Tanta voglia di…“Negri di m… tornatevene a casa!”

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C’è una gran voglia di fascismo in giro. Ossia, in particolare, di qualcuno che dica chiaramente: “Negri di merda tornatevene a casa” e, più che altro, ci liberi dal divieto sociale di non poterlo dire tutte le volte che vogliamo.

È vero: non viviamo più nelle caverne, ma rimaniamo sempre esemplari di homo sapiens, per questo caratterizzati da uno spirito zeppo di contraddizioni e quindi istinti violenti ed “animaleschi”. Non tagliamo le mani ai ladri, non linciamo in strada un assassino, perché siamo stati educati a non farlo. Non prendiamo a schiaffi chi ci ha rubato il parcheggio, non facciamo i nostri bisogni in strada o non picchiamo il vicino che tiene la musica alta, non tanto e non solo per timore di essere arrestati, ma soprattutto per la riprovazione sociale che il nostro atto susciterebbe. Il giudizio delle persone che ci circondano (famiglia, amici, colleghi, ecc.) è di enorme importanza ed è ciò che davvero evita di dar sfogo a certe pulsioni violente ed istintive.

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Ma i comportamenti che la nostra comunità ritiene sbagliati sono qualcosa di soggettivo e tutt’altro che invariabili nel tempo. Certe conquiste sociali, l’educazione che scegliamo di darci non sono per nulla acquisite per sempre. È vero che, rispetto a qualche secolo fa, siamo, in quanto genere umano, più solidali, attenti ai deboli e meno propensi all’uso della violenza. Tuttavia il processo che ci ha condotto a questo è ed è stato costellato di tragici passi indietro.

La tentazione di affrontare i problemi con la violenza, la voglia di reagire alla “naturale” avversione verso “il diverso” con l’emarginazione e la costruzione di muri, la tendenza ad ascoltare la pancia e non il cervello sono sempre presentissimi dentro ognuno di noi. La frequenza e facilità con cui ricorriamo a questi comportamenti dipende appunto dalla educazione ricevuta e, in estrema sintesi, dall’ambito sociale in cui viviamo che è, per sua natura, fortemente mutevole. E che quindi può, domani, approvare o addirittura incoraggiare azioni ed opinioni che oggi considera esecrabili e vergognose.

È sufficiente che, pian piano, giorno dopo giorno, non si condannino con la necessaria fermezza certe dichiarazioni di politici o persone in vista, che si passi sopra ad atti sempre più violenti e fascisti, che non si ricordi con la dovuta attenzione a cosa ci hanno condotto in passato certe visioni del mondo, ed ecco che rispuntano fuori logiche razziste, violente e fasciste. Proprio come in questi mesi.

leggi_razziali_La_difesa_della_razzaLe camere a gas o le leggi razziali non sono arrivate all’improvviso e per opera di alcuni pazzi isolati, ma al termine di un periodo di continue, colpevoli, tacite approvazioni di buona parte della società di fronte al montare della violenza, del razzismo, della logica secondo cui chi è diverso (o supposto diverso) vada discriminato o addirittura eliminato.
Un giorno abbiamo detto: “Ma sì, in fondo questo Mussolini non è così male” e il giorno dopo ci siamo ritrovati nelle steppe russe con le scarpe di cartone o con il vicino di casa deportato.

Oggi stiamo assistendo proprio a questo: l’attacco terrostico di Macerata, le dichiarazioni del candidato leghista sulla difesa della razza, il crescente numero di episodi fascisti, le frasi del tipo: “Il fascismo ha fatto cose buone” e un generale ed evidente rafforzarsi di un clima di rabbia e razzismo sono chiari segnali che stiamo prendendo una brutta direzione. Ossia, come discusso sopra, “la brutta aria che si respira” in questi mesi testimonia di una diffusa voglia di fascismo, di poter liberamente dire agli immigrati: “Tornatevene nei vostri cessi di paesi! “ o addirittura di giustificare in qualche modo chi gli spara addosso, di ricorrere alla violenza nel confronto con i nostri avversari, di sfanculare indiscriminatamente i politici, dei giudizi sommari, di mettere in discussione, insensatamente, conquiste scientifiche come i vaccini, di, insomma, di ascoltare i nostri istinti peggiori al momento di affrontare i problemi e dar sfogo alla parte del nostro essere che l’educazione e l’intelligenza dovrebbero tenere a bada.

27628818_1682193058513396_4132467478069270780_oSi stanno cioè creando le condizioni per cui la società italiana comincia pericolosamente a giustificare e legittimare, con l’indifferenza, con la mancanza di dure condanne, comportamenti e dichiarazioni chiaramente fasciste e razziste. E quindi sta montando la voglia di vedere al potere qualcuno che le giustifichi e legittimi ancor più e, in definitiva, ci liberi dalla proibizione sociale di essere apertamente razzisti e violenti. Si sente in giro il desiderio di qualcuno che, “dall’alto di un balcone” affermi esplicitamente che è cosa buona e giusta dire che gli immigrati sono tutti criminali e non pagano i biglietti sul treno, mentre noi italiani siamo bravi e onesti o addirittura di una razza superiore…

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Per questo è importantissimo oggi essere inflessibili di fronte a certi comportamenti e certi personaggi. Per questo, al contrario di quanto dichiarino certi politici, il fascismo e l’antifascismo sono più attuali che mai. Per questo occorre prendere posizione quando le notizie ci parlano di attacchi xenofobi, di atti e dichiarazioni violente , foss’anche nelle discussioni con gli amici o i colleghi. Per questo bisogna tenere viva la memoria di come, pochi decenni fa, nella civile Europa, c’è stata una guerra orribile, che non ha risparmiato nessuno.

Per questo, voglia chiudere con un testo citatissimo che, appunto, vale la pena di continuare a citare: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”
[Martin Niemöller]

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Cosa ne è stato scritto

  1. Paolo Agnoli

    Semplicemente grazie per averlo scritto. A livello genetico, va riconosciuto, noi siamo in gran parte ancora ‘programmati’ per vivere nella savana, piena di creature diverse da noi e pronte a sopraffarci. Per fortuna la scienza ha cambiato il contesto e l’ambiente in cui viviamo. Abbiamo creato così un mondo migliore, diverso. Ma lo abbiamo fatto in fretta, molto in fretta, e molti istinti che erano adattativi nella savana ancora ci caratterizzano. E’ con l’educazione, lo studio, l’istruzione, la civiltà che possiamo e dobbiamo controllare e superare tali sentimenti primitivi. Ma ciò non è scontato, evidentemente.

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