Pensieri a caldo sul risultato delle elezioni

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Sono ore concitate, si controllano gli ultimi risultati, si iniziano a chiudere le sezioni, il nuovo numero dell’Undici uscirà tra sei giorni, ed io scrivo presa dall’impulsività.
Cosa che non fa parte del mio modo di essere, di fare informazione, ma oggi mi va.
Solitamente non amo parlare di politica, non amo scriverne, penso che chi la segua da vicino, chi la faccia attivamente, chi la vive, non dovrebbe parlarne, per non influenzare gli altri e per non peccare di presunzione. Questo non vale per chi ne parla con un ruolo preciso. Preferisco sempre altri argomenti, ma oggi mi va di scriverne. E allora butto giù queste righe.
È stata un campagna elettorale brutta, una delle più brutte, e questa cosa l’abbiamo sentita un po’ da tutte le parti. Non sono mancati scandali (vedi quello dei rifiuti in Campania), colpi bassi, colpi alle spalle e colpi di scena.
Il centro-sinistra si presentava più disgregato del solito, con un forte potere decisionale nelle mani del leader, tutti gli altri si sono un po’ adeguati, e si sono lasciati trascinare. Chi ha provato a dire la propria, è stato prontamente allontanato. E il centro-sinistra ha clamorosamente, palesemente, non perso, di più: è stato sconfitto senza possibilità di appello, senza giustificazioni (almeno fino alla prossima tornata elettorale).
Hanno non sorprendentemente vinto il Movimento 5 Stelle e la Lega. La sorpresa più clamorosa però è stata la percentuale di vittoria.
In queste ore il Paese è apparso diviso, fratturato, nettamente spaccato in due, al Nord la Lega, al Sud il M5S.
Entrambi i partiti sono riusciti ad intercettare alla perfezione il disagio, lo scontento, l’ira e la rabbia dei penultimi di questo Paese.

Sì, perché gli ultimi veri sono coloro che in questo Paese ci passano come immigrati, come rifugiati politici, come profughi; i penultimi sono coloro che, seppur nati su questo suolo, non lo sentono più amico, amorevole genitore, ma lontano.

La politica della sinistra ha fallito, ce lo dice quel 18% con cui si chiudono le percentuali di voto, il PD si presentava come l’unico partito in grado di fare politica ed è stato scardinato nel profondo, perdendo inesorabilmente tutto quello che aveva costruito.
Aveva il 40% dei consensi nel 2014, ha perso 22 punti. E non sono bazzecole.
Il popolo si è espresso, ed il popolo è sovrano. Persone più capaci di me faranno delle analisi più dettagliate, ma cosa succederà ora?
Renzi, nel discorso del 5 Marzo, ha dichiarato che lui non si allea; non il PD, lui ha deciso per tutti, ancora una volta, e non aiuterà nessuno a governare, si farà l’opposizione. E va bene così. (In questi giorni questa linea di pensiero è stata appoggiata anche da tutti gli altri dirigenti di partito).
Gli altri da soli, per quanto abbiano numeri potenti, non possono governare, si rimette tutto nelle mani del Presidente della Repubblica, Mattarella.
Quello che lascia perplessi però è l’atteggiamento con cui oggi (5 Marzo, data in cui è stato scritto il pezzo, ndr) Renzi si è presentato davanti alle telecamere. A dire il vero, attendevamo qualche dichiarazione già da ieri, poi ci avevano fatto sapere che oggi alle 17 avrebbe iniziato a parlare, ma è apparso in TV solo dopo le 18.30.
Un lungo periodo di vuoto e di silenzio quello per il popolo del Partito Democratico, nessuno che sapesse cosa dire e come porsi: ma si dimetterà, non si dimetterà?

renzi (photo fonte web)
Lui, il leader democratico, aveva detto che si sarebbe dimesso, e noi oggi attendevamo almeno una compartecipazione di colpa.
Matteo Renzi invece si è presentato dinanzi a tutti gli italiani, sicuramente stanco, molto arrabbiato e teso, ma poco lucido. Il suo discorso non aveva la sincerità che dovrebbe dimostrare un leader.

Non si è parlato di cause, non si è parlato di risultati, non si è parlato della delusione di un popolo, non si è parlato di nulla che avesse un senso, e si è buttato lì, tra capo e collo un ‘mi dimetto!’ ma poi…

Ma poi quando?
Dopo che saranno concluse le trattative istituzionali per la formazione del nuovo governo.
Ah va bene, è giusto. Uno sbaglia ci mette la faccia e se ne va. No.
Se ne va, ma detta anche le regole: me ne vado, e poi si rifà il congresso e il popolo risceglie il leader.
Mi sembra un deja-vu visto e rivisto.
Qualcosa a cui i cittadini hanno palesemente detto: non vogliamo rivedere. Vogliamo facce nuove, vogliamo che chi sbaglia (almeno per un po’) se ne vada, nel centro-sinistra questo concetto non sembra essere chiaro.
Un centrosinistra sempre più martoriato, con idee e un linguaggio sempre più lontano dal popolo, e che fa ancora affidamento sulla vecchia guardia.
Cosa succederà nel PD si vedrà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, ma una cosa è chiara: il popolo italiano ha voglia di cose nuove, di cambiamento e dell’abbandono totale dalle vecchie abitudini. Nonché di rinchiudersi dietro la paura degli altri e del diverso.
Cosa ha pagato il PD? Ma ha lavorato così male? Io onestamente non credo. In questa legislatura sono stati fatti moltissimi passi in avanti per i diritti civili e sociali, e molto si sarebbe ancora fatto. Peccato che però di quei benefici ne abbiano goduto solo pochissime fasce della popolazione. Premiare solo i dipendenti statali, chi ha messo al mondo figli, i neo diciottenni, non ha avvicinato le persone alla politica, in pochi sono stati aiutati, tutti gli altri sono stati allontanati.
La maggior parte delle crisi di lavoro non sono state risolte ma solo posticipate, in alcuni casi si è optato per una lenta eutanasia, la generazione che va dai 30 ai 50 anni non ha visto nessun grande cambiamento.
Un leader deve ispirare fiducia, credibilità, capacità di ascolto, empatia, caratteristiche che purtroppo da un punto di vista umano non arrivano ai più. E in queste ore non sono arrivate neanche a noi che il nostro leader lo abbiamo seguito, sostenuto e abbiamo creduto in lui. Speravamo in un sincero mea culpa, in un’attenta analisi degli errori, della mancata o totale assenza di presenza sui territori del Sud, da troppo tempo abbandonati, in balìa di qualunque tipo di depredazione, e non c’è stato. Ci aspettavamo delle ‘scuse’ sincere per essersi fatto carico di qualsiasi scelta senza lasciare possibilità di partecipazione agli altri, non c’è stato.
Ci aspettavamo, almeno, dignitosamente una fuoriuscita di scena a testa bassa e sentita, almeno per un po’, almeno il tempo di smaltire la rabbia, la delusione, una cosa che succede anche tra fidanzati, tra conoscenti, si decomprime la tensione, poi magari, poco alla volta, si torna a stabilire contatti. Neanche questo. Io non mollo! Dice indirettamente Renzi, e lo dice fregandosene del risultato catastrofico, fregandosene dell’ondata populista che va da tutt’altra parte, fregandosene dei suoi stessi compagni di partito con i quali non ha chiesto confronto. E allora, no. Eravamo pronti a perdere, eravamo pronti a giocarcela fino alla fine, eravamo lì, ci abbiamo messo la faccia in questa campagna elettorale, ma non siamo pronti a giustificare ancora chi non molla la poltrona se perde.
Che abbiano ragione tutti oggi ci sta, da domani si capirà come si potrà andare avanti. Ma i prepotenti, no. Quelli: no pasaran. Non più.

(L’articolo è frutto di riflessioni a caldo. L’Undici esce ogni due settimane, ho deciso di pubblicarlo lo stesso.)

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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