Italia vs. Regno Unito – Il cambiamento parte da noi

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Recentemente mi sono imbattuta in un articolo, condiviso su Facebook, riguardante l’esperienza di una ragazza italiana a Londra. Il blog che l’ha pubblicato è uno tra i più famosi e seguiti dagli Italiani nella capitale britannica e, spesso e volentieri, è stato accusato di pubblicare solo esperienze positive, tralasciando il “marcio” e lo squallore, nel quale vivono molti emigrati italiani.

Considerandomi una persona ragionevole, che vuole avere un’idea chiara e completa delle situazioni, ho deciso di leggere questo articolo, esattamente come ne ho letti molti altri, valutando con discrezione sia i pro che i contro.
Tuttavia, questo articolo è stato quello che più mi ha disturbata, perché molte delle lamentele e dei lati negativi esposti, trovano una spiegazione e una soluzione, più che logiche. Cercherò di riassumere in punti, tutte le critiche alla metropoli britannica, dandovi anche una spiegazione e dei consigli, su come affrontare determinate problematiche.

• PARLA COME MANGI! Il primo elemento di disturbo che mi ha colpita (e affondata), è stata la scarsa conoscenza della lingua italiana, da parte dell’autrice di tale commento. Se si decide di condividere la propria esperienza in un blog così famoso e seguito, ci si augura che lo scrivente abbia almeno una vaga, se non discreta, idea di come scrivere nella propria lingua madre. Scrittura da messaggistica istantanea, parole inesistenti e costruzioni di frasi da trip anfetaminico, mi hanno fatto pensare che si trattasse di un “fake”. Poi mi sono ricordata di ciò che si legge tra i commenti di Facebook e, no, non era un fake. Ipotizzo che, chi ha scritto, sia una ragazza giovane, quindi non si dovrebbe/potrebbe parlare di analfabetismo di ritorno. Chi mi sta leggendo penserà che io sia una persona saccente e arrogante, che si diverte a criticare gli altri: ben venga. Preferisco questo, all’essere classificata come un leone da tastiera senza la minima conoscenza della lingua italiana (figuriamoci di quella inglese).
Dopo lo shock iniziale, la curiosità di voler scoprire le motivazioni di tanto odio nei confronti di Londra, ha preso il sopravvento.
La “testimonianza” in questione è organizzata a mo’ di intervista ed è uguale per tutti, con domande semplici e dirette a cui rispondere.
• CERCO CASA LEGALMENTE! La prima lamentela riguarda il metodo con cui la ragazza ha trovato casa: tramite agenzia ed è stata costretta a pagare “in nero”, quindi non ha avuto un contratto vero e proprio. Esattamente come in Italia, ci sono “agenzie” che lavorano in nero e agenzie regolari, che rilasciano fattura fiscale dei pagamenti e che possono essere pagate tramite bonifico bancario, quindi tracciabili, quindi fornire contratti di affitto regolari. Tutto ciò se si ha un conto bancario inglese, e tutti i documenti necessari per soggiornare “legalmente” in UK. Nessuno è obbligato a pagare in nero: a meno che non si voglia spendere molto meno ed evitare le commissioni da pagare all’agenzia. Se proprio non ci si fida e si vuole un contratto regolare, si può sempre dire no e cambiare agenzia. Londra ne è piena.
Seconda nota negativa: il lavoro tramite agenzia e le agenzie interinali inutili. La signorina dice di essere arrivata con un buon inglese perché avente un parente stretto madrelingua inglese; ciò significa che avrebbe potuto informarsi, prima di partire, sulle modalità per cercare lavoro. YouTube è pieno di video in cui si parla delle agenzie interinali inglesi. Le più famose sono: Reed&Co, Quattro Recruitment, Euro London e Adecco. Basta aprire il PC, far passare una decina di video e ascoltare con attenzione. Visto anche l’enorme vantaggio con la lingua, suppongo avrebbe dovuto essere molto più semplice per lei che per una come me, che ha dovuto studiare le basi da zero.
Da ora in avanti, possiamo dire che le lamentele diventano parte integrante degli stereotipi che caratterizzano la popolazione inglese.
“Inglesi doppia faccia”. Solo gli inglesi? In Italia siamo tutti onesti e puliti, tutti “bravi cristiani”? Allora è per questo motivo che la Mafia non esiste, il femminicidio è un’invenzione delle femministe e la corruzione è solo una leggenda metropolitana. Buono a sapersi. Come sempre: “tutto il mondo è paese”, cambiare Stato non significa che l’umanità sia diversa. Gli uomini hanno pregi e difetti in ogni parte del mondo. Se così non fosse, saremmo già divisi tra Inferno e Paradiso, o no?
“Invivibile e sporca”. Sull’invivibilità di Londra, non sono assolutamente d’accordo. Per me, e qui parlo solo personalmente, senza tirare in ballo la logica, vivere in un paesino di poche migliaia di anime o in una Metropoli, fa molta differenza. Londra è la città più comoda e accogliente che abbia mai visitato. C’è sempre un modo per tornare a casa, che sia la metropolitana, l’autobus o un taxi. Hai fame? C’è sempre un negozietto aperto 24h. Stai male? Non c’è un ospedale che non sia facilmente raggiungibile. Sei un disabile? Sono poche le barriere architettoniche che ti impediscono di muoverti. Ci sono, è vero, e alcuni locali non sono attrezzati per i disabili, ma la maggior parte degli spazi pubblici sono adatti a tutti. La linea Dockland Rail (DLR) è chiamata “Free Steps Line”, la linea senza gradini, perchè chiunque può accedervi.
“Londra è una città sporca”. La sporcizia in mezzo alla strada. Ogni attività alla sera, prepara i sacchi dell’immondizia davanti alla propria porta. Tale immondizia verrà raccolta all’alba del giorno dopo. Stiamo parlando di Londra, non di un paesello da 1.000 anime nella Bassa Padana: ci vogliono ORE e centinaia di persone per ripulirla tutta!
“Persone incivili! La gente mangia e vomita sugli autobus”. In Italia questo non succede, perché la gente va a farsi la doccia e il bidet nelle fontane storiche. Quindi tutto bene. Ignoriamo anche il flusso di persone che usufruiscono dei mezzi pubblici in una città che conta più di 8 milioni e mezzo di abitanti più i turisti. L’ultima stima rilasciata da TFL (Transport for London), l’agenzia dei trasporti, dichiara che, nell’anno 2014-2015, si è toccato il picco massimo mai avuto di utenti. 8.6 milioni di persone: in pratica è come se, in un anno, ogni abitate di Londra, avesse preso almeno una volta un mezzo pubblico. Credo che queste cifre siano più che sufficienti per spiegare quanto “popolata e affollata”, sia questa metropoli. Mantenere una certa pulizia sta soprattutto ai passeggeri, non alla città in sé.
• “Lavoro sottopagato e sfruttamento“. Si veda quanto detto per le agenzie immobiliari. Si può sempre dire di no. Faccio un esempio pratico. Il salario minimo è di 7,50£ all’ora. Se vi viene offerto meno basta solo rispondere: “Non sono interessata, grazie, arrivederci.” Si chiude il telefono e si cerca altro. Anche in questo caso posso dire: in Italia tutti contratti con cifre mensili stratosferiche, giusto? Per questo motivo i giovani lasciano la “Bella Italia”.Perché guadagnano troppo!?
“Le case costano troppo e sono squallide”. Su questo punto, invece, sono d’accordo, ma non sulla definizione di case da “terzo mondo”. Tutto dipende da quanto si può e si vuole spendere. Tutti sanno che la vita a Londra è costosa, anche le case. Non facciamo sempre finta di non sapere le cose. Semplicemente l’idea di “casa” che noi abbiamo, non coincide con quanto si può trovare qui. Per avere qualcosa di meglio si devono aspettare delle occasioni nelle agenzie o si deve spendere un bel po’. Su questo punto posso dire che, sì, sono una persona che sa adattarsi, ma con fatica. Le comodità delle case del sud Europa sono quasi impossibili da ottenere “immediatamente”. Si deve lavorare, avere pazienza e continuare a cercare. C’è da dire, però, che agli inglesi la casa non interessa. Vivono fuori, mangiano fuori, lavorano fuori e anche il momento stesso del relax, è fuori. La casa serve solo per dormire e avere un luogo sicuro dove custodire i propri averi. Questa è una visione della vita che non condivido, tuttavia, fa parte del soggiornare in uno stato straniero, fa parte di una cultura che non è italiana, perché non siamo in Italia.
• “La sanità è penosa. Meglio in Italia”. Su questo argomento non mi esprimo, perché sono stata molto fortunata. Forse non tutti gli ospedali/medici di base, funzionano allo stesso modo. Io sono stata trattata molto bene e, nel momento in cui ho avuto bisogno di un consulto serio, non ho aspettato più di 24h.

IL VENERDì SERA AL VICTORIA AND ALBERT MUSEUM ...

IL VENERDì SERA AL VICTORIA AND ALBERT MUSEUM …

Arriviamo alla chiusura della sua esperienza, che è talmente ricca di strafalcioni grammaticali (ad un certo punto sembra che i “benefits”, offerti dallo stato inglese, siano volti all’ “acquisto” dei figli degli immigrati), che mi riservo di commentare solo un punto.
“A Londra è impossibile farsi degli amici”.
No, mia cara signorina, non incolpare Londra, se tu non hai amici o se non hai avuto modo di legare con qualcuno. Londra, gli inglesi, i datori di lavoro, non ti dicono dove e come passare le tue giornate libere, con chi parlare o chi incontrare.
Ogni passo, avanti o indietro, è fatto da noi. Anche in Italia funziona così, solo è il posto in cui siamo cresciuti e, nel bene o nel male, qualcuno ci conosce.

Non cambieremo e non miglioreremo mai se ci aspettiamo che qualcuno ci dica dove andare o cosa fare. Le amicizie e i legami non dipendono dalla città o dal lavoro, dipendono da noi, da quanto siamo disposti ad aprirci e ad accettare, per crescere.
Incolpare Londra della mancanza di amicizie, sarebbe come incolpare i fast-food o i produttori di dolci se ingrassiamo. Abbiamo dei soldi, abbiamo due gambe e un cervello. Possiamo andare al supermercato a comprare frutta e verdura, anziché fermarci al McDonald’s perchè “è comodo”.
A volte bisogna accettare di fare un po’ di fatica, fare qualche passo in più del previsto per poter andare oltre e conquistare la fiducia delle persone. Quando abbiamo lasciato l’Italia, sapevamo che non sarebbe stato facile, ma questo non ci dà il diritto di starcene seduti in panciolle ad aspettare che la sorte faccia tutto per noi.

“Londra è la città delle opportunità.” Questa non è una frase fatta, è la realtà. Ogni giorno ci vengono offerte nuove possibilità, dalle più semplici alle più importanti. Non sappiamo chi incontreremo nella metropolitana; chi sia la donna che ci avverte dello zaino aperto o l’uomo che ci riporta il cellulare che abbiamo fatto cadere e non ce ne siamo accorti. Questi piccoli gesti, portano inevitabilmente ad un migliorarsi, come persone e come cittadini. Fare parte di una metropoli non significa entrare in Paradiso: significa ricavarsi un piccolo spazio in un posto immenso, che continua ad espandersi per accogliere tutti.

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Chi lo ha scritto

Tamara V. Mussio

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Laureata in Storia della Lingua italiana all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Follemente innamorata di tutta la letteratura classica greca e latina, vivo di caffè, libri e musica. La parola d'ordine nella mia vita è "conoscere", per poter "cambiare". Sono una ragazza pratica, diretta, che non crede nel destino. Il mio motto è "Homo faber fortunae suae", "L'uomo è artefice del proprio destino", a sottolineare la forza di ogni persona che voglia raggiungere i propri obbiettivi. Leggo e ascolto di tutto, ma il mio romanticismo marmoreo mi impedisce di apprezzare i romanzi rosa. Dall'alto della mia bassezza (1,48 m) cerco di mettere a frutto tutti i pregi e i difetti che ho.

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