Elezioni Politiche 2018: la Cultura nei programmi elettorali

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A meno di un mese dalle elezioni politiche 2018 è utile spulciare i tanto bistrattati programmi elettorali.

Si tratta infatti dell’unico documento dove, nero su bianco, si possono intravedere le intenzioni di un movimento politico. Difficilmente però il cittadino medio riesce a districarsi con destrezza tra welfare, trasporti, beni culturali e tutto ciò che ruota intorno ad un’efficiente amministrazione dello Stato e ad un’idea avanzata di società. Ho deciso di setacciare i programmi dei più importanti raggruppamenti elettorali (più qualche interessante new entry) alla ricerca di informazioni e promesse elettorali su ciò che mi riguarda più da vicino: il settore della Cultura, con un occhio di riguardo alle arti performative. Questo perché, in un momento storico dove il lavoro sembra essere la priorità di ogni attore politico, gli attori, quelli veri, ed in generale i lavoratori del settore dello spettacolo dal vivo se la passano così così: uno studio a cura della CGIL – SLC in collaborazione con Fondazione Di Vittorio presentato a maggio 2017 e relativo al 2015 ci informa infatti che i lavoratori di questo settore (che include il cinema, il teatro, la musica, la radio, gli spettacoli polivalenti e lo sport) nell’anno di riferimento sono stati 136.571. Si tratta di persone che hanno effettuato nei 12 mesi almeno un versamento nelle casse dell’Inps, gestione separata ex ENPALS. La media delle giornate è di 34 giornate lavorative all’anno, e scende a 14 per gli attori (con retribuzioni media di 5.000 € pro capire/annuo). Infatti “gli artisti dello spettacolo svolgono probabilmente altre professioni in parallelo; vengono spesso pagati in nero, o con modalità che sfuggono alle classificazioni del settore. Con l’avanzare dell’età, quando la professione diventa quella su cui basare la propria sopravvivenza, il numero dei lavoratori decresce”. Nell’ultima legislatura qualcosa sembra essersi mosso, ma ci diranno le statistiche se i passi intrapresi hanno reso più stabile il cammino. Intanto io mi sono letto qualcosa, e dove possibile ho recuperato il programma delle elezioni politiche 2013.
Perché la memoria è una buona maestra.
Buona lettura.

 

PARTITO DEMOCRATICO

Elezioni politiche 2013
Titolo del programma: L’ITALIA GIUSTA, 16 pag.

Da almeno 20 anni, cioè dai tempi de L’Ulivo di Romano Prodi, la stesura dei programmi politici del centrosinistra è un momento collegiale complesso ed articolato.

Come si leggeva nell’introduzione al programma 2013, infatti, “Tre assemblee nazionali hanno approvato numerosi documenti sui diversi temi, numerose conferenze tematiche hanno varato proposte e iniziative, i dipartimenti hanno prodotto due Piani Nazionali per le Riforme presentati in Parlamento e a Bruxelles”. Si decise di partire dal lavoro e dalla legalità, ed infatti in programma suddiviso in 21 punti la Cultura appare all’ultimo: dopo le naturali premesse sull’eccezionalità del nostro patrimonio artistico, il programma si sofferma sulle difficoltà del Ministero e su come la mission “deve continuare ad essere la manutenzione, la tutela, la valorizzazione dei beni culturali e il finanziamento alle attività culturali, del cinema e dello spettacolo dal vivo”. Evitando gli sprechi, ovviamente, ed incentivando i nuovi messaggi. Di strategie, però, neanche l’ombra.


Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: PIU’ FORTE, PIU’ GIUSTA. L’ITALIA, 42 pag.

Il programma del PD per queste consultazioni risente certamente della passione del suo Segretario per gli slogan, i colori e la suddivisione per tematiche. Il programma si apre con una lunga digressione sulla parabola governativa appena conclusa e sui risultati ottenuti. Piazza alcune frasi ad effetto (“Il PD è la forza tranquilla del cambiamento”) e divide ancora una volta per macrotemi partendo sempre dal lavoro. Si passa poi dall’Europa, dalla cura delle persone e si arriva (di nuovo ialtancomplessitan chiusura) alla Cultura, titolo del paragrafo “Più Cultura. Scuola e Università al centro”. Si parte dal definire bene che cosa sia Cultura, i beni culturali ma anche le imprese culturali, il cinema e lo spettacolo dal vivo. Ed un sacco di altre cose, tutto sembra essere cultura nel programma del PD, anche “il pensiero divergente che sovverte e rivoluziona antiche certezze”, in un programma che dedica comunque sei pagine all’argomento. Come per le altre sezioni del programma, anche qua si continua sciorinando i numeri della passata legislatura e poi si passa alle nuove proposte, divise per settore culturale (paesaggio, produzione, scuola ed università, diritti civili, accoglienza e sicurezza). Per la sezione che mi interessa, la cultura dello spettacolo, le promesse sono numerose, qualcuna strutturata, altre molto vaghe: si va dalla banda larga in tutti i luoghi della cultura pubblici (ma i teatri non sono menzionati) entro il 2023, ad un generico sostegno alla produzione, ad un ancora più generico programma di “incentivi premiali per le eccellenze nel teatro, nella lirica, nella musica e nella danza”.

 

IL POPOLO DELLE LIBERTA’

Elezioni politiche 2013
Titolo del programma: nessuno, 36 pag.

Il programma riparte da dove era terminato l’ultimo Governo Berlusconi nel 2011 ed approfitta dei successivi due anni di governo tecnico per riportare in pista il progetto di un’Italia più liberale.
Si comincia con un paio di slide introduttive dedicate ad un “Patto del Parlamentare” che strizza l’occhio alle nuove istanze portate avanti dal Movimento 5 Stelle: l’eletto infatti si impegna tra le altre cose a “Non tradire il mandato degli elettori, passando ad altro gruppo parlamentare, impegnarsi alla totale trasparenza sull’ attività e sui redditi, impegnarsi al servizio del Paese per non più di due legislature, a partire da questa”. Si continua poi con un appello del candidato premier dove si ribadisce che “I miei ideali, i nostri ideali – persona, libertà, sussidiarietà, famiglia,federalismo, Stato al servizi dei cittadini, giustizia giusta – sono più forti e vivi che mai” e poi si passa al programma. Suddiviso per argomenti (sono 23), questi vengono sviscerati in un elenco puntato di priorità: la Cultura la troviamo al 21° posto, insieme allo sport ed allo spettacolo. Le priorità sono sette, si passa da “Valorizzare “l’esistente invisibile”: i musei italiani svuotino le cantine” a “Riforma organica della fiscalità delle associazioni sportive dilettantistiche per la promozione dello sport di base”, per chiudere con un punto un po’ enigmatico dedicato proprio allo spettacolo: “Separazione tra cultura e spettacolo nell’assegnazione di risorse pubbliche”.

FORZA ITALIA + LEGA + FRATELLI D‘ITALIA + NOI CON L’ITALIA

Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: UN PROGRAMMA PER L’ITALIA – per la crescita, la sicurezza, le famiglie e la piena occupazione, 12 pag.

Il programma è stato ridotto di un terzo rispetto a quello del 2013. Nessuna parte introduttiva, si comincia subito con l’enunciazione dei 10 punti programmatici. Troviamo la Cultura al decimo posto, nel paragrafo dal titolo “Più tecnologie, cultura e turismo. Tutela dell’ambiente. Efficientamento energetico”: non c’è più il rimando allo spettacolo del 2013, si parla di un generico “sviluppo e promozione di cultura e turismo”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

Elezioni politiche 2013
Titolo del programma: nessuno, 3 pag.

Al primo appuntamento con le politiche nazionali, i pentastellati si presentano con un programma di tre pagine articolato in sette capitoli. L’onda dell’antipolitica è fortissima nel 2013, e l’elenco programmatico risente del desiderio di molti cittadini di rifondare lo Stato con provvedimenti choc. Nei sette punti (Stato e cittadini, energia, informazione, economia, trasporti, salute, istruzione) di temi come la Cultura e/o lo spettacolo dal vivo è difficile trovare traccia, se non per qualche accenno riguardante “l’abolizione della legge Urbani sul copyright” o molte altre proposte sul riassetto del comparto televisivo.


Elezioni politiche 2018

Titolo del programma: IL PROGRAMMA PER L’ITALIA, SCRITTO DAGLI ITALIANI

22 temi, più di 100 pagine di programma, l’abbandono di Grillo come capo politico, molti Comuni conquistati, molte critiche.
altanDal 2013 anche il MoVimento 5 Stelle ha subito dei cambiamenti notevoli, il più evidente (dal punto di vista della stesura del programma elettorale) è la nascita della piattaforma Rousseau, un open forum per gli iscritti sul quale è possibile discutere e fare proposte su moltissimi temi. Dei 22 temi la Cultura è rappresentata, oltre che dagli immancabili capitoli “Università e ricerca” e “Scuola”, solamente nel capitolo “Beni culturali”. La pagina web è ben strutturata, con una introduzione sulla mission del capitolo, un escursus su come il programma è stato generato, contributi video in pieno stile M5S. Il programma parte dall’analisi del comparto dei Beni Culturali fin dall’entrata in vigore del Codice nel 2004 arrivando alla più recente riforma Franceschini. La critica va nel merito delle riforme e nel metodo, che ha privilegiato, a detta dei pentastellati, le grandi realtà a scapito di “tutti quei luoghi della cultura considerati minori, ma che minori non sono, perché all’interno hanno gioielli inestimabili”. Si parla di musei comunali, biblioteche, archivi, ma non di luoghi di spettacolo. L’obiettivo del programma è quello di fare una grande riforma, che “parte, prima di tutto, dalla conoscenza del nostro patrimonio culturale. Come dobbiamo fare? Facendo un’opera di catalogazione. Soltanto dopo possiamo intraprendere il nostro percorso di tutela e valorizzazione che il patrimonio culturale si merita, e abbiamo bisogno di professionisti qualificati”. Entrando nello specifico, i punti programmatici si concentrano soprattutto sulla riorganizzazione del settore dei beni culturali, come ad esempio attraverso la “riduzione del numero delle Direzioni generali presso il Ministero”, oppure una miglior gestione dei servizi aggiuntivi. Di arti dello spettacolo si parla solo in un accenno all’Art Bonus, del quale se ne riconoscono i benefici e se ne auspica comunque un miglioramento.

LIBERI E UGUALI

Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: nessuno

Tanto tuonò che piovve.
Dall’unione degli scissionisti del PD con le formazioni minoritarie della sinistra extraparlamentare come Sinistra Italiana e Possibile è nata una delle novità di questa tornata elettorale, la coalizione Liberi e Uguali con a capo Pietro Grasso, Presidente del Senato uscente eletto nel 2013 nelle liste del PD. La lista nasce “da un sentimento diffuso della necessità di ricostruire una politica seria, efficace e concreta che punti a cambiare in profondità questa società ingiusta”, società di un paese “che torni a mettere al centro la cultura, l’innovazione e metta fine alla assurda competizione al ribasso”.
Nel concreto, il sito si presenta di agile lettura ed il programma suddiviso per aree tematiche come quello del MoVimento 5 Stelle. I punti programmatici sono 14, al primo posto “Istruzione e ricerca”, al dodicesimo “Cultura”. Il paragrafo comincia con un cappello introduttivo positivo (“Con la cultura si mangia, si vive, si lavora: nutrendo il corpo e la mente”) e si chiude con una dichiarazione programmatica per il riordino dei mestieri culturali (“Occorre avviare un processo serio per il riconoscimento delle professioni culturali e interventi per garantire la qualità e stabilità del lavoro (…). Va regolamento anche il volontariato culturale che non deve essere sostitutivo del lavoro. Lo stesso va detto anche dell’uso del servizio civile con fondi statali, che a volte rischia di apparire sostitutivo rispetto a vuoti in organico”).
L’approfondimento programmatico elenca i numeri dell’intera industria culturale italiana: “la cultura fattura in Italia 554 miliardi di euro. Una cifra che comprende le arti visive, la televisione, la pubblicità, i giornali, i libri, il teatro, la musica, la radio, ecc. Sono circa 6,5 milioni i posti di lavoro nel settore culturale in Europa, quasi il 3 per cento dell’occupazione totale. In Italia questa percentuale scende al 2,7 per cento, in fondo alla classifica”. L’approfondimento continua poi con una serie di proposte: più investimenti e pianificazione paesaggistica, rafforzare la tutela del patrimonio, avviare un processo per il riconoscimento e la rivalutazione delle professioni culturali, ripensamento del meccanismo dell’offerta al ribasso (presente anche negli appalti per la gestione delle sale teatrali), qualificare il sistema turistico, digitalizzare gli archivi. Nessuna proposta specifica per il settore dello spettacolo dal vivo.

IL POPOLO DELLA FAMIGLIA

Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: nessuno

Nel 2007 il Partito Democratico indisse le primarie per eleggere il suo primo Segretario. Tra i candidati figuravano Walter Veltroni, che poi venne effettivamente eletto, Rosy Bindi, Enrico Letta, Jacopo Schettini, Pier Giorgio Gawronski ed il trentaseienne Mario Adinolfi, in corsa proprio per rappresentare le istanze degli under 40. Prenderà lo 0,17% ma entrerà di diritto nell’Assemblea Costituente del Partito. b_altan_ti-racconto-una-ballaA distanza di dieci anni Mario Adinolfi ha fondato un quotidiano, La Croce, ed un movimento politico, Il Popolo della Famiglia, con il quale si candida ad un posto nel prossimo Parlamento. Il programma (“di ispirazione cristiana” fondato sulla dottrina sociale della Chiesa, ma aconfessionale e aperto al contributo di tutte le persone di buona volontà disponibili a battersi per la vita, per la famiglia naturale, per i disabili e gli anziani, per i più deboli, contro la cultura della morte e dello scarto”) presenta delle linee guida incentrate, come dice il nome del movimento, sulla famiglia: nel “Decalogo della Buona Battaglia” i punti programmatici sono dieci, tutti introdotti da una frase simbolo (“Il vero stupefacente sei tu”, “Di mamma ce ne è una sola, di padre pure”, “Intolleranza zero”): si parla di molte cose, ma non di Cultura. Probabilmente per la Famiglia che ha in mente Adinolfi non è una priorità.

10 VOLTE MEGLIO

Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: Dieci Volte Meglio: una visione dell’Italia

Due terzi di Ciudadanos, un terzo di Possibile prima della fusione in LeU, agitato non mescolato, ecco il nuovo movimento al di là delle ideologie che punta a sottrarre una buona percentuale di voto giòvane, soprattutto in vista delle Europee del 2019. L’incipit del programma è accattivante: “Noi crediamo che i cittadini italiani abbiano il diritto inviolabile di ricercare la propria felicità”, ed il concetto viene snocciolato in dodici punti, dove la Cultura la troviamo (insieme all’Educazione) tra le imprese ed il merito. Il sapore del capitolo è lo stesso delle altre tematiche: abbondante digitalizzazione del sistema, “adattandolo alle nuove tecnologie”, qualche proposta stuzzicante (“Porteremo il bilinguismo in tutte le scuole, a partire dalla materna, e la filosofia come materia della scuola primaria “), strizzatina d’occhio al mondo musicale, che “rappresenta un’eccellenza italiana da valorizzare nel mondo” ma niente di più concreto.
Forse è ancora troppo giovane, questo movimento creato per i giovani.
Una curiosità: c’è un blog legato a 10 Volte meglio, lo trovate qui, anche se non sembra essere molto aggiornato…

POTERE AL POPOLO

Elezioni politiche 2018
Titolo del programma: DOV’ERA IL NO, FAREMO IL SI’, 40 pag.

Forse la novità più scoppiettante di queste elezioni 2018, se per “scoppiettante” si intende lo scoppio dato quasi per certo che farà il Centrosinistra nelle urne il 4 marzo. Perché proprio a sinistra della sinistra più sinistra nasce “Potere al popolo”, un partito che si dichiara di sinistra, appunto, e comunista.

Proprio dal titolo del programma bisogna partire per capire la storia di questo movimento.

Siamo a Napoli, dove il pensiero si fa spesso concreto e dove perfino Pulcinella può sfuggire dalla Morte. Nel marzo 2015 viene occupato l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG). Un centinaio di attivisti vi creano più di quaranta attività, tra teatro, ambulatori, camere del lavoro e quant’altro possa far sembrare quel posto una comunità attiva e frequentata. Le motivazioni per la nascita di un ulteriore partito a sinistra sono le stesse che chi frequenta quest’area sente ripetere da anni: scarsa rappresentatività, sfiducia nella classe politica dirigente attuale, paura di una deriva delle destre. In più, l’obiettivo dichiarato dei movimenti è quello di avere degli interlocutori politici affidabili per portare fino in fondo le istanze più urgenti. Leader, anzi portavoce, del movimento è Viola Carofalo, ricercatrice precaria (manco a dirlo…) presso l’Università L’Orientale di Napoli.
I comitati territoriali sono in aumento in maniera vertiginosa, con l’obiettivo minimo di creare una rete nazionale di realtà fino alla nascita di Potere al Popolo Sconosciute tra loro.

Per la stesura del programma ci si è affidati ad un metodo simile a quello dei pentastellati: proposte via web ed autocandidature di personalità competenti. n_altan_voto-dazzardo
Ed allora vediamolo, questo programma. Nel documento scaricabile dal sito si alternano scritti, colori ed immagini quasi sempre prese da manifestazioni. Una piccola introduzione chiarisce chi sono e dove vogliono andare gli appartenenti al movimento: “Veniamo da storie differenti, ma vogliamo costruirne una comune tra chi non si rassegna all’ingiustizia, allo sfruttamento, alla sopraffazione dilaganti e vuole cambiare le cose. Siamo popolo ribelle. Vogliamo riprenderci il presente e il futuro”. Le proposte sono articolare in 15 punti, per quello che è forse il primo partito italiano nato soprattutto dall’aggregazione di movimenti e centri sociali. La cultura, anzi le attività culturali le troviamo al punto otto, insieme alla comunicazione ed all’informazione. Il desiderio di un intervento ancora più forte dello Stato si fa strada: si va dalle “leggi che garantiscano risorse pubbliche certe a sostegno della produzione e distribuzione indipendente, dell’associazionismo culturale, dei luoghi della fruizione” a “una riforma che ribadisca la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo”, passando per il punto forse più “sensibile” alle istanze generali del comparto dello spettacolo dal vivo: “Garantire continuità di reddito e tutele, riconoscendo, nei settori in cui è fisiologico, il carattere “intermittente” del lavoro culturale: dietro il lavoro che “emerge” c’è un lungo lavoro sommerso che è “lavoro” e come va tale retribuito e tutelato”. Emerge una tendenza forse ancora un po’ troppo Novecentesca nel considerare il mondo dell’impresa come un qualcosa dal Lato Oscuro della Forza, con eccezione delle cooperative. Sarebbe stato interessante invece un confronto, soprattutto alla luce della nuova riforma del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) intrapresa nell’ultima legislatura.

Bene, il mio viaggio finisce qua.
Avete le idee più chiare, adesso? Comunque non preoccupatevi, il cinque marzo tutto ciò non avrà più senso, compreso questo articolo, col solo merito di rimanere a disposizione nello sterminato mondo del web perché, come accennato all’inizio, la memoria è una buona maestra.

 

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