Anno Domini 2018

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Anno Domini 2018. Strada, città.

- Cento lire per i tuoi pensieri.
- No.

Ieri sera ero al computer. Avrei dovuto lavorare. Le scadenze smuovono quella sottile nebbiolina d’ansia che ricopre ogni istante della vita. Poi alzano un’intensa foschia di panico. Poi, è finita.

Fuggendo mi sono perso. Ero all’interno di un social network e cominciavo a camminare. A scorrere. Scorrevo a perdifiato, senza capire. Poco leggere, molto guardare, niente comprendere. Ricordo ripetute parole ripetute. Ricordo “Sanremo”, ricordo “Maneskin”, ricordo “Perché le cover blabla originale”, ricordo “Insegna agli angeli come si suona (#strumento)”, ricordo “Sono riuscito a prendere i biglietti (#nomeband) ”, ricordo “È l’ultimo tour”. Ricordo vari “È l’ultimo tour”.

Ricordo, ma resto confuso sul contenuto del pensiero espresso. Lì dove è il richiamo nella sintetica forma, nell’antica tradizione degli strilli di giornale, sussiste una ridondante reiterazione emotiva. Pare difficile ignorare il fascino di un classico CTRL C + CTRL V mentale.

Girosvagando incontro un filmato. All’interno della sala stampa del festival della canzone italiana si muovono delle creature che, a tutti gli effetti, appaiono come giornalisti. Quando il conduttore-cantante attacca le prime note del suo brano, i giornalisti si alzano, ballano e cantano insieme all’istrionico monumento della canzone. Partecipano sornioni attraverso il filtro di un maxischermo.

- Bello no? L’emozione, il coinvolgimento, la passione, l’allegria…
- Sì.

Bellissimo. Bisogna sempre conservare il bambino che uno ha dentro. Bisogna coccolarlo e dargli attenzione, e comprargli le figurine, e portarlo al parco giochi, e premiarlo finché non ti regalerà un malloppo di disegni brutti ma carichi di amore. A quel punto potrai attaccarli sul frigo e utilizzarli quando c’è bisogno di incartare delle uova.

Nel 1918, cento anni fa, terminava la Prima Guerra Mondiale. Un conflitto armato, lento, combattuto tra trincea e trincea. Uomini devoti erano felici di morire al fronte per difendere il proprio Paese. Nel mezzo vittime civili, carestie, epidemie. Cento anni corrispondono a circa quattro generazioni di una famiglia. Non molte. Se domandassimo agli uomini devoti il livello di devozione, passione e allegria, nel dover affrontare il tormento della guerra di trincea, loro senza dubbio indicherebbero la luna. Se domandassimo loro di guardare a distanza di un secolo i risultati della loro devozione, probabilmente guarderebbero il dito. Quello medio. Ma non credo avesse il significato che noi gli abbiamo attribuito oggi.

Anno Domini 1918. Strada, città.

- Cento lire per i tuoi pensieri.
- O per Bacco!

Ieri sera, mentre passeggiavo per rientrare in casa e desinare, ho incontrato Primo, il calzolaio. Anche lui, essendo ormai scesa la sera, si avviava dalla bottega alla dimora per un giusto ristoro. Dovendo percorrere il tragitto nella stessa direzione, abbiamo iniziato una conversazione sulla rigidezza dell’inverno appena giunto. Improvvisamente siamo stati interrotti dal suono proveniente dall’interno di un’osteria: un musicista, al pianoforte, eseguiva una canzone struggente e malinconica. Entrambi, nello stesso momento, abbiamo interrotto parole e cammino per poter ascoltare. È una rara fortuna aver modo di godere della magia della musica. Siamo rimasti lì fuori per qualche minuto, incantati. È stato un momento che porterò con me a lungo.

Anno Domini 2018. Strada, città.

- Comunque a me la musica piace tutta.
- Sì, pure a me.

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