“La leggenda dell’amore”, di Matilde Serao

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Ero molto piccola quando ho iniziato a leggere le “Leggende Napoletane”, di Matilde Serao, immergendomi nei luoghi, rivivendo miti lontani, appassionandomi al punto da voler raccontare anche io storie.
Forse è in quel momento che è iniziata la mia passione per la scrittura, quando prima di scendere a giocare, in un modo o nell’altro, nei lunghi e afosi pomeriggi estivi, dovevo occupare il tempo e allora scrivevo storie, racconti, favole che poi leggevo agli altri bambini.
Molti dei miei amici di infanzia ricordano questi particolari.
Chiunque può avere favole della buonanotte, ma non tutti possono avere favole e racconti del giorno.
Una delle più belle lette da piccola è sicuramente “La leggenda dell’amore”, una storia che racconta della passione tra un cavaliere ‘focoso’ e una bellissima fanciulla di nome Capri.

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C’erano tanti e tanti anni fa due giovani.
Lui bellissimo e appartenente ad una delle famiglie più antiche di Napoli, con un carattere terribile, iracondo e violento, pronto ad accendersi per niente, facile preda di risentimento e di ira.
Ma che per amore si addolciva e diventava il più umile degli uomini, era così ogni volta che si trovava al cospetto della sua bella amata.
L’amore tra i due cresceva giorno dopo giorno e finalmente il ragazzo andò a chiedere la mano della bellissima Capri.
Ma nonostante le intercessioni, le preghiere, le richieste fatte, la famiglia di Capri non volle accettare il matrimonio e per far sopire l’amore tra i due, decise di mandare in terra straniera, la fanciulla.
Il tormento della ragazza era assai grande, il suo cuore spezzato, la sua anima lacerata, e come fu fuori dal porto, dopo aver recitato una dolce preghiera, si lanciò tra le onde del mare che la accolsero in un abbraccio di morte.
Come la fanciulla si lanciò emerse un’isola azzurra e verdeggiante dalle acque.
L’amore non si placava nel cuore di Vesuvio, così si chiamava il giovane cavaliere, e la collera gli bolliva in corpo: come gli comunicarono la terribile notizia iniziò a gettare caldi sospiri e lacrime di fuoco, segno dell’interna passione che lo agitava nel profondo; si gonfiò tantissimo e divenne un monte nelle cui viscere arde un fuoco eterno d’amore.
Prese posto di fronte alla sua bellissima Capri, la vede ogni giorno, ma non può raggiungerla e freme d’amore, lampeggia, s’incorona di fumo e il fuoco d’amore fuoriesce in lava corruscante.

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