.

Michéle è sempre presente in ogni pagina del libro, però ci tiene a distanza, è impossibile identificarsi con lei, fredda, cinica, amorale. Alla freddezza ostentata si contrappone una vulnerabilità profonda, un’umanità che preferisce nascondere dietro a un ostentato autocontrollo e alla fulminante capacità di osservazione e giudizio.  Così Michéle si trasforma in uno specchio delle esistenze altrui, delle loro debolezze, della difficoltà di affrontare una vita in cui ciò che ci manca, ciò che non riusciamo a gestire avrà sempre la supremazia sul nostro controllo. In questo modo entra anche dentro di noi, ma solo nel finale, quando quasi senza accorgersi si lascia vincere dalla emozione, possiamo finalmente scioglierci e commuoverci con lei.

L’olandese Verhoeven ebbe il suo periodo d’oro a Hollywood tra gli anni 80 e 90 (“RoboCop” 1987, “Atto di forza” 1990, “Basic Instinct” 1992, “Showgirls” 1995) per poi tornarsene in patria e dedicarsi solo ai progetti in cui crede veramente, come a questo Elle. Sesso e violenza hanno sempre avuto un ruolo preminente nei suoi film e non poteva che rimanere affascinato dal soggetto di Djian.

Ciao mamma, guarda come mi diverto

Ciao mamma, guarda come mi diverto

La trasposizione cinematografica lascia al centro la protagonista ma se ne distacca, l’io narrante diventa “Elle” e noi partecipiamo come gli altri personaggi e come loro più che osservare, ci sentiamo analizzati giudicati. Vengono messe a nudo falsità e debolezze di una borghesia che sembra basare i comportamenti su senso di colpa e vergogna che ti bloccano la vita, ma non ti impediscono di fare le cose (anche le cose peggiori).

Michèle, al centro di ogni scena, è interpretata da una straordinaria Isabelle Huppert perfettamente a proprio agio in un ruolo che sembra tagliato apposta su di lei.

I temi e lo spirito del libro restano e, anzi, vengono amplificati dalle immagini e arricchiti da alcune scelte azzeccate, come quella della società di Michèle (produzione video games e non film), lo spazio più ampio alle vicende del padre della protagonista oltre che alla scelta azzeccatissima degli attori.

La narrazione del film è vicina a quella di un thriller, in cui non mancano i colpi di scena e le esplosioni di violenza. Se il filo conduttore è la ricerca di scoprire chi è l’aggressore della protagonista, Verhoeven è però bravissimo ad alleggerire il tutto con dialoghi sferzanti e con un’ironia e un sarcasmo che allentano la tensione.

Il risultato è molto più di un thriller, un film provocatorio e controcorrente come il suo regista, un film bellissimo ed elegante come la splendida Isabelle Huppert. Un film all’altezza dell’ottimo soggetto.

Spaccato di vita con spoiler

[attenzione, leggendo qui sotto avrete anticipazioni di quanto accade nel libro e nel film]

“Che ci trovavi per davvero?" "Era solo una cosa così. Un'occasione. Avevo voglia di scopare" "Che scusa da niente. Proprio penosa"

“Che ci trovavi per davvero?”
“Era solo una cosa così. Un’occasione. Avevo voglia di scopare”
“Che scusa da niente. Proprio penosa”

Gli eventi narrati sono concentrati in periodo brevissimo, la maggior parte in pochi giorni. Si susseguono uno (o più) stupri, morte di entrambi i genitori, nascita di un figlio dalla paternità incerta, tradimenti di amori e di amicizie, deflagrazione di famiglie e di vite. Ma noi piano piano siamo entrati in simbiosi con la protagonista e manteniamo il controllo. Fino a quando muore il gatto e allora possiamo lasciarci andare e piangere con lei.

Se al termine della lettura del romanzo ci troviamo in qualche modo identificati con la protagonista, al termine del film l’identificazione è soprattutto con Anna, l’amica e socia, ma questa è una sensazione personale.

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