Diversità e uguaglianza, diritti inviolabili

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Queste nostre righe passeggiano a braccetto su un viale primaverile che inonda di luce una nuova filosofia dell’infanzia: soggetto di diritto a una Educazione integrale.
Da vicino, osserviamo la speranza di un ribaltamento delle politiche per le nuove generazioni. La intitoliamo dalla scomparsa alla ricomparsa del ricciolo d’oro delle bambine e dei bambini.

LA SCOMPARSA. L’infanzia sta tramontando, oggi, come soggetto di diritto alla cittadinanza. L’unica identità concessa è l’essere un soggetto storico: pura astrazione, simbolo e metafora. Siamo al cospetto di giovani generazioni costrette a “negarsi”come presenza sociale: attiva e solidale. Occasione irripetibile di incontro, convivialità e impegno.

LA RICOMPARSA. L’infanzia sarà illuminata da un’alba radiosa a patto che disponga di una Famigliae di una Scuola garanti di due inviolabile diritti. Ineludibili, perché riaffiori un duplice ricciolo d’oro: il diritto alla diversità e il diritto all’uguaglianza delle opportunità.

Il primo ricciolo chiede alla Famiglia di non scorticare mai la pelle culturale (la storia, la memoria, i linguaggi, i valori) che i figli modellano tra le pareti domestiche e tra le contrade della vita comunitaria.

disabili-1Il secondo ricciolo chiede alla Scuola di ridurre gli scarti cognitivi degli allievi. Soccorrendo i più svantaggiati al fine di dare-di-più-a-chi-ha-meno. Il che comporta ridurre i ritrardi linguistici e logico formali accumulati a contatto con ambienti dalle magre risorse culturali.

In altre parole. Vorremmo che diversità e uguaglianza sventolassero sul pennone più alto della casa dei diritti dell’infanzia. Consapevoli che simboleggiano obiettivi educativi interfacciali: a volte tra loro asimmetrici e divaricanti.

Se coltivo la diversità, se enfatizzo il bagaglio socioantropologico posto nello zaino culturale di ciascuna bambina e di ciascun bambino rischio di procrastinare l’obiettivo dell’uguaglianza: ovvero, delle pari opportunità formative. E viceversa.

Scrive Gianni Rodari. Un bambino, ogni bambino bisognerebbe accettarlo come un fatto nuovo, con il quale il mondo ricomincia ogni volta da capo. Questa è la cosa principale che dovrebbero insegnare ai genitori i manuali per l’Educazione in famiglia e ai maestri i trattati di pedagogia e di didattica .

PariOpportunitaA fine Novecento, la Pedagogia popolare allestì il suo prestigioso guardaroba non/togato nelle periferie scolastiche emiliane. A partire, dalla Scuola dell’infanzia della città del tri colore (Reggio Emilia) e della città turrita (Bologna). I loro aquiloni colorati galleggiano tuttora nei cieli del vecchio Continente portando scritto, a lettere cubitali, che la prima Scuola – tre sei – va partecipata dai genitori e dalle forze sociali, va progettata e condotta collegialmente dagli insegnanti e resa disponibile all’inserimento e all’integrazione delle diversità (disabili, altre etnie). Popolata di percorsi formativi di Sezione (nei banchi si giocano strategie individualizzate) e di Intersezione (negli atelier e nei laboratori si accumulano strategie non/individualizzate gonfie di fantasia e di creatività).

Siamo al cospetto di uno straordinario patrimonio formativo che fece sì che le nostre con trade prescolastiche indossassero abiti che annunciavano un inedito modello di Scuola gestita dagli Enti locali: i Comuni. Ispirati ai valori della democrazia scolastica (il diritto al lo studio: non-uno-di-meno) e della qualità dellistruzione(il diritto a una frontiera scolastica illuminata da pensieri critici e da valori solidali).

A partire dall’adesione al modello pedagogico del Sistema formativo tre/sei, indosseremo, con determinazione, la toga dell’avvocato difensore delle Scuole comunali delle periferie emiliane. A lungo protette – è il loro appeal e la loro forza – da angeli custodi che le avvolsero di solidarietà sociale e di consapevolezza pedagogica.

Sono figure intramontabili: portano il nome di genitori, di amministratori locali, di sindacati, di associazionismo degli insegnanti.

tuttiuguali-diversi350-280Malgrado l’antica e reiterata disattenzione delle politiche liberiste di casa nostra, la Scuola militante (a partire dal preobbligo) ha avuto l’indiscutibile merito di accumulare uno straordinario prestigio internazionale. Tanto da essere medagliata e premiata – in più occasioni – da sondaggi giornalistici, da commissioni di indagine europee, da ricerche di rigorosa affidabilità scientifica.

Parliamo della Scuola delle periferie che ricevette a fine secolo la statuetta dell’Oscar del l’Educazione: premiata perché degna di alfabetizzare e di socializzare le bambine e i bambini della seconda infanzia.

Un Oscar mai consegnato alla Buona/Scuola renziana perché “vuotadi emozioni e di utopie.

 

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