Tra una caduta e l’altra… ci si rialza…

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Quando scrivo un pezzo spero sempre che chi lo leggerà ne potrebbe trarre spunto per delle riflessioni personali.

Mi piace pensarlo perché io provo un senso di gratitudine quando qualcuno mi fa intravedere un lato diverso delle cose che a me era sfuggito. O forse era sempre dentro di me ma io non lo vedevo e avevo bisogno che qualcuno mi aiutasse a tirarlo fuori.
Perchè è proprio attraverso il pensiero, il cambio di rotta, la novità, la scoperta di un nuovo modo di essere o di capire, che ciò che ci succede diventa insegnamento, apertura, luce, vita nuova.

L’esperienza, senza il pensiero, non porta ad intraprendere strade diverse e a scorgere orizzonti nuovi. Il pensiero è uno straordinario strumento nelle nostre mani che può essere usato in molteplici forme. Dipende da noi che cosa ne vogliamo fare.

Purtroppo però, di fronte alle difficoltà, spesso ci troviamo impreparati, disorientati, impauriti, soli e annichiliti e non sappiamo come fare per affrontare le prove che la vita ci propone mettendoci davanti ai nostri limiti e alle nostre fragilità. Pensiamo di non essere abbastanza forti, abbastanza capaci, abbastanza preparati. Ci assumiamo colpe che non abbiamo e portiamo il peso di dolori che non ci appartengono. Perdiamo la speranza e ci facciamo travolgere dall’autocommiserazione scegliendo di addossare le responsabilità della nostra sofferenza a qualcun altro o a qualcosa d’altro che sta fuori. Fuori di noi. E’ più facile.

Credersi innocenti abbassa un certo tipo di tensione. E qui sta il nodo della questione.

grazie 5Finché non la smetteremo di percepirci come vittime, di attribuire agli altri le colpe per i nostri malesseri, i nostri fallimenti, le nostre paranoie non ne verremo mai fuori. Questo è il pensiero limitante che ci porta alla deriva, nutre le nostre insicurezze, ci spoglia di tutto e ci lascia nudi e incapaci di reagire in modo funzionale alle avversità.

A tutti capitano i momenti no, i periodi difficili, le sfide che mettono a dura prova forza, pazienza, volontà, resistenza.

Dobbiamo farcene una ragione. Viviamo e vivere significa attraversare un territorio minato. Ed è proprio nei momenti più duri che possiamo tirare fuori il meglio di noi. Le nostre forze, la nostra energia vitale, la nostra capacità di reagire agli insulti della vita, alle difficoltà, alle perdite.

TRA UNA CADUTA E L’ALTRA CI SI RIALZA. ED E’ IN QUEL TIRARSI SU CHE SUCCEDONO LE COSE MIGLIORI.  SI CHIAMA RESILIENZA.

Finchè si sta bene non c’è spinta né stimolo per darsi da fare. Si sta già bene. Ma quando si sta per annegare si tirano fuori le forze, tutte, anche quelle che non sapevamo di avere, per rimanere a galla e continuare a respirare. Istinto di sopravvivenza.

Ciò che possiamo fare per non affogare lo dobbiamo fare, per proteggere la nostra integrità e per non spercare energie inutilmente. E non basta restare a galla, bisogna imparare a nuotare!

Ma come possiamo fare per cambiare un’abitudine consolidata? Quella che finora non ci è stata d’aiuto? Quella che ci fa sentire delle vittime?

Se vogliamo intraprendere un nuovo cammino dobbiamo essere disposti a metterci in gioco e soprattutto a riconoscere e cambiare lo schema disfunzionale che ci impedisce di vedere i nostri errori e di guardare senza paura le nostre imperfezioni. Quello schema è un inganno perché si mette in moto, senza che noi ce ne accorgiamo, in modo repentino e automatico. E ci rende vittime di noi stessi.

E cosa fanno le vittime? Si lamentano!

Gli atteggiamenti che assumiamo possono foraggiare o togliere energia al nostro malessere e il vittimismo e la lamentela sono i primi responsabili!

Dunque c’è un modo per affrancarsi ed è quello di non alimentare il dolore crogiolandocisi dentro ma di riconoscerlo come un dono prezioso attraverso cui saremo in grado di far emergere le nostre qualità migliori.

UNA SORTA DI “QUASI RICONOSCENZA” PER CIO’ CHE CI CAPITA E NON CI PIACE MA CHE CI STIMOLA A REAGIRE E A CAMBIARE. 

Proviamo a fare esercizio con la prima botta che arriverà. Proviamoci e ci renderemo conto che non è poi così impossibile. E’ l’altro lato della medaglia. Proviamo a mettercela tutta finché la percezione del problema diventa percezione di una opportunità. (Dario Canil)

Ognuno crei il suo esercizio personale in funzione della sfida che gli è data e cerchi di pescare ciò che insegna e non ciò che ammala. E naturalmente vale per uomini e donne.

“Grazie per avermi messo in ginocchio. Sono stato più vicino alla terra, alla polvere e alle radici scoprendo emozioni inaspettate. 
Grazie per avermi lasciato solo. Ho recuperato la mia forza, quella per camminare sulle mie gambe.
Grazie per avermi tradito.
Credere che tutto sia come appare mi stava allontanando dalla realtà.grazie3
Grazie per avermi ingannato.
Stavo dimenticando cosa è e cosa non è amore.
Grazie per avermi sottovalutato.
Rischiavo di perdere il mio centro di gravità permanente. 
Grazie per avermi disorientato.
Cercando un nuovo equilibrio ho potuto vedere anche i miei errori.
Grazie per aver fatto parte della mia vita.
Ho imparato molto.
Grazie per aver deciso di esserne fuori, dalla mia vita.
Ogni respiro, ora, ha il sapore della leggerezza delle foglie trasportate dal vento.” (cit.)
 

Proviamo a reagire in modo diverso. Proviamoci!  In fondo che potrà mai accadere? Non è difficile … è solo diverso! Ogni cosa può essere letta in molti modi. Dipende da noi. Da quello che noi scegliamo.

E proviamo anche a cercare la nostra responsabilità. Perché c’è sempre. E a dare il valore di un insegnamento a ciò che ci succede piuttosto che lamentarci!

Quando qualcosa non va secondo i nostri piani, dovremmo sempre farci due semplici domande e se ci risponderemo onestamente saremo già a metà dell’opera:

Prima domanda: Che cosa ho fatto che non avrei dovuto fare?
Seconda domanda: Che cosa non ho fatto che avrei potuto fare?

Ecco. E’ facile. Le risposte ci sono sempre e ci traghetteranno dall’altra parte del fiume.

“Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà … Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la via del guerriero.” (Norbert Classen)

Buon lavoro a tutti! ;-)

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