“La Fine della Ragione” e “Un amore esemplare” aprono la nuova collana “Feltrinelli Comics”

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Quando devo scrivere una recensione, per un po’ di giorni, devo prendere le distanze dal libro e dal contesto in cui insiste il testo stesso.
Devo capire cosa mi rimane addosso.

Con “La Fine della Ragione”, di Roberto Recchioni, non è stato facile per me prendere la giusta distanza, un po’ perché, seguendo lo scrittore sui suoi canali social, il libro l’ho visto venire alla luce giorno dopo giorno, e mi ci sono affezionata. Un po’ perché, a me, lo stile di Recchioni piace.
Ho capito che per parlarne in maniera obiettiva ne dovevo prendere le distanze. E così è stato. Ho fatto passare qualche giorno e mi sono messa a scrivere.
“La Fine della Ragione”, è il primo volume prodotto dalla nuova collana editoriale di Feltrinelli Editore, “Feltrinelli Comics” appunto, curata da Tito Faraci. In contemporanea è stato presentato anche “Un amore esemplare”, di Daniel Pennac e Florence Cestac. I prossimi numeri in uscita invece saranno di Giacomo Bevilacqua, di Sio, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, de Lo Stato Sociale.
Una collana interessante, sapientemente curata da uno dei nomi più illustri dello scenario editoriale nazionale, e non solo. Tito Faraci è riuscito a mettere insieme un gruppo di scrittori eterogenei, ma con un filo conduttore comune: tutti autori innovativi, attuali, con cose non noiose da dire.
Un prodotto davvero di grande qualità per gli argomenti trattati, per i professionisti pubblicati e per l’idea.
Un mercato in continua espansione quello dei ‘graphic novel’, storie, romanzi, racconti narrati attraverso le parole e i fumetti. Qualche mese fa vi parlai, in un altro articolo (che trovate qui http://www.lundici.it/2017/12/marathon-e-la-legione-occulta-e-nata-newton-comics/ ) della crisi dell’editoria classica e della crescita di quella seriale. Mentre la prima patisce un tracollo senza fine, il fumetto trova sempre più consensi tra i lettori e, poco alla volta, si è fatto strada anche in libreria, occupando il suo posto, di tutto rispetto, tra gli scaffali di narrativa, come nel caso della collana, “Feltrinelli Comics”.

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Mentre il libro della Cestac e di Pennac, Un amore esemplare, è di facile appiglio, (racconta una bellissima storia d’amore, che mi ha incantato dalla prima all’ultima pagina. Uno di quegli amori che tutti vorremmo provare almeno una volta nella vita) affronta dunque un argomento semplice, un racconto di quelli che fanno bene al cuore e che ti lasciano con il sorriso (sebbene amaro); “La Fine della Ragione” è l’esatto opposto.
Il libro di Recchioni al massimo ti lascia con un afflato di sconforto.
L’autore racconta il mondo come potrebbe presentarsi tra qualche anno, quando la fine della ragione avrà preso il sopravvento, quando avranno vinto loro.
Ma chi sono ‘loro’? “Laggente”, i no-vax, gli arruffapopoli dell’ultima ora, i bastian contrari verso qualunque cosa o qualsiasi proposta, i populisti arrabbiati, i frustrati, che si sono riuniti tutti sotto il gonfalone delle proteste facili, delle opinioni spicciole e provvisorie, e che, ahinoi, trovano sempre più proseliti e adepti.
Una madre disperata, di una piccola bimba malata, dopo aver provato qualunque rimedio “della nonna” possibile per salvarla, parte alla ricerca speranzosa di una terapia efficace per la sua bambina. Si mette in cammino da sola: perché una madre non può piegarsi al destino.

Una madre, al destino gli sputa in faccia.

Così dice Roberto Recchioni. E come dargli torto?
La donna impavida si mette contro il suo popolo e inizia il suo viaggio tra paesaggi freddi e solitari, fino alle pendici del Gran Sasso, luogo evocativo, dove si sono arroccati gli scienziati, i professoroni, quando “la torcia dell’ignoranza ha iniziato a dare fuoco al mondo”: ed è arrivata la fine della scienza, la fine dei libri, la fine dell’istruzione obbligatoria, la fine della conoscenza, la fine della libertà.
Una presa di posizione dura, quella compiuta dai professori, tanto quanto quella di coloro che hanno deciso di rifiutare la scienza. Se il sapere si ritira, si chiude, non parla un linguaggio vicino alle persone, la frattura è incolmabile. Si crea il caos, la paura, e dalla paura si genera la rabbia, di conseguenza l’odio verso tutto ciò che ci circonda.
Che grave malattia ha la bambina? Riuscirà a salvarsi? Con quale cura complicata? Chi aiuterà la madre? Queste risposte semplici, le trovate nel libro complesso di Recchioni.
Perché ‘complesso’ invece provo a spiegarvelo. Nel libro si percepisce tutta la gravità dei tempi che stiamo vivendo, come se avessimo dimenticato la nostra storia e tutto il cammino percorso per arrivare al grado di civiltà che abbiamo oggi.
Il fumetto è quanto di più attuale ci sia in circolazione in questo periodo, un testo “illuminista” per rispondere a chi ha abdicato all’uso del cervello in favore delle credenze popolari, dei rimedi naturalisti e dei riti religiosi. Affronta un tema delicato, un argomento sul quale, fino ad oggi, nessuno ha deciso di confrontarsi. Perché? Perché nessun uomo di cultura, dell’arte, della letteratura ha deciso di prendere di petto l’argomento dei vaccini?
Lo stile di Roberto Recchioni è essenziale, diretto, privo di fronzoli e di giri di parole, “colpisce come una katana” oserei dire; soprattutto nei suoi fumetti lo scrittore lascia che siano i disegni a parlare, si dà preminenza alle immagini. Sono presenti citazioni, rimandi ad opere cinematografiche, letterarie, musicali, come in tutti i suoi lavori. Se avete già letto qualcosa di suo, saprete di cosa sto parlando; io non vi dico nulla, leggete il libro e parliamone insieme.

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I disegni sono suoi e sono bellissimi. Ho letto che l’autore, ha compiuto una personale ricerca sul tipo di carta da utilizzare per le sue opere, in questo caso ha optato per una carta ruvida pesante con una buona porosità, per aumentare l’effetto sporco di inchiostro e colori, opaca tendente al giallo. L’effetto è davvero sorprendente. Anche l’odore delle pagine è molto particolare, ci si immerge totalmente nella china, fa quasi venire voglia di osare un ‘inchiostro invecchiato tot anni…’ Quando avrete tra le mani questo libro vi sembrerà di trovarvi di fronte ad un’opera d’arte. I disegni non sono stati scannerizzati, ma solo fotografati con il cellulare ed elaborati pochissimo (come vedrete dalle foto presenti nell’articolo, gentilmente concesse dall’autore, che ringrazio personalmente anche da qui).

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Io leggo per avere nuovi spunti di riflessione e questo testo è quanto di più autentico e sentito io abbia letto negli ultimi mesi.
“Hey Ho, Let’s go!”, ci esorta Recchioni, dalla prima pagina, e ci introduce nella sua storia come in una velocissima e sporca canzone punk dei Ramones, che ti batte in testa, nelle tempie, ti fa saltare, pogare, agitare le braccia, ti arruffa i capelli, ti spezza una costola, ti fa fare un viaggio su te stesso di due minuti e poi ti riporta dov’eri, non senza farti dire: Wow!

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Nel libro di Recchioni c’è l’effetto “Wow!”, quello che da troppo tempo manca, quello che cerchiamo in tutto e in tutti, ne “La Fine della Ragione” c’è, che vi piaccia o no, che siate d’accordo o no: in questo libro lo trovate e anche per questo motivo dovreste leggerlo.
Note negative? Per me, nessuna. Non vedo come si sarebbero potuti approfondire determinati argomenti, non vedo come sarebbero potuti essere più belli i disegni, non vedo perché l’autore avrebbe dovuto usare un linguaggio più tecnico. Lui ci racconta una nuova storia e lo fa nell’unico modo possibile: a modo suo.

roberto (photo di Erica Fava)
È un libro ben fatto, del resto, Tito Faraci, non avrebbe creduto in Roberto Recchioni, scrittore, fumettista, curatore di Dylan Dog, se non avesse cercato da lui la sfrontatezza della verità.
“La Fine della Ragione” non è una provocazione, è la giusta riposta a chi provoca, a chi agisce annullando le convenzioni del buon vivere civile e i progressi della scienza. È ciò che dovrebbe scaturire naturale a chiunque faccia un lavoro che gli permette di parlare alle persone. Ma c’è chi preferisce affrontare temi facili, e poi c’è Roberto Recchioni, che ci ha abituati, dal suo esordio, a temi complessi, sui quali si possa creare un dibattito, un confronto, e questo lo rende unico.
Chi se non lui, avrebbe potuto offrirci quest’opera geniale?
È un fumetto severo, ma giusto. Uno di quelli di cui sentivamo proprio il bisogno in questo periodo storico e per questo dovremmo tutti quanti dirgli: grazie.

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Qualunque modo, o qualunque cosa, ci porti a riflettere, merita tutta la nostra attenzione e gratitudine (anche se brucia come uno schiaffo).
A me una domanda però è rimasta, dopo tutto questo leggere: ma sulla carta d’identità del RRobe nazionale che cosa c’è scritto alla voce ‘professione’? Questo io glielo chiedo, ma se mi risponde non ve lo dico! ;)

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