Undici film con cui festeggiare degnamente anniversari di eventi degni. Parte 2: altre catastrofi

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Nel centesimo numero dell’Undici vi vogliamo proporre una lista di film con cui festeggiare i vostri anniversari. Non che il cinema ne abbia raccontati tanti, forse sono più cinematografici gli inizi travolgenti o i finali drammatici. Eppure anche un anniversario può risvegliare le passioni (ma anche gli istinti omicidi). In questa seconda parte ricorrono eventi ben più coinvolgenti di un matrimonio, dalla rivoluzione alla fondazione di una città, da un fidanzamento a un lauto pasto a altre catastrofi.

“Ottobre” (Oktiabr’) di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, URSS, 1928

Genere: Film Storico, con la S e, soprattutto, con la F maiuscole
Il tema:
la rivoluzione non è un pranzo di gala, i suoi anniversari tanto meno

rivoluzione ottobre

Il tempo dei discorsi è finito!

Consigliato: rivoluzionari

Sconsigliato: Fantozzi e colleghi

Avanti!”

Per il primo decennale della Rivoluzione del 1917 (un secolo e pochi mesi fa), il governo sovietico commissionò diversi film, che furono proiettati in occasione delle celebrazioni, nell’autunno 1927. Uno no, uno arrivò in ritardo, ma ancora lo si ricorda ed è Ottobre di Ejzenštejn – sì, proprio lui, quello della Corazzata Potëmkin; sì, proprio quella, la “cagata pazzesca” di fantozziana memoria. Ejzenštejn, che era un geniaccio, lavorò di fino come piaceva a lui, se la prese comoda e finì dopo le feste. Poi gli toccò tagliare le scene con Trockij e Zinov’ev, appena espulsi dal Partito (che non è una roba così incredibile per un regista, son cose che capitano, pensate a Ridley Scott che ha precettato in fretta e furia Christopher Plummer e si è rigirato mezzo film sul rapimento Getty per eliminarne ogni traccia di Kevin Spacey). Insomma, un tormento. E alla fine lo accusarono di avere ecceduto nello sperimentare, nel cincischiare, nel rimuginare e intellettualizzare, e muovimi quella massa lì, e mandami quei soldati là, no adesso tutte le masse proletarie a destra me le sposti a sinistra, col sole negli occhi, e così via. Comunque, a novant’anni di distanza, l’Urss non c’è più e Ottobre c’è ancora e sta benone. Provate a guardarlo (tutto su youtube): in circa cento minuti vere masse proletarie sovietiche di attori non professionisti vi racconteranno gli avvenimenti che ebbero luogo a San Pietroburgo nel 1917, dai moti di febbraio alla presa del Palazzo d’Inverno. Da non perdere i marinaretti dell’incrociatore Aurora e Lenin, un uomo su cui sembra non tramontare mai il sole dell’avvenire.

Da vedere in perfetto silenzio, perché – non so se vi era chiaro – è muto. Dovessero scapparvi due parole, vi pregherei di provvedervi di sottotitoli in cirillico.

“True Stories”, di David Byrne, Stati Uniti, 1986.
Con David Byrne, John Goodman, Annie McEnroe, Jo Harvey Allen, Spalding Gray

Il tema: Negli USA il concetto di “normalità” va preso con un po’ di margine

La bella famiglia wasp può inventarsi tutti gli anniversari che vuole

La bella famiglia wasp può inventarsi tutti gli anniversari che vuole

Genere: commedia
Consigliato a chi considera David Byrne un genio (spoiler: lo è!)
Sconsigliato a chi non ha capito che Borat prendeva per il culo gli USA e non il Kazakistan

We don’t want freedom, we don’t want justice, we just want someone to love!
Si fa un po’ di fatica a raccontare la trama di un film che va alla ricerca dell’America vera seguendo la colonna sonora del disco omonimo dei Talking Heads (anzi, non si capisce se il disco sia la colonna sonora del film o viceversa). La scusa è l’organizzazione delle celebrazioni per il 150esimo della fondazione di Virgil, immaginaria cittadina del Texas, seguite in diretta da un visitatore casuale (lo stesso Byrne con cappellone), che finisce per incontrare e intervistare i residenti. Ne esce un ritratto fresco, gustoso e dolcissimo. Byrne all’uscita raccontò di essersi ispirato a una serie di notizie estratte pazientemente dai tabloid degli anni ’60. Considerando il grado di depistaggio e confusione che il nostro ha sempre amato spargere, va a sapere quanto sia vero. Nota a margine: racconta Caetano Veloso in un suo libro di avere conosciuto Byrne proprio in occasione della presentazione del film a un festival internazionale in Brasile; di li nacque un interesse che instradò poi la testa parlante verso le gioie della musica tropicale.

Da vedere con cappello da cowboy e stivali a punta

“500 giorni insieme” ((500) Days of Summer) di Marc Webb, Stati Uniti, 2009
Con Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Clark Gregg, Minka Kelly, Matthew Gray Guble

Genere: commedia indipendente con ragazze e ragazzi carini … molto indipendente … pure troppo

Per fare vedere che siamo indie ci tocca andare anche in un negozio di vinili

Per fare vedere che siamo indie ci tocca andare anche in un negozio di vinili

Il tema: gli anniversari ai tempi dell’Ikea si festeggiano tutti i giorni, che tanto le storie d’amore hanno lo spessore di un tavolino Lack

Consigliato: a giovani carini e romantici estimatori delle commedie indie (ok, anche se non siete né giovani né carini è lo stesso, l’importante è che vi piacciano le commedie romantiche e i film indie stile Sundance di qualche anno fa)
Sconsigliato: a chi ha uno sguardo un po’ più maturo, a chi vuole qualcosa sotto la superficie

“Un ragazzo e una ragazza possono anche esse amici ma a un certo punto o uno o l’altro si innamorerà. Forse temporaneamente, forse nel momento sbagliato, forse troppo tardi o forse per sempre…”

... finché product placement non ci separi

… finché product placement non ci separi

Due giovani carini si conoscono nella città più bella del mondo e tra le mille opportunità che hanno, si mettono insieme. La novità è che quello romantico che cerca la storia della vita è lui, mentre lei ‘ragiona come un uomo’. Il titolo originale è (500) Days of Summer, perché lei si chiama Summer, e infatti il film racconta dal punto di vista di lui i 500 giorni in cui sta insieme a Summer, che in Italia hanno chiamato Sole, perché appunto chist è o paese do Sole. Ogni scena è introdotta dal cartello che ci dice che quanti giorni sono passati da quando si sono conosciuti, perché quando si è giovani e innamorati ogni giorno in cui si sta insieme è un anniversario da festeggiare. La commedia è un susseguirsi di scene carine e ben confezionate con dialoghi che sembrano strappati ai Baci Perugina o alle carinissime canzoncine indie pop che formano la comunque piacevole colonna sonora. Per dare un po’ di interesse a un racconto già visto più volte non si segue l’ordine temporale della storia, ma si mischiano i giorni in modo da avere vicini momenti che evidenziano il contrasto tra la fine e l’inizio di una storia d’amore. Alla fine si tratta di un racconto piacevole di amore e altre catastrofi in un’epoca in cui la precarietà colpisce sogni, ambizioni e, ovviamente, l’amore.

Da vedere sdraiati su un letto Malm in un magazzino Ikea

“Trolls” (Trolls) di Mike Mitchell, Walt Dohrn (Dreamworks), Stati Uniti, 2016

Genere: Cartone animato per bambini felici e contenti

trolls

Quelli che guardano i film e ballando e cantando

Il tema: festeggiare anniversari ballando, cantando e abbracciandosi (ma senza fare troppo baccano)

Consigliato: bambini felici, bambini che vorrebbero essere felici, felici che vorrebbero essere bambini
Sconsigliato: a chi non sopporta canzoni, canzoncine, canzonette e mostriciattoli colorati

“Qual è il tuo piano? – Andare a liberare tutti. – Ma questo non è un piano, è la lista dei desideri!”

I Trolls sono esserini carini carini, coloratissimi e felicissimi che passano la loro vita ballando, cantando e abbracciandosi.
I Bergen invece sono una specie di orchi, brutti e goffi che non sono assolutamente capaci di essere felici.
Così si inventano un meraviglioso rito: il trollstizio. A ogni trollstizio, anniversario dopo anniversario, si mangeranno qualche troll e questo li renderà felici. Per avere una riserva nei prossimi trollstizi, catturano tutti i coloratissimi trolls e li tengono inprigionati. Fino a quando questi non scappano per tornare a vivere felici e contenti, danzanti e cantanti. Fino al ventesimo anniversario di questa memorabile fuga, quando i festeggiamenti si fanno un po’ troppo festeggianti tanto da farsi scoprire e catturare nuovamente dai bergen. Fino alla prossima fuga.
Il film è tutto qui: in canzoni bellissime (sia quelle originali di Justin Timberlake, Gwen Stefani e Ariana Grande che i rifacimenti di grandi classici da The Sound of silence a I’m coming Out a Hello, Semptember o True Colors), balli scatenati, ritmi indiavolati e buoni sentimenti. Perché se la vita non può essere sempre un anniversario da festeggiare facendo caciara, non si può neanche pensare di costruire la propria felicità divorando quella degli altri. Piacerà a tutti i bambini, ma anche i grandi sapranno trarne molti momenti divertenti.

Da vedere cantando e ballando (ma senza disturbare i vicini)

“Adaline – L’eterna giovinezza” (The age of Adaline) di Lee Toland Krieger, Stati Uniti, 2015
Con Blake Lively, Michiel Huisman, Kathy Baker, Amanda Crew, Harrison Ford

Genere: (fanta)commedia romantica (e patinata)

Anniversario dopo anniversariso, il fascino di Harrison Ford mette in secondo piano quello dei figaccioni di oggi

Anniversario dopo anniversariso, il fascino di Harrison Ford mette in secondo piano quello dei figaccioni di oggi

Il tema: anniversari di se stessi che ripetono loro stessi

Consigliato: ai romantici, a chi crede all’amore senza tempo a chi è attento alla bellezza, non importa quanti anni abbia
Sconsigliato: a chi rifugge l’amore, a chi detesta le storie d’amore patinate, a chi crede che ogni cosa abbia il suo tempo

“Anni, amori e bicchieri di vino sono cose che non si dovrebbero contare!”

A seguito di un incidente in una notte quasi magica Adaline acquisisce misteriosamente un vero e proprio super potere: non invechia. Proprio così, passano gli anni e lei è sempre la bellissima ed energica ventinovenne che era al momento dell’incidente. Fantastico no? Certamente, ma nel corso degli anni i suoi occhi di ragazza vedono morire il marito, crescere e invecchiare la figlia, seppellire qualche cane. La difesa che Adaline assume nei confronti del dolore è questa: ogni 10 anni cambia casa, lavoro e identità, decidendo di non volere legami, di non concedere spazio ai propri sentimenti. E così ogni 10 anni, nell’anniversario di una vita che sembra ricominciare, fa armi e bagagli, ribalta tutto e ricomincia da capo. Con lo stesso fisico, lo stesso viso, gli stessi occhi, ma con un crescente distacco e una tristezza sempre meno gestibile. La sua vita infinita le fornisce un’esperienza che trova utile solo a tenere le distanze da una vita vera. Fino a quando un giovane bellissimo, elegantissimo, coltissimo, generosissimo, alla modissima e, soprattutto, ricchissimo, riesce a scuoterla dalla sua eterna autoimposta indifferenza. Così il bellissimo e ricchissimo fidanzato la porta a casa dei genitori proprio nella sera in cui questi festeggiano il proprio quarantesimo anniversario di matrimonio. Il padre di lui (Harrison Ford che è sempre il più figo di tutti) è stato da giovane fidanzato alla sempre giovane Adaline. Questo incontro sarà la botta definitiva?
Il film è una commedia romantica (a tratti un po’ troppo patinata) che parte da un fatto fantastico per concentrarsi sui sentimenti, i dubbi e le paure che sono da sempre gli ingredienti dell’amore. Gli anniversari li abbiamo tutti, sono quei giorni in cui ci guardiamo alle spalle e pensiamo che è il momento di cambiare per evitare che anniversario dopo anniversario guardarsi allo specchio ci mostri un volto sempre uguale, ma un mondo in cui non si trova il giusto per questo volto.

Da vedere sorseggiando un whisky invecchiato almeno 25 anni

 

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