Recensione: Storia di una famiglia perbene

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“Storia di una famiglia perbene”, di Rosa Ventrella, è un romanzo contemporaneo ambientato a Bari.
Racconta le vicissitudini di un nucleo familiare, che è costituito da madre, padre, e da tre figli, due maschi (Giuseppe e Vincenzo) e la piccola Maria. La famiglia De Santis vive in un quartiere povero, in una casa fatiscente e modesta. Una di quelle realtà in cui, il destino è scritto nella storia delle pietre che segnano il confine, tra il quartiere delle persone benestanti, e quelle che la vita se la devono inventare giorno dopo giorno, lottando per non perdersi.

storia-di-una-famiglia-perbene-x1000Situazioni al limite, nelle quali è più semplice crescere come delinquenti, come succederà al giovane Vincenzo, che emergere, farcela, come invece capiterà alla piccola Maria, fiore tenace cresciuto ai limiti del baratro. Si impegna Maria, sempre di più nello studio, è brava, è recettiva, è attenta e stupisce tutti con la sua capacità di interloquire. È portata per lo studio e i suoi genitori sacrificheranno tutto per realizzare il suo sogno, che in realtà è anche il loro. Quanta soddisfazione c’è nel poter dire: “mia figlia ce l’ha fatta”? I dolori, i tormenti, gli affanni, la violenza di un padre incapace di risollevare la sua vita e che troppo spesso si esprime con le mani. La paura, quella vera, che non ti fa dormire di notte, ma che ti fa crescere con la fame, la voglia che nella vita devi farcela: te ne devi andare da quei luoghi. E se gli eventi non te lo permettono allora devi prenderla a morsi, ricordandoti tutta la rabbia del ‘rione’, mai attaccare per prima, ma ti devi saper difendere. È così che cresce Maria, placida e tranquilla, timida, nel suo mondo fatto di sogni, ma capace di difendersi, di diventare Malacarne, se si presenta l’occasione. Una bambina già donna, che sa quello che vuole e che persegue fino alla fine il suo obiettivo, rinunciando a tutto, anche all’amore vero.

Tu c’hai il sangue freddo delle lucertole”, cominciò a dire. Parlava con un filo di voce gracchiante. “Anzi, si’ senza sagne proprio, come ‘u pulp. Tu si ‘na mala carna, essa si’, ‘na mala carna”, sentì in dovere di scandire due volte, la seconda più diretta a se stessa.

“Storia di una famiglia perbene” difatti è anche la storia d’amore che nasce tra i banchi di scuola, tra due bambini, che verranno presto divisi dagli eventi nefasti della vita, ma, se è vero, che esiste un filo rosso che unisce chi è destinato a trovarsi e a ritrovarsi sempre, si rincontreranno e daranno vita ad un’unione autentica, fatta di amore e di complicità. Un romanzo molto emozionante, scritto molto bene. Il narratore è interno. È proprio Maria che racconta tutta la sua storia, ci prende per mano e ci conduce attraverso le strade della sua città. Rosa Ventrella elabora benissimo i personaggi, chissà quanto di lei reale c’è nelle pagine e chissà dove inizia la finzione. Lo stile è colloquiale, il testo è scorrevole, gli interventi in dialetto lo rendono ancora più familiare. C’è qualcosa che ci riporta a quel noto “Lessico famigliare”, di Natalia Ginzburg. Le descrizioni, le vicende, ci fanno appassionare fino all’ultima pagina.

Sin da bambina avevo già quella particolare predisposizione del carattere che mi avrebbe resa irragionevole agli occhi di qualcuno, prode agli occhi di altri. Semplicemente, non sono mai stata capace di tenere a freno l’istinto.

La voglia di riscatto di Maria, che poi diventa quella dell’intera famiglia, l’amore smodato per la cultura, per il sapere, la voglia di riuscire nella vita, di affrancarsi da una situazione di degrado e di povertà, porteranno la protagonista a compiere tutta una serie di scelte molto coraggiose, di chiudere il cuore ai sentimenti fino al giorno del suo rincontro con l’amore della sua vita. “Storia di una famiglia perbene” è il romanzo adatto a chi non si arrende, a chi lotta ogni giorno per avere la vita che sogna. La scrittrice, Rosa Ventrella, descrive molto bene emozioni e sensazioni, chi ha vissuto con un padre autoritario e violento non può non identificarsi nella piccola Maria.

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Gli occhi duri e blu di Antonio, il padre,  incapace di comunicare le sue emozioni, che si riflettono nel mare pugliese. Il mare che fa da cornice alle vicende della famiglia, ma non diventa personaggio nella vita di questi pescatori.

Perché uno come Antonio De Santis puoi odiarlo e dimenticarlo cento volte, ma alla fine te lo ritrovi dentro.

L’amore vince sempre? No. Maria non insiste abbastanza per salvare il sentimento che vive, sa che il suo riscatto può venire solo dall’emancipazione e dallo studio, e non può passare attraverso le scelte di un ragazzo così diverso da lei. E così accade il distacco. Una vita a ricercare approvazione dagli uomini, ma la vittoria arriva solo contando sulle proprie forze. Una nuova era di protagoniste femminili? Forse sì, rinunciano solo per non sacrificare loro stesse, sull’altare della continuità della Storia che troppo poco ci ha viste protagoniste, e per non perdere più i loro sogni.
L’amore è importante ma non è più fondamentale, il centro. Finisce l’era del ‘mollo tutto per te’. Inizia l’epoca del: soffro, ma vado avanti lo stesso, a testa alta.
E Rosa Ventrella si fa portatrice del messaggio di questo nuovo percorso. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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