Il corteggiamento è diventato una leggenda?

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corteggiamento

In questo articolo non mi voglio soffermare sui fatti di cronaca, che ormai ricorrono giornalieri, sul rapporto uomo/donna come uomo-cattivo, donna-vittima.
Voglio invece parlare del ruolo maschile che va via via scomparendo in dissolvenza, mentre noi lo salutiamo in lontananza con la mano.
Non è questione di maschilismo, o di femminismo, di ruoli imposti dal genere, è che sta venendo a mancare tutta quella parte precedente all’ “andare a letto insieme”. Mi spiego meglio. La conoscenza, il corteggiamento, il condividere, il creare un legame un po’ più profondo, instaurare un tipo di complicità, il raccontarsi, è stato sostituito dalla velocità del passare subito oltre, senza toccarsi l’anima. Il nostro essere diventati tutti disinvolti è come se ci stesse facendo mancare una parte importante nelle relazioni, quella della conoscenza reale, autentica, profonda.
Trovare donne belle, affascinanti, oggi non è difficile, ci si cura di più, si dà importanza all’aspetto esteriore, (lo stesso vale per gli uomini piacenti) la sciatteria è una cosa quasi dimenticata, e questo rende facile l’attrazione, come su un catalogo, in bella mostra, mi piace questa, la scelgo, me la porto a casa.
Stop!
E se ci fosse uno stop? Se succedesse per davvero che una donna ci rispondesse:

“Aspetta, aspetta. Non Corriamo. Io voglio conoscerti. Ma voglio conoscerti per davvero, voglio sapere tutte quelle cose, anche sciocche, che oggi nessuno chiede più: Chi è il tuo scrittore preferito? Ti ricordi il primo giorno di scuola? Il vestito più bello che hai visto indossato da tua madre? Che cosa ti fa commuovere, che cosa odi profondamente? A me interessi tu e vorrei saperlo. Per davvero”.

Ecco, che cosa accadrebbe se tutti ci ponessimo in una fase rivoluzionaria come quella dell’ascolto e poi quella del dialogo, dell’apertura? (che non deve essere monologo o discorso forzato, ma un vero e proprio crescendo di sensazioni, di unione.) Me lo chiedo spesso. Anche riflettendo sulle mie ultime frequentazioni.
Che poi, nel raccontarsi, può capitare pure che due persone proprio non riescano a venirsi incontro, magari hanno un vissuto troppo differente, e non ci si intenda; ma perché stiamo perdendo l’uso della conoscenza nella relazione, come step, per poi passare a dei rapporti autentici, superiori? Davvero tutte le delusioni, le sofferenze, ci hanno inaridito fino a questo punto? Non può essere.
Viviamo in un periodo storico che da una parte ci avvantaggia moltissimo, eppure ci manca sempre qualcosa, possiamo comunicare semplicemente in qualsiasi modo riteniamo opportuno, con chiunque, possiamo instaurare relazioni con chi vive dall’altra parte dell’oceano, possiamo lasciarci andare più facilmente. Un po’ come succedeva nell’ ‘800, quando per lunghi mesi non ci si poteva vedere e ci si scriveva delle lettere. L’ardore, la curiosità salivano, c’era voglia di sfiorarsi, si attendeva la missiva, e si soffriva in quell’attesa.
Perché oggi ci limitiamo a un banale: “Ti va di vederci?”  “Sì. Dove e quando?” e la cosa poi solitamente finisce così, a casa dell’uno o dell’altra, senza grandi slanci.
Quanta ostinazione occorre per rimanere ed insistere a provare a conoscere realmente qualcuno?
Sicuramente alcune cose vengono poi con il tempo, ma quanto costa aprirsi all’altro? Quanto dobbiamo sacrificare di noi, della nostra corazza, per lasciarci andare? Il corpo, l’aspetto fisico, è meccanico, la scintilla scatta e i sensi fanno il loro, ma quanto costa realmente spogliare un’anima, mettere a nudo le proprie emozioni di fronte all’altro?
Evidentemente la risposta a queste domande è: tanto, se oggi risulta così difficile. Che poi quanto è bello il corteggiamento in sé? Quel cercarsi, sparire per un po’, aspetto che mi chiami lui, e se non mi chiama? Una telefonata improvvisa, un essere presente ma senza invadenza, avere voglia di comunicare con l’altro, aprirsi poco alla volta come una Primula. Regalare un fiore, che non sia per forza ostentato, o ben confezionato, anche di campo, ‘raccolto pensando a te’, o avere un’attenzione, che a prima vista potrebbe sembrare minima: basta il pensiero. E potrebbe essere una caramella al gusto preferito dell’altro, ma anche un link su un argomento che di sicuro interessa l’altra persona.

Non è difficile corteggiare qualcuno, il difficile è lasciarsi andare, riuscire ad abbandonarsi.

Oggi i tempi aiutano pure, siamo ragazze sveglie, viaggiamo, maciniamo chilometri pur di raggiungere quello che riteniamo essere l’amore, ma non perdiamo la voglia di romanticismo, lui che ci aspetta alla stazione e magari ci prende la borsa di mano, ma non perché siamo donne deboli e non sopportiamo il peso, perché è bello, perché in quel modo lui si sta prendendo cura di noi, ci sta dando attenzioni. E non c’è nulla di disdicevole in questo, perché in realtà perdersi in un abbraccio, non ci rende meno guerriere, meno lavoratrici, meno forti, ma ci permette solo di riprenderci uno spazio che ci stanno usurpando.
Sappiamo capire se un uomo è interessato a noi, e sappiamo aiutarlo in quest’ardua impresa se siamo ben disposte anche noi nei loro confronti, sappiamo intercettare i segnali. Male che va ci disperiamo per un po’ e poi passiamo alla nuova cotta, non siamo fragili al punto da romperci per sempre. E allora perché tanto timore?
Permettiamo agli uomini di essere uomini, e forse loro torneranno a farci sentire donne, nei modi in cui loro sono capaci: in maniera un po’ più spinta, uno sguardo più profondo, una mano sul fianco discreta ma esaustiva. Io sono sicura che dentro questi omoni, rigidi e distaccati, in realtà si celi una parte che chiede di tornare alla luce, e noi non vediamo l’ora di accoglierli e di tenerli anche in questa veste.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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