Lingue straniere a scuola: bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com’è?

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L’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole italiane è da sempre riconosciuto come un punto critico, tanto è vero che, ieri come oggi, il suo potenziamento viene sbandierato come necessaria innovazione nel corso delle campagne elettorali. Recentemente, le nuove direttive per l’esame di terza media hanno indicato il raggiungimento del livello europeo A2 per la prima lingua straniera. Questo mi ha colpito negativamente.

Dopo otto anni di scuola dell’obbligo si prevede di aver raggiunto il livello elementare, A2, in cui un allievo deve saper gestire attività di abitudine che richiedono un semplice scambio di informazioni su argomenti familiari e comuni. Deve saper descrivere in termini semplici aspetti della sua vita ed esprimere bisogni immediati (fonte: Wikipedia). In altre parole sa comporre frasi del tipo “The book is on the table”, “I’m hungry”, “what’s your name?”. Trent’anni fa, alla scuola elementare non si imparava la lingua straniera. Quasi nessun bambino sotto i dieci anni sapeva più di tre parole in inglese. Poi c’erano i tre anni di scuola media e i cinque di scuola superiore.

Io al liceo avevo un’insegnante di inglese molto capace. Il suo obiettivo, in un liceo classico con una piccola sperimentazione linguistica (tre ore settimanali per cinque anni), era portare le sue classi, dopo tre/quattro anni di studio, a sostenere il Cambridge First Certificate, che oggi corrisponde il livello europeo B2. La stragrande maggioranza degli allievi raggiunse l’obiettivo. E’ cresciuta l’Europa, da Berlinguer in poi ne sono passati di governi. La lingua straniera è stata introdotta nei programmi della scuola elementare. Nei fatti, però, non sembra cambiato granché. I bimbi italiani dedicano alla lingua straniera un’ora alla settimana in prima elementare, due ore in seconda, tre nei tre anni successivi e nei tre anni di scuola media (in cui diventa obbligatoria anche la seconda lingua straniera).

Calcolando 33 settimane di scuola all’anno, dalla terza elementare un bambino affronta 99 ore di lingua straniera l’anno. Su sei anni, dalla terza elementare alla terza media, questo significa 594 ore di lezione. Ora, il British Council certifica il livello europeo A2 con l’esame KET dell’Università di Cambridge, descritto come adatto a chi “ha già seguito 250 ore di studio o pratica e parla, scrive e comprende un inglese elementare”.

Gli allievi italiani, secondo le previsioni del MIUR, ci arrivano con oltre 600 ore di studio. Un insegnamento che pare davvero poco efficace. Alla fine della scuola superiore, dopo aver studiato la lingua per tredici anni, il livello richiesto è il B2. Un livello che, in un liceo classico sperimentale di trent’anni fa, la maggior parte degli allievi raggiungeva dopo 6-7 anni di scuola. Sembrerebbe che, pur cambiando governi e regole, poco cambi. D’altra parte non ci si può aspettare grandi risultati se gli insegnanti di scuola elementare improvvisamente si sono trovati a insegnare una lingua che essi stessi conoscono poco.

Questa situazione è stata in parte corretta dalla legge 107 del 2015, Art. 1 comma 20, che prevede, per l’insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria (che è obbligatoriamente l’inglese), l’utilizzo di docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate e di docenti abilitati per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti, ai quali è assicurata una specifica formazione per la didattica. Tuttavia, il concorso scuola 2016 ha previsto l’immissione in ruolo di docenti di inglese provenienti in parte dalle graduatorie di merito (che hanno dovuto affrontare la prova di lingua a livello B2 nell’ambito del concorso) e in parte dalla graduatoria a esaurimento (senza alcuna distinzione tra chi era in possesso del titolo per insegnare la lingua straniera e chi che non lo aveva).

Non c’è da stupirsi, di conseguenza, se i bambini arrivino in prima media con una disomogeneità di conoscenze tale da costringere gli insegnanti a cominciare dall’inizio, come avveniva trent’anni fa. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, stando alle statistiche la situazione degli studenti italiani al termine della scuola superiore non appare poi tanto dissimile da quella degli altri paesi Europei. In tutti il livello verificato è B2, mentre i livelli sono più vari al termine della scuola media, oscillando tra A2 e B1 a seconda dei paesi. Sulla carta, insomma, siamo pienamente nella media europea. Da dove viene allora la generale sensazione di difficoltà rispetto alla lingua straniera diffusa tra gli italiani?

Da un lato, la verifica della lingua a livello B2 è solo teorica. Infatti solo gli studenti di liceo linguistico sostengono una vera prova di lingua nell’ambito dell’esame di maturità mentre gli obiettivi raggiunti da insegnanti e alunni nel corso dell’anno scolastico dipende anche dalla composizione e motivazione del gruppo classe. Il secondo aspetto è legato al fatto che la gran parte dell’insegnamento è tuttora demandato alla scuola secondaria, che, tra l’altro, alcuni studenti abbandonano al compimento dei 16 anni.

Trascurare l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare (e prima) significa perdere i benefici offerti da un apprendimento precoce, che si riassumono, in estrema sintesi, nel fatto di “sentirla” di più e “pensarla” di meno. La mancanza di una lingua comune presente nella vita dei bambini fin da piccoli è il primo ostacolo alla costruzione di una vera, profonda e sentita identità europea.

Recentemente sono state fatte diverse ipotesi e proposte per introdurre in maniera più diffusa la lingua inglese nella scuola dell’infanzia e per attivare insegnamenti di alcune materie di studio in inglese già dalla scuola primaria. Idee più che condivisibili, ma da attuare con coerenza se non si vuole che restino meri slogan elettorali. E il primo punto è assicurarsi che chi insegna una lingua straniera sia in grado di leggerla e parlarla correntemente. Per questo non è sufficiente un corso di aggiornamento. Approfondimenti: Ministero dell’istruzione www.istruzione.it Quadrp europeo di riferimento per le lingue

https://it.wikipedia.org/wiki/Quadro_comune_europeo_di_riferimento_per_la_conoscenza_delle_lingue Statistiche europee sull’apprendimento delle lingue

http://ec.europa.eu/eurostat/statisticsexplained/index.php/Foreign_language_skills_statistics#Level_of_command_of_best_known_foreign_language British Council, certificazione linguistica

https://www.britishcouncil.it/esami/inglese-cambridge/ket-pet-first-cae-advanced-cpe-proficiency Le proposte del ministro Giannini

http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_febbraio_02/clil-elementari-dubbi-pedagogisti-si-confindustria-f0ec6a7c-aae6-11e4-87bf-b41fb662438c.shtml

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