Galeno di Pergamo: un’eredità che ancora oggi detta le basi della medicina

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Nella biografia di Galeno di Pergamo, Veronique Boudon Millot, direttore del dipartimento di medicina greca della Sorbonne, ripercorre la vita e la carriera di un medico e filosofo che ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della medicina occidentale, contribuendo a fare della medicina uno statuto di arte autonoma a sé stante rispetto alla concezione tradizionale di medicina, troppo spesso basata su mere superstizioni. Il suo insegnamento è stato punto di riferimento per oltre dodici secoli e comunque fino al Rinascimento.

Con oltre centocinquanta trattati conservati e le oltre ventimila pagine dell’edizione di riferimento in lingua greca e araba, diffusamente nota nella sua traduzione in latino, il corpus galenico rappresenta circa un ottavo di tutta la letteratura a noi pervenuta in lingua greca da Omero fino alla fine del II secolo. Nella sua produzione Galeno affronta i più diversi temi della medicina dall’anatomia alla fisiologia, dalla patologia alla terapia, dalla farmacologia all’igiene, avendo peraltro sempre al centro del suo pensiero scientifico il rispetto per i canoni della filosofia, dell’etica e della logica, forte di ampie conoscenze nel campo della matematica, e della letteratura – principalmente teatro e poesia – non esitando ad estendere il suo interesse anche all’architettura, alla linguistica e alla filologia.

La vastità della sua produzione letteraria ed i suoi differenziati interessi, difficilmente oggi conciliabili con la profondità delle conoscenze settoriali, lungi dal rappresentare superficialità costituiscono invece la prova di un approccio alla medicina solido e forte dell’abitudine allo studio ed al rigore del pensiero scientifico. Certo, Galeno non è soltanto un medico ma un medico filosofo e, ancora di più, un medico filosofo eccezionale proprio per la mole della sua produzione.

9788843081936Come ci racconta la scrittrice nel suo periodare brillante, Galeno nasce a Pergamo nel 129 d. C. da una famiglia di intellettuali. Il bisnonno era matematico e geometra; il nonno, architetto; il padre, matematico. Non sappiamo se egli possedesse lo statuto di peregrino o di cittadino romano, mentre sappiamo che, appena trentenne, si trasferì a Roma stabilmente risiedendo nei palazzi imperiali e divenendo medico dell’Imperatore Marco Aurelio.

Galeno, ci dice l’Autrice, “nasce all’ombra dell’Asclepeion”. A Pergamo si trova infatti il primo tempio dedicato ad Asclepio, dio della medicina, che fece di Pergamo la località di cura più importante dell’Impero e dell’Asclepeion un vasto insieme che sommava le funzioni di luogo di culto e di centro ospedaliero. Pergamo in quell’epoca è una città al culmine della sua potenza ed uno dei più importanti centri scientifici, letterari e artistici del mondo greco-romano. La scrittrice ripercorre la vita di Galeno dalla prima infanzia, trascorsa appunto a Pergamo, attraverso un percorso educativo prevalentemente filosofico grazie alla frequentazione delle lezioni tenute dai maestri delle  principali scuole filosofiche dell’epoca: platonica, stoica, aristotelica ed epicurea.

È tuttavia proprio la sua esperienza scolastica a far crescere una certa diffidenza verso le controversie settarie in filosofia. Dalla contrapposizione fra la formazione filosofica e quella matematica e geometrica arrivano le prime risposte che il giovane Galeno si dà sui grandi temi dell’esistenza. Egli ha ben chiaro, già nella sua prima adolescenza, che laddove la filosofia non fornisce risposte univoche, mettendo spesso in disaccordo le tesi degli studiosi, sono invece la geometria, il calcolo e l’architettura a fornire una verità evidente che sa mettere d’accordo tutti, senza discussioni. Secondo Galeno, il grande problema della medicina dell’epoca consisteva proprio nella perdita di un orizzonte unitario, a causa della divisione di un quadro d’insieme delle scuole rivali e contrariamente a quanto avveniva per le più unite ed armoniche scienze matematiche.

La scelta di perseguire gli studi medici nascerà proprio da quella consapevolezza. Tanto la formazione filosofica quanto quella matematica e geometrica gli permettono un approccio  maturo nella scelta della carriera di medico a cui Galeno  si accosterà già a sedici anni.

Sono tuttavia i trattati di Ippocrate ad influenzare nel modo più profondo l’animo del giovane studioso, che si rivolgerà alla scienza medica riconoscendo in essa un’arte a sé, dotata di una propria autonomia rispetto alle scienze e agli studi dell’epoca.

Il sistema fisiologico di Galeno distingue tre facoltà: la razionalità, con sede nel cervello; la passionalità, con sede nel cuore, l’appettitività, con sede nel fegato.

Proprio nel fegato, per mezzo della vena porta, il cibo è trasformato in sangue e trasportato in tutto l’organismo per mezzo della circolazione venosa. Il concetto sarà ovviamente smentito prima da Andrea Vesalio, professore dell’Università di Padova, poi trasferitosi a Bologna e successivamente da Harvey. Ci vorranno, però, oltre dodici secoli e un profondo miglioramento degli strumenti tecnici, restando indubitabilmente confermato il metodo scientifico di Galeno, fatto dell’armonia tra l’osservazione empirica, l’induzione logica del ragionamento e la costruzione sistematica dei principi. E’ così ben spiegato come la varietà delle esperienze vissute da Galeno nel corso della sua vita siano state determinanti nell’approfondimento degli studi anatomici, fisiologici, patologici chirurgici e farmacologici.

Ricostruzione di Pergamo, nell'attuale Turchia

Ricostruzione di Pergamo, nell’attuale Turchia

Dopo la morte del padre, Galeno, grazie alla consistente eredità, si impegna in viaggi di studio destinati a perfezionare la sua formazione medica, in particolar modo quella farmacologica. Dedicherà circa tremilacinquecento pagine a questo ambito dell’arte medica, nel quale si è particolarmente distinto ed al quale la farmacologia moderna deve il termine, ancora utilizzato ai nostri giorni, di “farmacologia galenica”.  La Boudon Millot, a mo’ di accattivante diario di viaggio, ripercorre le tappe del giovane medico nei diversi paesi del mediterraneo, da cui Galeno ritorna con ricette, preparazioni, prodotti, unguenti, tutti costituenti un’eredità, la galenica, che ha per sempre segnato l’arte di preparare i farmaci utilizzando prodotti naturali.

A Cipro, ad esempio, Galeno conosce il cadmio, le cui proprietà astringenti e detergenti lo rendevano il farmaco preferito per trattare piaghe e ulcere e la calcite, che si rivela efficace per ottenere la cicatrizzazione di piaghe difficili. In Licia conosce un nuovo prodotto, il lykion, arbusto spinoso utilizzato in forma liquida contro le contusioni al viso, i gonfiori e le ulcerazioni cutanee e delle mucose. In Siria pratica con pietre di color nero che, al contatto col fuoco, sprigionano un odore di asfalto e vengono utilizzate nei gonfiori cronici del ginocchio. A Lemno impara ad apprezzare le proprietà terapeutiche della terra mescolata con aceto contro i morsi di bestie velenose.

Anche la chirurgia, a cui non tarda a dedicare energie, nasce dalla sua esperienza sul campo. Come medico dei gladiatori Galeno vi fa ricorso nel trattamento delle ferite, nella riduzione delle fratture, nell’estrazione di punte da freccia o di semplici spine, nella riduzione e riposizionamento degli intestini nella loro cavità, nell’amputazione degli arti superiori e inferiori dove realizza delle suture perfette grazie alla sua conoscenza dell’anatomia. Da lì si spinge ad altri interventi chirurgici più sofisticati, come il trattamento chirurgico dei tumori cutanei che il medico greco descrive come un’infiammazione molto rossa o bollosa della pelle accompagnata da dolore. Svolgerà anche operazioni di grande precisione e delicate come quelle per la riduzione della cataratta, le ablazioni dell’ugola o dei polipi nasali fino a veri e priori interventi estetici come la riduzione di margini troppo visibili di cicatrici o di alcune deformità del naso e della faccia.

Medico romano

Medico romano

L’autorità di Galeno egemonizzò la medicina, in tutti i sensi, fino al sedicesimo secolo. La maggior parte delle sue opere furono tradotte dai monaci in Persia, dagli eruditi musulmani in arabo e raggiunsero l’Europa occidentale sotto forma di traduzione latina dei testi arabi. Il suo successo, paradossalmente, fu anche il suo limite. I suoi discepoli, prima, e i suoi seguaci, dopo, nella convinzione che la sua descrizione fosse completa e che difficilmente si sarebbe potuto superare l’insegnamento del maestro, ritennero inutili ulteriori sperimentazioni e non procedettero oltre negli studi di anatomia e fisiologia. I primi cambiamenti si vedranno soltanto nel sedicesimo secolo quando, come già detto, Vesalio e Harvey, con i loro studi anatomici sul sistema cardio circolatorio, confuteranno e supereranno l’impianto teorico della fisiologia di Galeno, aprendo la strada alla medicina moderna. Nel farlo, però, procedettero confermando il suo metodo, fatto di curiosità, di osservazione e di sperimentazione.

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