Marcus Miller live all’Auditorium Parco della Musica di Roma

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Venerdì 23 marzo 2018, a giornata lavorativa terminata, salgo in macchina direzione Auditorium Parco Della Musica. Ad esibirsi c’è Marcus Miller, la tappa romana del tour che accompagna l’uscita del nuovo (prossimo) album “Laid Black”.

Marcus Miller suona il basso.
Sto andando ad assistere al concerto di un bassista.
Sta succedendo davvero.

A mia discolpa c’è da sottolineare come il biglietto, considerata la media prezzi degli ultimi anni, sia abbastanza accessibile. E, tra i benefit della situazione, ho potuto riflettere anche qualche giorno prima di procedere all’acquisto senza dover virare su siti di secondary ticketing.

Quando arrivo mi accomodo in galleria, posizione centrale, un ottimo posto in un luogo dove la musica si lascia ascoltare piacevolmente. In platea sembra non arrivare nessuno. Mi accorgo, però, di un mormorio sempre più intenso provenire da sotto, dove non riesco a guardare. Mi affaccio allora dalla balaustra e scopro persone ammassate dietro le colonne che sorreggono la struttura dove sono. Rimango perplesso, poi rifletto con calma. Ma certo, i bassisti! La loro natura è posizionarsi nei punti meno visibili.

Terminati i luoghi comuni sul ruolo di questi musicisti, i chitarristi mancati, mi concentro sul palco. Il protagonista si troverà al centro, alla sua destra le tastiere e alla sinistra la batteria.

Marcus Miller Roma 2018

Marcus Miller – Auditorium Parco della Musica Roma (2018)

Alle 21:15 salgono sul palco Alex Han al sassofono, Brett Williams alle tastiere, Alex Bailey alla batteria, e ovviamente Marcus Miller.

Dai primi due brani comprendo la portata del regalo che mi sono concesso. Mi accomodo meglio e, rilassandomi, lascio entrare le note e i ritmi che esplodono sul palco. Non conosco brani di Marcus Miller, e anche conoscendoli non saprei identificarli. Non so se siano brani di repertorio o brani presenti nell’album che uscirà nei prossimi mesi. Lo rimarco perché la sensazione che ho è che non sia importante. L’emozione è un elemento dato dall’alchimia esecutiva di quanto sta accadendo davanti a me.

Al termine del secondo brano Marcus Miller annuncia l’ingresso di un ospite speciale per la serata. Sale sul palco un trombettista italiano. Non ricordo e forse non voglio ricordarne il nome perché la presenza di questo musicista aggiungerà semplicemente imbarazzo ad una serata perfetta. L’imbarazzo è mio in quanto italiano e del trombettista in quanto pesce fuor d’acqua rispetto agli altri musicisti presenti. La pazienza credo la metta Marcus Miller senza darlo a vedere.

Mi sono domandato più volte, durante il corso della serata, per quale motivo sia finito sul palco un tale personaggio, senza riuscire a identificare una risposta. Forse la più plausibile è che abbia a che fare con i brani del nuovo album, ma la prestazione, tanto scenica che esecutiva, risulta complessivamente mediocre e alienante. E mi fermo qui.

Marcus Miller è padrone della situazione. Istrionico, attraverso gesti semplici conduce soli e dinamiche, trascina i propri musicisti (e il pubblico) in travolgenti ondate di groove e incredibili passaggi di slap. L’energia che ne scaturisce è pura e intensa.

Il concerto procede magnificamente rallentando, al momento giusto, per aprire una parentesi che Miller dedica al padre, scomparso di recente. Per omaggiarlo posa il basso elettrico ed esegue un brano suonando il clarinetto basso, strumento particolare che incontro per la prima volta e che sono dovuto andare a cercare su wikipedia perché fondamentalmente sono un ignorante.

I battiti e le battute riprendono a crescere alternando brani vecchi e nuovi (questo lo so perché viene detto dallo stesso Marcus Miller), in un crescendo di sensazioni positive legate al benessere di una musica ottimamente scritta e suonata meravigliosamente.

In quello che sembra appena un attimo, e invece sono quasi due ore, si giunge al bis. Miller si riveste di basso, ma dopo qualche nota il suono scompare. Forse la testata dell’amplificatore va in protezione, forse è qualche altro problema tecnico, ma uno come Marcus Miller non si lascia intimorire. Posato il basso, si affianca a Brett Williams esibendosi alle tastiere e continuando a dettare i ritmi degli assolo senza smettere di concedere al pubblico la gioia di uno spettacolo orchestrato perfettamente. C’è divertimento, si respira come fosse un profumo tangibile, un’odore che stimola l’appetito, l’istinto, la voglia di averne ancora.

Sicuro di sé, pronto a rispondere situazioni critiche, signorile e paziente, intenso ed emotivo, con il sorriso dei savii che stanno realizzando esattamente quello che desiderano, Marcus Miller dal vivo è una scoperta straordinaria.

Tornerà in Italia il 24 e il 25 Luglio, rispettivamente a Udine e Gardone Riviera (in provincia di Brescia), e il 26 Luglio sarà a Lucca dividendo la serata con Norah Jones, un appuntamento affascinante che promette profondo appagamento. Poi fate voi.

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