Recensione: Il Mare dove non si tocca, di Fabio Genovesi

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Ho aspettato un po’ di tempo prima di iniziare a scrivere questa recensione. Ho atteso che le sensazioni del primo impatto sedimentassero e che decantassero le emozioni poco alla volta.
Fin dalle prime pagine di questo romanzo (semi)autobiografico, “Il mare dove non si tocca” di Fabio Genovesi, si capisce che siamo di fronte ad un libro bellissimo. Ho lasciato passare qualche giorno proprio per capire se quelle pagine, quei personaggi, mi rimanessero addosso, se avessi avuto voglia di saperne ancora delle loro imprese, e così è stato. A tratti mi mancano molto Fabio, la dolcissima mamma e tutti i suoi matti zii.
È il racconto di una famiglia vista dagli occhi del Fabio bambino, poi preadolescente. È la narrazione di tante storie, una dietro l’altra, raccontate con una dolcezza e una simpatia uniche.
A tratti il concatenarsi degli eventi è tragicomico: quando stai per abbandonarti alla malinconia e alla nostalgia arriva una battuta dissacrante di Fabio Genovesi e tutto ritorna a posto.

Come quella volta che volevo da morire il galeone dei Playmobil, una nave pirata stupenda con tante vele e i cannoncini che spuntavano da tutte le parti e i corsari armati di sciabola. Ma invece del galeone lui mi ha portato il canotto Playmobil, una scialuppa gialla dove c’era posto appena per due Playmobil messi scomodi: sognavo di essere un pirata all’arrembaggio nei mari del Pacifico, mi ritrovavo naufrago alla deriva nell’oceano della tristezza.

Il piccolo Fabio, figlio unico, di una famiglia modesta ma di onesti lavoratori, è l’unico bambino di questo grande clan, in cui agiscono solo due donne: la nonna materna e la mamma. Mentre, d’altra parte, c’è una folta schiera di figure maschili, una quantità enorme di zii-nonni, fratelli scapoli del suo vero nonno, padre della madre, che non c’è più.
Tutti gli zii hanno un nome che inizia con la lettera ‘A’ e la loro unica gioia è trascorrere del tempo con il bambino: lo portano a pesca, a caccia, in varie scorrerie in paese; sono rustici, semplici, ma pieni di buone intenzioni e di cuore. Proprio quegli zii, che in pagine ricche di drammaticità e di dolore, il Fabio bambino arriverà a disconoscere, per poi pentirsene amaramente.
Parole profonde, che arrivano dritte al cuore e ti lasciano sospeso, con il fiato a metà, mentre l’emozione reale si manifesta attraverso gli occhi e si schiude in un forte abbraccio.

Dico così, e se mentre ci pensavo mi sembrava vero, semplice e ufficiale, a sentirmelo uscire dalla bocca ha un suono spaventoso, che mi fa male alla gola.  Ma fa ancora più male a loro, perché la faccia dello zio Aldo si piega in una smorfia spersa, la bocca di Athos per la prima volta in tanti anni perde il suo sorriso fisso e rimane spalancata e amara, mentre con la mano libera dal fucile si tiene il cuore.

Il papà di Fabio, è un uomo bellissimo, ingegnoso, capace di aggiustare di tutto e proprio quello è il suo lavoro, oltre all’idraulico, ha la vera e propria capacità di saper mettere a posto qualsiasi cosa. Di poche parole, ma essenziale, pragmatico, concreto.
La mamma di Fabio è una donna dolcissima, una mamma adorabile, una donna di come ultimamente se ne sente raccontare poco. È proprio il caso di dire: una donna d’altri tempi. Innamorata del marito, sognatrice e tenera. Cerca di addolcire la vita di Fabio in ogni modo, creando storie improbabili, ma solo per proteggere l’eterna ingenuità del figlio – anche di fronte all’evidenza dei fatti e alle avversità della vita.
È una figura secondaria, non compare di frequente, ma nei pochi interventi svela un mondo. Una figura determinante nello svolgimento delle azioni e nell’evoluzione dell’uomo, Fabio.

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“Il mare dove non si tocca”, è un libro tanto bello quanto profondo, unico, sapientemente riuscito. È il ricordo delle estati a largo quando tuo padre ti insegnava a nuotare nelle afose giornate di agosto, dei pomeriggi passati a raccogliere funghi tra i boschi, e delle serate a fare da televisione per il pubblico familiare.
È da quegli anni, da quando comincia ad abbellire il racconto della storia d’amore tra suo nonno e sua nonna, che nasce il Fabio Genovesi narratore-scrittore.
Il libro è incantevole. A mio avviso, quanto di meglio letto negli ultimi mesi. Fatevi un regalo e leggetelo, vi sembrerà di tornare ad un tempo che non c’è più ma che abbiamo vissuto tutti.
Io non ho avuto la gioia di avere una famiglia felice ed unita, e quella del piccolo Fabio sarebbe stata la famiglia che avrei sognato.
I primi amici, l’incontro con l’universo femminile, le delusioni, i mal di pancia da prime feste di compleanno fermi in un angolo ad osservare gli altri, la timidezza, tutti quei buoni sentimenti genuini e veri che, poi a un certo punto, ci hanno detto essere sbagliati e ci hanno chiesto di permutarli con il cinismo e con il distacco da tutto ciò che realmente ci coinvolge.
Avremmo dovuto imparare fin da piccoli a metterci in mostra, a stare con gli altri, per non finire tutti vittime di quella ‘maledizione’ che è degli zii di Fabio, ma che tocca un’intera generazione: la condanna alla solitudine.
Le stranezze, per alcuni del paese, trasposte su carta, che fanno la storia di una famiglia e che la rendono amabile.
Lo stile è perfetto, un racconto colloquiale, ma brillante, un modo di arrivare al lettore unico e coinvolgente.
Mi è piaciuto veramente tantissimo.

E per colpa di questo sangue non riconosciamo i colori, e quando arriviamo a quarant’anni senza sposarci non riconosciamo nemmeno i pensieri normali da quelli pazzi. La scienza non sbaglia, il sangue non perdona, ero condannato due volte.

A me è sembrato di trovarmi negli anni ’90, perfettamente catapultata nella vita del Fabio bambino, un’ambientazione che mi ha riportato alla mente non pochi film, tutti quelli generazionali di chi è diventato grande negli anni ’90: primo tra tutti sicuramente, Ovosodo.
Davvero credo che questo libro non possa mancare se siete persone che sentono di avere un cuore e sono capaci di emozionarsi, la narrativa italiana è notevolmente arricchita dalla presenza di uno stile impareggiabile, come è quello di Fabio Genovesi.
Se il cinismo e la freddezza degli ultimi tempi non vi hanno toccato, se avete voglia di buoni sentimenti senza buonismo, di divertirvi e nello stesso tempo di riflettere, se la vita ultimamente vi ha messo di fronte a qualche difficoltà, che oggi sembra insormontabile, questo libro fa assolutamente al caso vostro.
Fabio Genovesi dimostra di essere uno dei migliori scrittori attualmente in circolazione e fa lui a noi un grande regalo stupendoci attraverso le sue sentite parole.
La sua è una di quelle storie che vorresti non finissero mai di essere raccontate.

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