Sbagliando si impara, giudicando si sbaglia

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Se giudichi un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi su un albero finirà per vivere la sua vita credendo di essere stupido –  A. Einstein

Hai mai visto un bambino imparare a camminare, provare su quattro zampe, poi due, poi cadere e rialzarsi? Hai mai visto una pianta crescere giorno dopo giorno?

Sia il bambino che la pianta hanno bisogno delle stesse cosa per diventare grandi: attenzione, amore e un ambiente sano. Se una pianta non cresce vuol dire che qualcosa non va nella terra, che non ha abbastanza acqua o minerali. A nessuno verrebbe in mente di urlare alla pianta e dire “perché non stai crescendo?” o “dovresti essere più grande adesso!”. Allo stesso modo, a nessuno verrebbe in mente di urlare ad un bambino perché non riesce a mettere insieme i primi passi. Lo lasciamo fare, gli diamo la possibilità di osservare cosa fa di sbagliato e di riprovare.

Con questo atteggiamento di distacco e fiducia il bambino alla fine impara a camminare, così come impara a parlare o a giocare. In altre parole, è la mancanza di giudizio sul suo progresso che gli permette di godere della libertà e della gioia dell’apprendimento, affiancato dal senso di sicurezza dato dalla presenza dei genitori.

Questo terreno fertile per la crescita non dura però molto: arrivato a scuola, o forse anche prima, il bambino incontra un altro tipo di approccio. Egli scopre il giudizio, il voto. Entra in un mondo dove c’è un modo giusto e un modo sbagliato di fare le cose, dove le parole che dici e le cose che sai vengono valutate, dove ogni tuo progresso, successo o sconfitta viene catalogato o registrato, dove l’apprezzamento dell’insegnante, un numero su una casella, diventa un fattore estremamente motivante, fino a diventare l’obiettivo principale dell’apprendimento stesso: imparo per essere ricompensato, imparo perché voglio avere un valore.

Questo sistema di apprendimento non si limita soltanto alla scuola. Praticamente tutto quello che facciamo viene catalogato come buono o cattivo, giusto o sbagliato, conveniente o sconveniente. Se la ricompensa per aver fatto bene a scuola è il voto, nel mondo reale diventa la promozione, l’aumento, la stima, il rispetto del prossimo. Quanti di noi nel vedere un adulto in difficoltà si fermano a chiedersi se ci sia stato qualcosa nel suo ambiente che non gli ha consentito di crescere? Quanti di noi trattano gli esseri umani come tratterebbero una pianta o un bambino?

Eppure siamo così, come le piante, e come i bambini. Se l’ambiente ce lo consente, se non c’è nessuna aspettativa da soddisfare, o punizione da evitare, se abbiamo la libertà di sbagliare, come il bambino che cade si rialza, impariamo e cresciamo spontaneamente, impariamo a comprendere le nostre capacità e a creare ciò che amiamo. Tutti gli esseri umani sin dalla nascita hanno questa innata predisposizione all’apprendimento e alla scoperta. Un test sviluppato dalla NASA e applicato a 1,600 bambini di scuola materna ha addirittura scoperto che in quella fascia d’età la stragrande maggior parte di noi ha un livello di creatività praticamente geniale. Mentre già cinque anni dopo la percentuale scende a meno di un terzo.

Cosa succede allora? Anno dopo anno viene rinforzata l’idea che le nostre idee non hanno valore se non vengono validate o inserite in qualche teoria di riferimento. Impariamo l’arte della valutazione rispetto ad un metodo specifico per ogni disciplina, passiamo dal dover ascoltare le istruzioni di genitori, poi quelle degli insegnanti e professori, e infine quelle dei datori di lavoro. A scuola tutto è stabilito per noi, il piano d’azione, la scadenza, il temine di giudizio e il feedback. Nel lavoro la stessa cosa accade: qualcun’altra stabilisce cosa dobbiamo fare ed entro quando. Non siamo consapevoli dei nostri progressi se non c’è un sistema di riferimento a comunicarlo. Sia nella scuola che nel lavoro la cosa che viene limitata è la scelta, rilegata all’indirizzo scolastico o alla carriera da perseguire.  All’interno di questa cornice tutto viene valutato, contro lo sfondo di valori standardizzati diventiamo dei maestri nel giudicare noi stessi e gli altri.

Il giudizio diventa allora pilastro portante delle relazioni sociali. Esso serve a stabilire di chi ci possiamo fidare e di chi non ci possiamo fidare. Siamo abituati a rispettare il voto alto, la recensione, il conto in banca o altri simboli di successo e bravura, mentre screditiamo e ignoriamo la mediocrità e la povertà come sintomi di una mancanza di valore.

Ma nessun essere umano, nella sua essenza, non ha valore. Semplicemente, come nel caso delle piante, alcuni terreni consentono al valore di essere espresso mentre altri contesti lo castrano.In teoria, non c’è nulla di sbagliato nel stabilire uno standard di valutazione, soprattutto nella scuola, nella pratica anni e anni di sottomissione all’autorità e al sapere degli insegnanti portano bambini, ragazzi  e giovani a non sapere scegliere per sé stessi, o a perdere contatto con la loro capacità creativa.

Come notato da molti ricercatori che hanno osservato la natura della motivazione umana (Decy), la libertà di scegliere è una capacità fondamentale per l’adulto che si sa auto-determinare e che sa essere auto-efficace. Se perdiamo contatto con quello che desideriamo e con la nostra abilità di ottenerlo non faremo altro che passare da un compromesso all’altro, sacrificando un valore (es. sicurezza finanziaria) per un altro (es. passione per l’arte).

Scuola in Finlandia che si adatta al metodo di apprendimento naturale dei bambini.

In ultima analisi bisogna ammettere che il modello di insegnamento potrebbe beneficiare molto dall’integrazione di una visione più olistica e positiva dell’uomo. In fondo non siamo macchine che possono essere facilmente programmate per svolgere determinate azioni all’infinito, non siamo contenitori da riempire di nozioni. Siamo organismi complessi, all’interno del quale convergono emozioni, aspirazioni, paure, talenti innati. Un sistema d’istruzione che non tenga a mente il valore della nostra spontanea crescita personale non può definirsi tale, e sarebbe comunque poco efficace.

Per massimizzare le capacità di crescita e apprendimento aiuterebbero la mancanza di giudizio di fronte all’errore, l’empatia e l’accettazione incondizionata. È grazie a questi fattori che si impara il metodo dell’auto-orientamento: nello scoprire chi sono e cosa so fare imparo a scegliere, imparo a fare ciò che mi rende soddisfatto.

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