L’importanza della tenerezza

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tenerezza

Spesso mi chiedo quanto i tempi moderni mi abbiano cambiata, quanto abbiano preso da me e quanto mi abbiano dato.
Si dice che crescendo si diventa più forti, meno facili ai sentimentalismi e agli affari di cuore.
Non so se questo sia vero e se possa valere per tutti.

Le delusioni vissute sono state tante, eppure pensavo di continuare a guardare il mondo con lo stesso candore con cui lo guardavo a 16 anni, poi poco alla volta qualcosa è cambiato.

Quando si è abituati alla tenerezza, è più facile: il sorriso di un bambino, le carezze della nonna, le coccole di un cucciolo, sono tutte cose che ci educano alla tenerezza, al sentimento, all’emozione, quando queste cose non ci sono più non è semplice mantenere il cuore ‘tenero’.
Qualche anno fa si diffuse la notizia che in un paese nordico, forse la Svezia, a scuola si educasse all’empatia, un’ora a settimana per imparare ad essere più ‘umani’.
Io credo che realmente a determinate cose si possa essere, poco alla volta, addotti. La mia educazione è stata improntata molto su queste caratteristiche, fin da piccola mi hanno fatto leggere il libro “Cuore”, di Edmondo de Amicis, un libro tanto bello quanto straziante; mi hanno lasciata a guardare cartoni di una tristezza e di uno sconforto incredibili (tipo “La piccola fiammiferaia”), con Bambi invece ho rinunciato proprio subito e non c’è stato verso di farmelo rivedere, neanche da adulta.
Ma da quanto tempo non sentite pronunciare da qualcuno la parola ‘tenerezza’? Io da tanto. Come se ci fossimo abituati alla freddezza, al cinismo, alla distanza; come se penetrare un cuore sia diventato un atto di invasione.
Ultimamente mi è capitato che mi sia stato risposto male da qualcuno a cui avevo detto di voler bene. Come se al male fossimo ormai abituati, ce lo aspettassimo; mentre una parola buona, no.
Sono difese? Meccanismi in cui la mente si rifugia quando non sa gestire l’emozione? E perché non siamo più abituati ai sentimenti nobili?

Forse più della capacità di sognare, di avere speranza, di credere sempre che le cose possano cambiare, la cosa che più ci hanno tolto è proprio la capacità di emozionarci e di poter mostrare le nostre sensazioni senza che l’altro ci ferisca.

Non sono per le attenzioni affettate o smielate, non sono neanche per il distacco ostentato però, o per la finta gentilezza frutto solo dell’educazione. Io credo fermamente nel potere di un sorriso, di una stretta di mano, di una parola cordiale e di un’attenzione senza aspettarsi nulla in cambio. A volte mi chiedo però in quanti siamo rimasti a contemplare la bellezza dell’umanità dalle piccole cose e dalle piccole azioni quotidiane.
Anche Čechov parla della tenerezza nel suo racconto “Il Reparto n.6”, il suo personaggio Mojsèika è tenero, gentile, pensa a come poter essere d’aiuto agli altri anche in un luogo terribile, come può essere un ospedale psichiatrico, e lui per primo apprende questo modo di essere da qualcun altro, sintomo che la tenerezza è contagiosa.
In un periodo storico in cui vince chi urla più forte, chi ha la capacità di mandare a quel paese gli altri, chi attacca per primo, chi cerca di imporre i propri punti di vista senza ascoltare, senza accogliere le differenze, quanto valore ancora può avere una carezza, o chi continua ad esporre le proprie opinioni senza alzare la voce? E soprattutto in quanti siamo rimasti ad apprezzare tutto questo?
“Il mondo sarà salvato dalla bellezza”, scriveva Dostoevskij, e allora perché ci stiamo allontanando da tutti quei principi che rendevano bella l’umanità? Non è che forse ce la siamo solo immaginata così? Non posso accettare questa ipotesi.
Continuerò a sostenere che la forza di un sorriso può demolire qualsiasi gesto aggressivo e prepotente, che un abbraccio vale sempre di più di mille parole, che la cortesia vale più di ogni comando, che nessuno può prendere il posto lasciato da qualcun altro, ma che la presenza e la cura, intesa come attenzione, possono aiutare; e anche se diventa sempre più difficile trovare qualcuno che osservi il mondo con la mia stessa predisposizione d’animo, io non mi arrendo. O come dico spesso a chi è a me molto caro, ‘Io non mollo!’. Del resto le emozioni sono tutto quello che abbiamo.

 

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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