Scusa, mi dispiace…

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Tutti commettiamo errori. Errori di valutazione, spesso. Siamo in cammino. Siamo studenti, per tutta la vita, anche se abbiamo novant’anni. Siamo imperfetti. Sbagliamo. E’ inevitabile.

Certi errori li paghiamo in prima persona ma quando succede che i nostri errori colpiscono qualcun altro, qualcuno che abbiamo vicino, qualcuno che amiamo, qualcuno che ci ama, quegli errori vanno sanati.

Che significa? Significa che dobbiamo fare allenamento di coraggio, di pulizia mentale, di umiltà e onestà.

Significa che dobbiamo finirla di trovare delle scuse per sentirci a posto con noi stessi, di cercare motivi che ci giustifichino, che ci restituiscano la nostra autostima e che ci facciano sentire delle brave persone. Significa che anche se abbiamo un disperato bisogno di sentirci innocenti, di guardarci allo specchio senza star male, senza sentire un nodo alla gola o lo stomaco sottosopra, decidiamo consapevolmente di metterci a nudo e di guardarci per quello che siamo.

Non solo per cattiveria. A volte si ferisce per incapacità, per leggerezza, per paura, per limitatezza. Allora bisogna prenderne coscienza. Per se stessi prima di tutto. E poi per gli altri.download

Perchè ogni volta che facciamo del male a qualcuno, anche se non avremmo voluto, anche se non era nostra intenzione, anche se non ce n’eravamo resi conto, anche se ora ci vergogniamo o pensiamo che magari è passato del tempo e che le cose si dimenticano, non è vero.

Le ferite lasciano solchi. Profondi. 

Le ferite vanno curate. Se non vengono curate si infettano e diventano devastanti. E se è vero che ognuno deve imparare a curare le proprie ferite perché la vita ce le infligge continuamente e non si può sperare che qualcuno se ne prenda cura, è anche vero che se, in qualche modo, una colpa o una parte di colpa noi ce l’abbiamo per quel dolore che abbiamo inflitto, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo.

Scusa. Mi dispiace. Non volevo. Non sono stato/a capace di comportarmi diversamente. Non ce l’ho fatta. Non ho potuto. Non ho saputo. Non ti chiedo di giustificarmi ma ti chiedo scusa perché so che tu hai patito. Per colpa mia. E so che solo mettendo a nudo il mio dispiacere e assumendomi la responsabilità di ciò che ho fatto potrò lavare la mia anima. E la tua. Anche.

Non è difficile. E’ liberatorio. E’ balsamo per chi ha subito e per chi ha ferito. Guarisce, lenisce, ripara. Getta una luce nuova su ciò che era avvolto dall’oscurità. Ne vale la pena. Sempre.

Naturalmente esistono anche le persone che stanno benissimo anche se hanno fatto disastri. Esistono. Queste riflessioni non sono per loro.

 

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

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