Su “Il nulla ha gli occhi azzurri” di Caterina Davinio

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Quando i personaggi di un libro ti seguono nelle tue occupazioni quotidiane, o addirittura oniriche, vuol dire che le parole del testo che stai leggendo sono andate oltre la pagina, talvolta materializzandosi, talaltra restando sospese, in attesa di essere afferrate, esattamente come le più recondite omissioni e ombre alle quali ognuno – volente o nolente – è chiamato a dare l’attenzione di una vita.

Il nulla ha gli occhi azzurri – per mano della sua autrice, Caterina Davinio – ha la capacità di disgregare gli stereotipi laddove l’immaginario collettivo li serba ipocritamente. Ne decompone le parti, mettendole a nudo, attraverso gli occhi azzurri di Dorian Ray che – nella medesima guisa di un prisma di rifrazione – entra anche nelle apparenti certezze delle azioni monotone, presunte buone, le scuote e le sconvolge sino al punto di metterle in dubbio, di fronte ai sentimenti reali ma, spesso, deliberatamente nascosti dal senso comune, quello che vede – o vuole illudersi di vedere – solo bianco o nero, senza sfumature, le quali, improcrastinabilmente, si riveleranno depositarie della dolente verità, ponendo ogni essere al cospetto delle sue più intime miserie.

La piacevolezza della lettura – in cui si scorge il pregiato stile letterario della Davinio – sembra creare una consentaneità naturale, una sorta di legame viscerale tra il lettore e l’inconscio di ognuno dei protagonisti del romanzo, tutti catturati dalle lenti di quel prisma rifrangente, quelle iridi d’acqua lucente in cui ci si può smarrire o ritrovare, ma mai ubiquitariamente, poiché le pennellate simboliche si leggono con il proprio vissuto, da qualunque parte o sponda ci si trovi. L’inevitabile, per ciascuno, è l’incontro con i substrati della propria anima che, in questa storia, avviene quando si trovano l’uno di fronte all’altro concetti di grande entità morale, quali il Bene e il Male, depositari di valori antipodici ma paradossalmente composti – anche se in dosi diverse – della stessa sostanza, motivo per il quale risultano indefinibili e insondabili come la vita. Ambiguamente affascinanti e magnetici come il Nulla.

Scheda del libro

Titolo: Il nulla ha gli occhi azzurri – Romanzo
Autore: Caterina Davinio
Editore: Effigie – 2017
Pagine 219 – € 17,00

In una provincia americana costellata di paesi immaginari, il benzinaio Bernard si divide tra il lavoro nella sua stazione di servizio, affetti familiari un po’ sbiaditi e il volontariato in un centro di assistenza sociale. Sarà sconvolta dall’incontro con Dorian, un ermafrodito ventenne, modello del famoso fotografo e manager dello spettacolo Valentin Skodras. Skodras è un uomo ricco, spregiudicato e creativo, ma con dei lati oscuri: sospettato dell’omicidio di una propria assistente, è stato scagionato dal processo, ma vi è chi non crede nella sua innocenza. Le vite emarginate di alcuni frequentatori del Centro sociale si intrecciano a quelle dei protagonisti, mentre la storia attraversa più di una verità, tutte inquinate da ragionevoli dubbi, e la diversità viene vissuta, sofferta e rivendicata in molti modi. Sullo sfondo gli ambienti patinati della moda e dell’arte delle grandi gallerie di New York, privi di scrupoli e retti dalle leggi ferree del potere, dell’opportunismo e di una feroce corsa al successo.
“Questo libro parla della ricerca del Bene, ma è un libro del male e della malattia, d’amore e di disamore, della diversità vissuta, sofferta, rivendicata in molti modi. Un libro sull’arte e contro l’arte, un’arte sfuggente, fatta di pensieri, parole, opere e omissioni”

Francesco Muzzioli scrive nella nota critica al volume: “Il distributore di benzina in cui lavora il personaggio principale Bernard Olein è, in fondo, un punto intermedio, una sorta di passaggio obbligato che unisce il mondo avanzato con quello in ritardo; come pure un punto intermedio è il Centro di assistenza dove Bernard presta la sua attività volontaria, qui s’incontra il mondo dei rifiuti scartati dall’andamento triturante del sistema produttivo. Tutti questi luoghi, con dall’altra parte la villa meravigliosa del produttore Skodras, disegnano percorsi non tranquilli, che i personaggi compiranno spesso nervosamente o disperatamente, in preda alle contraddizioni.[...] Non è certo uno stratagemma al servizio del senso comune, è, invece, un modo per non liberarsi dei contrari, ma per spingerli al massimo di inestricabile intreccio per farceli “soffrire” fino in fondo. Questo, del resto, è il compito dell’arte: mostrarci il nodo, non fornirci un comodo, ma illusorio, scioglimento”.

Caterina Davinio 1980 - 3 (1)Caterina Davinio (Foggia 1957) Scrittrice e artista multimediale, dopo la laurea in Lettere ha svolto attività espositiva, convegnistica e curatoriale con centinaia di mostre in Europa, Asia, Americhe, Australia, tra cui sette edizioni della biennale di Venezia ed eventi collaterali. Le biennali di Sydney, Lione, Atene, Merida, Liverpool, Hong Kong e molte altre. È uno dei pionieri della poesia digitale e la fondatrice della Net-poetry in Italia.
Fra le pubblicazioni, tre romanzi: Còlor còlor (1998), Il sofà sui binari (2013), Sensibilia (2015); le opere saggistiche: Tecno poesia e realtà virtuali (2002) e Virtual Mercury House, circa la poesia elettronica (2011); e i pluripremiati volumi di poesia: Fenomenologie seriali (2010), Il libro dell’oppio (2012), Aspettando la fine del mondo (2012), Fatti deprecabili (2015) e Rumors & motors (2016, poesia digitale).

INFO: ART ELECTRONICS clprezi@tin.it

 

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