Quando la resistenza diventa una questione privata

Share on Facebook44Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Nell’immaginario collettivo Beppe Fenoglio (Alba, 1 marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963) è lo scrittore della Resistenza italiana. Associato a studi scolastici e a letture obbligate, si porta dietro un alone di pesantezza, che forse ha contribuito ad eclissare negli anni il suo nome. Tale pregiudizio ha fatto sì che non sia stata resa la dovuta giustizia al genio della sua penna. In verità, Fenoglio è colui che ha scritto uno dei più bei romanzi d’amore di tutti i tempi, apprezzato dalla critica e portato anche recentemente sul grande schermo dai fratelli Taviani. Sto parlando di “Una questione privata” (Einaudi, 2014), una storia che vede la luce in un periodo in cui erano in pochi a parlare di Resistenza, e quando un grande libro su tale argomento ancora latitava. Erano gli anni Cinquanta dello scorso secolo, e Fenoglio aveva espresso il desiderio di smettere di scrivere opere sulla guerra e dare alla sua scrittura una “virata” da romanziere, alla stregua di Stevenson e Poe.

Scrivere quello che lui chiamava “il libro grosso” non era stato possibile. E tale presa di coscienza aveva rappresentato per Fenoglio l’impossibilità di esaurire di colpo non solo la Resistenza, ma anche la possibilità di dar vita a un insieme di libri diversi, ambientati durante il conflitto bellico. E infatti, fra il 1959 e il 1960, proliferano scritti dalle trame partigiane. Tale crisi, che sicuramente ha rappresentato una spaccatura della sua interiorità, ha portato anche a un cambiamento in quanto scrittore.

Era diventata convinzione di Fenoglio (e meno male!) che un romanzo non si distinguesse per le sue dimensioni. L’autore veniva a scostarsi così dagli esordi. Prima bastavano le testimonianze, come se lo scritto fosse un lungo memoir delle atrocità viste e patite in guerra. Una questione privata determina invece una svolta nel concepire il romanzo di genere. In esso, infatti, vale l’intreccio che, prima ancora dei personaggi, deve definirsi a priori. Vi è cioè una vera e propria trama romanzesca, dove i protagonisti ci vengono presentati poiché in funzione di un meccanismo narrativo che li trascende tutti. Inedito diventa il rapporto fra la piccola storia del protagonista e la grande storia della collettività. La trama individuale deve prevalere, con la conseguenza che tutto quel che non è strettamente funzionale all’intreccio può venire sacrificato. Nel caso specifico, in questo romanzo, è solo con la comparsa della passione di Milton per Fulvia che il rapporto fra microstoria e macrostoria si assesta in forme compiutamente romanzesche. La vera novità di “Una questione privata” va quindi identificata nel differente rapporto che il protagonista intrattiene con gli eventi della seconda guerra mondiale e nel rifiuto del narratore di concedere alcunché, da questo momento, alla mera “rievocazione”. Si parla della guerra, in sostanza, perché fa da sfondo al loro amore.

Il titolo è, nel suo complesso, interamente evocativo. Poiché la “questione privata” di Milton non allude solo a un tema sentimentale, ma descrive la struttura di una trama costruita attorno a una ricerca ossessiva.

una questione privata fotoEntrando nel particolare, di cosa parla l’opera? Un racconto lungo o romanzo breve, che dir si voglia, (non sono nemmeno 100 pagine) che è essenzialmente una storia d’amore, e non potrebbe essere definito in altro modo. Tornando durante un’azione militare alla villa dove ha conosciuto e frequentato l’amata Fulvia, una giovane di Torino che era sfollata ad Alba per evitare i bombardamenti, il protagonista Milton (dal nome molto “inglese”) scopre che lei lo ha tradito col suo migliore amico Giorgio, anche lui combattente. Nel tentativo di avere con quest’ultimo un chiarimento, Milton intraprende un lungo viaggio attraverso le Langhe, per scoprire che il rivale è stato fatto prigioniero dai fascisti. Come tutti i viaggi, anche questo del personaggio principale è introspettivo, alla ricerca della conoscenza, ma è molto pericoloso perché metterà a repentaglio la sua stessa vita. Questo amore, che non si sa se realmente corrisposto, è spericolato, folle, ma serve a Milton per tenerlo tra i vivi. La ricerca della verità sul suo sentimento per Fulvia, su cui il giovane vede gravare d’improvviso un oscuro presentimento, non ammette tregua. Non è nella guerra, ma nel suo amore, che per Milton ne va della vita.

Amava molto “Cime tempestose”, l’autore. Così come il suo sguardo è sempre stato attratto dalla letteratura inglese, tipo i drammi shakespeariani o i romanzi di Thomas Hardy. La storia è stata scritta all’inizio degli anni Sessanta e ha visto le stampe nel 1963, pubblicata postuma da Garzanti, esattamente a due mesi dalla morte di Fenoglio. Fra le molte sigarette fumate, che lo hanno portato ad avere problemi respiratori e a una morte a soli 41 anni (Fenoglio è morto a causa di un tumore ai bronchi), le difficoltà di scrivere e progetti editoriali naufragati, questo romanzo è stato il coronamento del suo essere partigiano anche nella scrittura. Inteso come chi resiste e persiste, fino a centrare un obiettivo. Resistere ai fascisti, di questo si trattava. Anche nella parte che descrive la civiltà contadina delle Langhe dove, fra campi immersi nella nebbia, mai ci si arrendeva per avere salva la vita. Il passo cadenzato di Milton segna il ritmo del romanzo; cammina e cammina, Milton; corre e si rotola nel fango, in un racconto che è poetico nello stile, ma allo stesso tempo feroce e duro nei contenuti.

Calvino stesso rimase piacevolmente impressionato e lodò questo romanzo, che si presenta come un resistere che confluisce in un vero e proprio stato d’animo. Resistere per la vita; con la vita. Resistere per restare vivi e volgere le spalle alle brutture della guerra. Per accantonarla, quella guerra cruda, fosse solo per il breve lasso di tempo che è quello dedicato alla lettura. Esorcizzarla, insomma, non cedere ad essa. E così penso di avere detto tutto.

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook44Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?