Tu, ragazzo dell’Europa

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Gianna_Nannini-Latin_Lover-Frontal

“Tu, ragazzo dell’Europa,
porti in giro la fortuna.
Tu, che incontri tutti per caso,
non ritorni a Varsavia per non fare il soldato.
Ora vivi in mezzo a una sfida per le vie di Colonia
e non sai dove andrai.
Tu, ragazzo dell’Europa
Tu non pianti mai bandiera…”

L’altro giorno ascoltavo per caso “Ragazzo dell’Europa”, di Gianna Nannini e mi sono posta molte domande. Questa canzone appartiene all’album Latin Lover, del 1982, io avevo pochissimi mesi, improbabile che qualcuno me l’abbia fatta ascoltare da piccola, forse l’avrò captata distrattamente in qualche programma televisivo che subivo all’epoca di biberon e ninna nanne. L’avrò conosciuta direttamente da grandetta.
Il testo di questa canzone malinconica e graffiante, come la voce della stessa Nannini, ci fa capire il clima che però si viveva in quegli anni: il muro di Berlino non era ancora caduto, la tensione tra U.R.S.S. e USA era ancora palpabile. Gli atlanti avevano ancora quell’enorme dicitura: Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche su di un’enorme distesa verde e si sapeva ben poco. Eppure c’era la voglia di camminare tranquillamente per strada, di girare per il mondo, di scambiarsi le culture, i sogni, i pensieri. Di conoscere nuove lingue, nuovi autori. I viaggi in auto-stop, in interrail, senza una meta, erano uno stile di vita e anche la richiesta di smetterla, di farla finita, con guerre, limiti, confini, animavano le speranze di chi sentiva la tensione palpabile. I giovani volevano sentirsi cittadini d’Europa, del mondo.
Tutto il contrario di quello che succede oggi. Oggi si ha voglia di alzare nuovi muri, barriere, di trincerarsi nelle case e nelle proprie convinzioni, e di lasciare andare tutti i progressi fatti.
I partiti di destra avanzano, e con loro cresce la paura del diverso. Eppure gli sbarchi di clandestini, come riportano i dati ufficiali, negli ultimi anni sono diminuiti del 70% e i crimini, sebbene la percezione sia diversa, non sono aumentati.
Uno degli slogan del ’68, di cui quest’anno celebriamo il cinquantennale, recitava: la bellezza è per strada.
E può essere letto oggi sotto tanti aspetti. La bellezza è per strada quando ci si incontra, quando crea ponti, passi da percorrere insieme, quando stringe le mani e dipinge i volti di tante culture.
La storia è ciclica, ci insegna tutto per non insegnarci niente, le cose devono ripetersi ogni volta per farcele ricordare meglio. E se ora siamo in un periodo di chiusura totale, tornerà allora anche quello di apertura, di rinascita.
Il cinquantennale del ’68 “dell’anno più sovversivo, progressivo e mitizzato del secondo dopoguerra offre il destro a facili ispirazioni”, per usare le parole di Angelo Flaccavento, la voglia di cambiare le cose, di progredire, di illuminare le masse negli ultimi anni si è spenta inevitabilmente. Non viviamo un periodo di rivoluzione/evoluzione, ma di triste involuzione.
Parliamo tanto di diritti, eppure riusciamo a farci negare anche quelli più semplici, come i vaccini, ci affidiamo ad una scienza che nulla vuole scoprire, ma che riprende le cure della nonna, ci chiudiamo alla conoscenza, alla scoperta e rinneghiamo tutto il bello che abbiamo avuto dal ’68 in poi.

Come possiamo dimenticare la nostra storia? I lager, i ghetti, le morti, il Vietnam, il terrorismo? La mente è labile, i ricordi sfumano e anche ciò che è stato terribile a un certo punto viene rivalutato.

Quanto ci è rimasto di quei ragazzi che sognavano un’Europa unita?Eppure siamo i loro figli. Che addirittura la mettevano nelle loro canzoni? Il sogno europeista che si infrange nelle scelte di Brexit, la freccia dell’essere uniti interrompe la sua fulminea corsa sull’aiutiamoli a casa loro. Ci emozioniamo davanti ad un matrimonio monarchico e forse rimpiangiamo l’epoca della distinzione per ceti. In eterno bilico tra i diritti di tutti e “però questa è casa mia”. Io ero solo una bambina mentre assistevo alle immagini della distruzione del muro, “the wall”, eppure quelle scene me le sono portate dentro: mai più barriere, per nessuno. Mi ripetevo. Ed oggi?
Oggi canticchio ‘Ragazzo dell’Europa’ e sogno che ritorni la lucidità ai più, che ci sia ancora voglia di unione e non di chiusura.
In campo musicale Latin Lover segna un passaggio, Gianna Nannini non era ancora affermata, eppure in quell’album c’è uno studio musicale pazzesco. Collaborarono alla realizzazione artisti incredibili: Conny Plank ai sintetizzatori, Mauro Pagani (banjo, mandolino, violino), Annie Lennox alle tastiere, Jaki Liebezeit alle percussioni. C’era voglia di sperimentare, di creare. Ci lamentiamo del trash che dilaga, delle poche contaminazioni, della decadenza delle arti, ma forse dovremmo cominciare a chiederci da cosa dipende. L’arte non può vivere di barriere, altrimenti soccombe. E solo chi sa farsi ‘contaminare’ può crescere.

“Tu che guardi verso di me
hai visto i tori nel sonno
ed hai lasciato Madrid.
Stai nei miei occhi e racconti
le sirene e gli inganni del tuo sogno che va.
Tu, ragazzo dell’Europa
Tu, non perdi mai la strada…”

Speriamo di non perderla per davvero.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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