I buchi narrativi del tempo presente “Quando tutto accade ora”

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Quando tutto accade ora: premessa.
Di recente ho letto un bel libro sul significato del tempo, in particolare sulla sua percezione e sul senso della compressione del presente. Nella mia vita e fra i miei interessi convivono numerose passioni e una quantità di progetti e stimoli molto diversi fra loro. La scrittura regna nel lavoro, nel tempo libero, negli interessi. Simultaneamente mi è stato proposto – nello stesso momento – di scrivere per due riviste diverse, con cui collaboro. Lo scorrere del tempo e i suoi legami con la quotidianità. Confrontandomi con Marinda, che mi invitava a scrivere per il numero 100 de L’Undici, su cui scrivo soprattutto di musica e festival musicali, ho deciso di riproporre una versione lievemente rivisitata della recensione apparsa su Senza Filtro, Notizie dentro il lavoro, quindicinale di Fior di Risorse, nato per parlare di lavoro e di persone che lavorano (o che di questi tempi vorrebbero farlo) http://www.informazionesenzafiltro.it/buchi-narrativi-del-presente/”

Il presente ingrato
Mi accingo quindi a scrivere un pezzo a metà tra la recensione e l’amplificazione dei pensieri che ne sono derivati.
Si tratta di “Presente Continuo – Quando tutto accade ora”, un libro del 2013 di Douglas Rushkoff, uno dei maggiori esperti al mondo sui rapporti tra tecnologia e cultura.
Uno dei concetti che ha maggiormente attirato la mia attenzione riguarda la perdita di connessione tra presente e gratitudine.
Tutto oggi è talmente accessibile che abbiamo smarrito la capacità di sentirci grati per ciò che possediamo, per ciò che abbiamo conquistato e per ciò che ci circonda e in una sorta di eterna sbornia da eccitazione permanente.
L’eccesso di velocità ha così soffocato l’appagamento e limitato la consapevolezza di sé.
Come profeticamente scriveva Douglas Coupland nel 1991 in “Storie per una cultura accelerata” (celebre autore canadese di “Generazione X”) viviamo in uno stadio perenne di flirt adolescenziale, storditi da una smisurata quantità di stimoli, incapaci di comprendere realmente il significato profondo di ogni sollecitazione.
Hartmut Rosa, nel suo “Accelerazione e alienazione” offre una definizione di presente illuminante – se non angosciante: “il presente è l’arco temporale nel quale spazio di esperienza e orizzonte di aspettativa coincidono”.
La palpitante attesa del “Sabato del Villaggio” naufraga nell’eterna comparsa di una deludente e malinconica domenica.
La simultaneità ha divorato l’attesa.

Rushkoff

Rushkoff

Tornando al testo di Rushkoff, ci viene spiegato come il concetto di presente infinito differisca da quello di presente continuo: in “continuo” è insita un’idea di vizio, più simile ad un corto circuito, in cui la superficiale iperconnessione con gli altri non ci rende consapevoli dei nostri aspetti fondamentali e non ci pone in reale ascolto dell’altro. Il fatto di vivere in un presente costantemente aggredito da distrazioni in tempo reale fa sì che le forze periferiche siano amplificate a danno della realtà che abbiamo davanti.
Anche per questo motivo abbiamo smarrito il senso di gratitudine, che è anche un senso di attaccamento.

Shock da presente
Vivere nell’era dell’accesso totale ha compresso – e compromesso – lo spazio e il tempo.
I social network non fanno che alimentare l’ansia del qui e ora, omologando le informazioni con l’aggravante di non poter stabilire né priorità (quindi successione temporale, narrazione), né direzione (quindi orientamento, selezione).
Quelle che un tempo erano narrazioni lineari oggi sono collassate nei reality; Rushkoff infatti definisce “collasso narrativo” la mancanza di narrazione in grado di attribuire significato alle nostre azioni. Privati del tempo per descrivere un percorso lineare, come possiamo oggi raccontare storie? Paradossale, vista l’invasione dello storytelling a tutto campo. L’importante è che lo storytelling sia breve, se non addirittura fotografico.
La serie televisiva “Lost” possiede il primato di avere privato di senso le regole del tempo e del racconto lineare. I viaggi nel tempo e le involuzioni temporali ci fanno capire, strada facendo, che il mistero dell’isola verrà rivelato a chi sarà in grado di abbandonare il più razionale percorso ad indizi a favore di una comprensione istantanea del racconto.
Vivere il presente – afferma Rushkoff – ci potrà aver liberato da affabulazioni ideologiche ingombranti, ma non ha aperto la strada ad un più equilibrato pensiero zen. Tutto questo è riscontrabile anche nel ribaltamento dei modelli finanziari che fin dalla loro definizione si sono fondati su investimenti a lungo termine e depositi fruttiferi.

Oggi nessuno può garantire capitali a chi investe per ricavare guadagni futuri.
Così come nell’economia e nel comportamento sociale: acquistando con un click tendiamo a dare più valore alla velocità rispetto al bisogno. O nel lavoro, in cui l’attrazione di ricompense future non genera più interesse e la frequente mobilità ha sostituito l’antico vanto della longevità di servizio. La riluttanza a protrarre le esperienze all’infinito ha generato più divorzi, più divisioni e crescenti creazioni di cellule individuali, isolate sebbene iperconnesse.
Le neuroscienze applicate al consumo hanno privilegiato le decisioni impulsive non filtrate dall’area del cervello preposta al controllo del pensiero razionale. Le pulsioni hanno vinto la battaglia sulla ragione.

Digifrenia e frattalnoia
Definizioni originali per indicare, nel primo caso la presenza in più posti nello stesso istante, nel secondo la mancanza di sequenza temporale tra causa ed effetto.
La nostra relazione col tempo è sempre stata definita dalle tecnologie di cui ci serviamo per misurarlo, ma la digitalizzazione del tempo offre nuove prospettive e sfide singolari. Fortunatamente abbiamo previsto il tasto “pausa” e possiamo far ripartire il tempo a piacere digitando il tasto “play”. Affinché la capacità non risulti alienata, va costantemente allenata.
Rushkoff aggiunge altri due capitoli: “Sovraccarico”, dove si raccontano le conseguenze di comprimere decisioni che invece richiederebbero tempo, e “Sognare l’apocalisse” in cui la pressione del presente continuo ci induce a desiderare la liberazione di una fine.
Quando le nostre creazioni tecnologiche saranno ancora più evolute possiamo scegliere tra sperare nella misericordia delle macchine oppure negoziare ora con la tecnologia per ottenere ciò che noi vogliamo e non ciò che vorrà lei. Perché i “suoi” desideri saranno quelli che abbiamo programmato noi.
Se questo fosse davvero un possibile scenario futuro, dobbiamo dunque agire nel presente, mettendo in campo meno istinto e più ragione, e invocando il libero arbitrio del tasto “pausa”.

 

 

 

 

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Chi lo ha scritto

Anto Plus Bandoli

Copywriter di mestiere, adora la lingua italiana, tutti gli idiomi del mondo e le relazioni fra loro. Affascinata da tutte le esperienze capaci di suscitare meraviglia e sprigionare energia, come lo sport, la musica, l'arte e, più in generale, la creatività. Ama i dettagli ma ammira chi riesce ad avere una visione d'insieme. Sempre in lotta col tempo, sempre in pace con la musica, quella giusta. Nelle cuffiette, o, preferibilmente live.

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