‘Monolith’, tecnologia canaglia

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Non è semplice iniziare questa recensione: voglio parlare del film, del fumetto, un parallelo, tutti e due insieme? È meglio il film, o no?
Proviamo ad andare con ordine allora.
Io ho visto per primo il film, in versione On Demand su Sky.
Poi mi è stato consigliato (giustamente) di leggere il fumetto, perché spiegava meglio alcune cose.
Quindi tra i vari regali che mi sono fatta a Natale ho acquistato “Monolith” Primo Tempo-Secondo Tempo, e ne è valsa assolutamente la pena.
Effettivamente non si può parlare del film e del fumetto, se non si conoscono l’uno e l’altro.
Il coautore con Roberto Recchioni, Mauro Uzzeo, in una sua nota alla fine di Monolith-Secondo Tempo, spiega perfettamente che tutto il team di lavoro, si è trovato d’accordo sul dare un diverso finale alle due opere (cinematografica e fumettistica), per vedere cosa sarebbe accaduto in un caso o nell’altro.
Le due storie sono assolutamente simmetriche, come un’immagine posta di fronte allo specchio, identica ma ribaltata.

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C’è una coppia che non funziona più, lui si chiama Carl mentre lei Sandra, e insieme hanno un bambino piccolo. Per un eccesso di premura, per tenere al sicuro il figlioletto e la moglie, Carl, acquista un’auto assolutamente indistruttibile, ultramoderna, ultrasofisticata, impenetrabile, molto imponente esteticamente, nel fumetto come nel film. Un’auto che dovrebbe essere il posto più sicuro del mondo, ma che verrà messa totalmente fuori uso da Sandra.

La donna riuscirà, per una serie di imprevisti, a smantellare l’assoluta perfezione dell’auto, mettendone in luce ogni singolo difetto e a far ritorcere nella maniera più estrema possibile contro di sé, e contro l’innocente figlioletto, tutti gli errori commessi.

La più problematica è proprio la donna, compagna e mamma, colei che dovrebbe accudire il bambino in maniera amorevole, matura e accorta, ma che in realtà non ha alcun istinto materno.
Di sicuro non era pronta a rinunciare alla sua vita, alla sua professione di cantante, per dedicarsi a qualcun altro, figuriamoci a un bambino, prova con tutte le sue forze ad essere una buona madre, ma non le riesce molto bene.
Il fumetto è bellissimo. La storia, come scrive lo stesso sceneggiatore, Roberto Recchioni, si è scritta da sé, è venuta fuori senza grande artificiosità, si è prestata in maniera semplice ad essere raccontata. Anche se non è affatto una storia semplice, anzi offre molti spunti di riflessione, come vedremo più avanti.
E con la stessa scioltezza si è offerta perfettamente anche per diventare un soggetto cinematografico.
Così i due lavori hanno viaggiato parallelamente ma in maniera indipendente, c’è stato un attimo di attesa per la produzione cinematografica, e finalmente ha visto la luce anche questo progetto.
Il fumetto è scritto da Recchioni e da Uzzeo, i disegni sono di LRNZ, Lorenzo Ceccotti.
Le parole sono veramente pochissime, si preferisce affidare il climax narrativo alle immagini, mostrare più che parlare, osservare, partecipare più che leggere, “show, don’t tell”, realmente ci si trova di fronte a “buio in sala, inizia il fumetto”.

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I disegni sono bellissimi: le scene, i paesaggi, i colori, lo stile, i tratti decisi ma il colore quasi tamponato, per niente eccessivo, rendono le pagine delle vere e proprie opere d’arte. Alcune tavole sembrano delle fotografie.
A tal proposito, la fotografia del film è curata da Michael FitzMaurice ed è davvero superlativa, ho attinto anche da opinioni di amici e tutti abbiamo concordato sul fatto che la fotografia sia davvero incredibile. Onore e merito anche alla regia di Ivan Silvestrini.
Il film è arrivato nelle sale in estate, il Secondo Tempo del fumetto di “Monolith” è uscito ad Aprile dello scorso anno.
La protagonista assoluta è: Monolith, l’auto bunker; la affianca egregiamente l’attrice, bellissima e bravissima, Katrina Bowden, e poi c’è il piccolo David, che bisogna salvare a tutti i costi dall’indistruttibile ma dannosa Monolith.
Un car-thriller con un risvolto imprevedibile. La sofisticata e avanzatissima tecnologia che diventa totalmente inutile nel momento del bisogno.
Tecnologia, fedele alleata o crudele sabotatrice e nemica?

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Dicevo che la storia non è affatto semplice, anche se potrebbe sembrarlo: ci sono un’auto, una donna, un bambino piccolo e il deserto. Spesso ascolto parlare le mie amiche di quanto si sentano inadeguate nel ruolo di madri, si pongono tantissimi problemi su cosa sia meglio peggio, giusto sbagliato, e credo che mai nessuno dovrebbe emettere giudizi per questo ruolo, però ci sono anche delle regole base che dovrebbero essere più o meno condivisibili (le biglie ai bambini molto piccoli proprio no!), la protagonista le infrange quasi tutte con la tenera ingenuità di chi sta crescendo e sta imparando con il proprio bambino quel ruolo per cui non esistono scuole. Se vi sentite inadatte, guardate il film e vi sentirete tutte quante meglio.

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Sandra del fumetto scappa dall’oppressione di una vita familiare che le sta stretta, Sandra del film corre verso un marito sfuggente, assente.
Due paranoie completamente diverse ma con un unico risvolto: c’è un bambino piccolo che risente in maniera terribile di questi comportamenti. C’è una donna che deve percorrere il suo viaggio interiore on the road, per provare a risolvere almeno in parte il suo disagio.
Recchioni e Uzzeo ci danno lo spunto per riflettere, per indagare sui rapporti, sulle relazioni, su quanto non sia affatto semplice la genitorialità, soprattutto se non si è pronti, sull’invadenza della tecnologia a cui ci affidiamo ormai quasi senza pensare. Monolith è perfettamente integrato in questa stagione in cui molte coppie sembrano essere diventati ‘genitori per caso’ e in cui deleghiamo ad ogni singola app la gestione quasi totale della nostra vita.

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Io sono una fan accanita della tecnologia, del progresso, non sono una di quelle che si scaglia contro gli smartphone e credo che qualsiasi cosa che possa aiutarci a migliorare la nostra vita debba essere assolutamente utilizzata, ma deve essere anche assolutamente valida e non arrecare nessun danno alle persone. Un po’ come ci insegnava quella prima legge della robotica di Asimov.
Ho apprezzato moltissimo il Carl del film, che compie un gesto sicuramente gradasso, eccessivo, ma dal mio punto di vista, condivisibile (c’è una famiglia da salvaguardare, la sua). Le macchine sono perfettibili, ma anche gli esseri umani possono migliorare.
Ho apprezzato di meno il Carl del fumetto, ossessivo fino all’inverosimile.
Poi ho ricordato un episodio della mia vita che avevo completamente rimosso.
Quanto e quando l’affetto ci soffoca? Quanto le attenzioni sono reali dimostrazioni di bene e non mero progetto di possesso? Qualche anno fa, è successo anche a me che un fidanzato mi regalasse un’auto, la scelse più o meno con le stesse intenzioni del Carl del film, si presentò a casa mia con quest’auto bellissima, rossa (mio colore preferito), nuova fiammante da concessionaria e mi disse dandomi le chiavi: “È tua! Così io sto più sicuro”.
La mia faccia era assolutamente perplessa mentre mi dava le chiavi, magari un’altra donna avrebbe fatto i salti di gioia, io rimasi senza parole e mi arrabbiai moltissimo. Per l’ennesima volta mi stavo sentendo soffocare. Aveva deciso tutto lui, anche il colore, rosso bellissimo, ma del tutto fuori luogo per un’auto così grande, non era un paio di scarpe era l’assoluta dimostrazione di quanto fosse potente lui, di quanto fosse ingombrante il suo ego.

C’era solo lui lì, io ero scomparsa. Inutile dire che dopo dieci giorni da quell’episodio la storia è finita. E con lei anche la sensazione di soffocamento continua. Monolith non è affatto semplice, Recchioni e Uzzeo indagano la mente e ci riescono egregiamente, avevo totalmente rimosso il mio episodio personale, la sensazione di non poter decidere niente camuffato da premura, l’averlo riportato alla memoria in questa circostanza lo devo al fumetto.

Il voler bene, il voler proteggere, si trasformano in egoismo e in dominio nel momento in cui viene imposta quell’auto, quell’asfissiante blocco monolitico che con tutta la sua pesantezza si posa sul cuore e non permette di vivere, di respirare, come si vorrebbe.

In un tempo in cui si scambia il possesso per l’amore, il progresso per il benessere, è quanto di più sintomatico ci possa capitare di vedere.
Se manca alla vostra collezione, il fumetto è da leggere, da guardare, da osservare, da sfogliare tra le mani più e più volte, da quando mi è arrivato ogni tanto lo riapro e ci trovo qualcosa di nuovo, penso “Wow! Questo disegno è proprio bello!”, il film lo trovate su Sky on Demand e, secondo me, vale la pena di guardarlo, fosse solo per la soddisfazione di dire alla vostra donna con ghigno malefico: donna al volante, pericolo costante!
Senza che lei, per una volta, possa contraddirvi.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Elfoscuro

    Bella recensione…con tante interessanti argomentazioni anche non solo di natura prettamente cinematografica.

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