Come sta evolvendo la musica emergente in Italia

Share on Facebook9Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

musica-italiana (photo fonte web)

Come l’editoria, anche la musica attraversa un profondo periodo di crisi. Il digitale ha soppiantato quasi totalmente i supporti fisici, l’originalità della proposta lascia molto a desiderare, siamo circondati da personaggi che acquistano visibilità attraverso i talent, scelti dal pubblico sì, ma in realtà poco entusiasmanti. Quasi nulla in circolazione che rimanga davvero impresso. In un precedente articolo vi ho detto che molti tra i miei amici si lamentano di come stiano andando oggi le cose, e che ormai vivere solo di musica e di serate live è quasi impossibile.
Ampio spazio trovano le cover-band, sempre a ricalcare fasti di epoche ormai lontane, e la noia dirompe anche in questo settore. Ho deciso di farmi una chiacchierata con un mio amico musicista (ma non solo), il professore Fabio Giobbe, con all’attivo l’uscita di diversi album, sia da solista, sia con vari gruppi. Ecco cosa ci siamo detti.

13661796_107204046383910_300839358772420849_o

Ciao Fabio, come stai? Permettimi di dirti che siamo felicissimi di averti con noi per questa chiacchierata. Raccontami un po’ di te. Sei un insegnante di lingue straniere, presso la scuola secondaria di secondo grado, e la tua più grande passione è la musica. Sei un cantautore, componi testi e musica. Dimmi un po’…
Ciao a te. Abbastanza bene, grazie! Soprattutto con la voglia di riprendere a suonare in giro, nonostante tutto. Nonostante gli anni che passano, nonostante sembri cambiare poco e, ad un certo punto, tutta la trafila di “scrittura-registrazioni-concerti” sembri diventare una routine, bellissima, ma pur sempre una routine. In realtà, a guardare bene, ogni volta è una storia diversa, per cui continuo a ripetere questa esperienza di buon grado.

Sei un cantautore emergente, uno di quelli che non ha una major alle spalle e deve gestirsi tutto il lavoro di pubblicità e booking da solo. Come vanno le cose in Italia in questo periodo? E soprattutto nel Sud Italia.
Nel corso degli anni ho avuto l’aiuto, di tanto in tanto, di piccole agenzie booking ed uffici stampa. Ma poca cosa. Il grosso, come dicevi, l’ho fatto da solo o con l’aiuto dei ragazzi con cui ho suonato. In effetti, qualche anno fa funzionava principalmente così: Ti metti in macchina con una demo e vai di persona nei club a proporti. Era estenuante, ma per certi versi molto più umano di oggi, come si può facilmente intuire. Oggi riesci a raggiungere, teoricamente, club molto lontani. Ma, di fatto, spesso non si riesce a comunicare. In alcuni luoghi ci arrivi solo tramite l’intercessione di terzi (agenzie o amici). Forse è sempre stato così. Stesso discorso vale per le riviste di settore da cui farti recensire il disco. In buona sostanza è dura, molto dura, suonare in giro. Al Sud come al Nord, credo.

Le nostre realtà sono sempre più difficili, la musica tutta attraversa una crisi senza precedenti: sono in crisi le vendite dei supporti fisici, le case di strumenti musicali e i principali guadagni arrivano dai live. Molti amici ultimamente mi dicono che di musica non si vive più. Che mi dici a tal proposito?
Io non ho mai fatto musica per mestiere. Se guardo i gruppi emergenti, anche quelli un minimo più noti, credo fatichino a viverci, ma da almeno un paio di decenni.
Ti parlo solo della mia esperienza, facendo un paio di conti:
Registrare un disco, in coproduzione con una piccola etichetta, costa intorno ai 7mila Euro, considerando anche tutte le spese di produzione fisica (cd e/o vinile) e le spese vive necessarie alla realizzazione. Non contiamo i soldi che spendiamo per gli strumenti. Trattandosi di veri appassionati, scordati che si suoni o registri con chitarre o altri strumenti da poche centinaia di euro. Non mi dilungo – puoi dilungarti pure, Fabio, a noi fa piacere – ma secondo te quando e come potremmo mai rientrare di tali spese? Considerando che se tutto va bene si riescono a fare una 50ina di date all’anno, con cachet ridicoli che sono dei rimborsi spesa in realtà (200,00 euro in quattro, la media).
Insomma, se dovessi farlo per soldi avrei smesso negli anni ‘90.

14362641_177461509358163_5717700721074597673_o

Cosa sta succedendo, secondo te?
Succede che ormai la musica viene vista sempre più come intrattenimento. Allora, in questa ottica, funzionano solo gli “eventi”, quelli dove vanno tutti, quelli alla moda. Se non c’è hype dietro un progetto o un concerto, la gente tende a non andarci.
Questo, a volte, mi lascia un po’ nello sconforto e di tanto in tanto verrebbe voglia di smettere di suonare in giro. Però, per ora, mi diverte ancora. Dunque, facendolo combaciare con lavoro ed i mille impedimenti della vita, continuo a cercare date in giro.

Cosa si potrebbe fare per riavvicinare le persone alla buona musica?
È una questione politica, sempre. Bisognerebbe avere la volontà di proporre cultura e Musica in tv, in un certo modo. Magari abituando le persone a non vederla come una sfida, come una gara, come un modo per fare successo o “vincere” chissà quale premio o quale gara. In un discorso più ampio, e in un mondo un minimo più giusto, certe “opportunità” verrebbero concesse a chi se le merita e non al primo progettino “figo” o che “funziona”, “spacca”, ma che magari è in giro da cinque minuti.
Si potrebbero fare tante cose.

È una questione di offerta: se offri solo schifezze poi la gente ci si abitua ed inizia anche a volerne di più. Poi, però, quando chissà per quale casualità o miracolo viene offerto qualcosa di maggiore spessore, vedi che il pubblico risponde e c’è richiesta, c’è voglia di Bellezza.
Dunque, a mio parere, è vero che le “colpe” vanno distribuite, ma solo in minima parte sono da attribuire al pubblico.

Quindi, secondo te, dovrebbe proprio cambiare il modo di somministrare la musica. Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un autore emergente per essere meritevole di attenzione da parte delle grandi case discografiche?
“Avere qualche amicizia importante. Seguire le mode del momento, assecondare i gusti transitori del grosso pubblico, scrivere solo di amore e altri temi noti. In definitiva, si sa, devi avere il potenziale per vendere tanto e fare soldi. Puro business.
Insomma, tutto tranne la Musica per prima.” Sono ironico. Sto scherzando. L’esatto contrario di quello affermato poc’anzi.

Chi sono i musicisti, più o meno noti, che meritano attenzione, secondo il tuo punto di vista?
Per fortuna ce ne sono tantissimi. Io ascolto tanta musica, troppa forse. Quindi potrei fare una lista infinita. In generale credo meritino attenzione tutti quei gruppi o quegli artisti che fanno musica senza strizzare l’occhio a tutto ciò di cui abbiamo parlato prima. Quelli che sembrano veri, senza essere retorici.

Credi al fatto che nel Sud Italia non ci sia richiesta e partecipazione a grandi eventi musicali? O ritieni che questo territorio sia abbandonato anche da questo punto di vista, non appartenendo a nessun circuito importante per concerti o festival?
Per noi è sempre stato un problema vedere certi Artisti. Ci è sempre toccato fare tanti chilometri per vedere artisti di fama internazionale. È così da decenni, purtroppo. Non saprei dirti il perché. Alcuni danno la colpa alla mancanza di strutture. Ma non mi pare siamo messi così male. Credo sia sempre e solo una questione di organizzazione e opportunità logistiche. C’è anche da dire che alcuni gruppi, dopo aver provato a venire in Italia e dopo aver visto un’accoglienza poco numerosa, poi ci hanno salutati per sempre. Gruppi che registrano sold out in tutta Europa poi spesso in Italia si trovano a suonare davanti a poche persone. Per cui, addio!

Quali sono i tuoi progetti futuri? A cosa stai lavorando?
Ho ancora voglia di fare dischi. Pochi mesi fa è uscito il secondo disco dei “This is not a Brothel”, gruppo di cui faccio parte da alcuni anni. È in fase di mix il mio secondo disco da solista, che uscirà con la “I Make Records”, come è stato per il precedente. Intanto però sto scrivendo nuove canzoni ed ho messo su un piccolissimo studio casalingo, in cui registrerò i provini per realizzare, stavolta in modo indipendente, i prossimi dischi. Diciamo che sto pensando di tornarmene in cameretta, come è stato per diversi anni. Fare dischi è l’unica cosa che mi interessa, ma sono stufo di spendere migliaia di euro per realizzarli. Dunque cerco modi alternativi, magari a discapito della qualità finale. Ma sono stufo di certe dinamiche, e voglio solo scrivere canzoni.

Dove ti potremo ascoltare prossimamente? Lasciaci i tuoi canali social.
Ho preso qualche data prima che esca il nuovo disco, credo a Settembre. Suonerò con vecchi amici, ma per la prima volta insieme per portare in giro le canzoni di GIOBBE. Dunque sono delle date di “riscaldamento”, diciamo così. Sperando di poter suonare in modo più continuo quando ci sarà da promuovere il nuovo disco.
Sulla pagina Facebook ci sono tutte le date.

https://www.facebook.com/GiobbeFabio

Grazie mille, Fabio, per la tua disponibilità e per questa chiacchierata. Ti verremo sicuramente ad ascoltare e ci risentiremo per parlare del tuo disco da solista.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook9Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?