‘Malagang’, lo specchio di una generazione che chiede aiuto

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Pochi giorni fa si è consumato l’ennesimo fatto drammatico in Campania, un gruppo di ragazzi ha aggredito con una catena due studenti di Pomigliano d’Arco. E peggio ancora nei giorni dopo, nelle zone periferiche, abbiamo assistito a scene di ribellione e di guerriglia urbana, che hanno fatto il giro dei telegiornali nazionali.
Il fenomeno delle babygang è in esponenziale crescita in tutta Italia, c’è chi dà la colpa alla noia, chi all’assenza di un’educazione non più rigida come un tempo, chi alla scuola, chi ai videogiochi, chi alle serie TV.
Il solito blablabla intorno a fatti gravissimi che riguardano i giovani e la società. La cosa diventa ancora più grande quando i fatti si svolgono a Napoli, o nella sua periferia, chissà perché.
Ogni grande città ha i suoi problemi, nei piccoli centri ci si conosce tutti, è più difficile spostarsi se non si è possessori di un mezzo proprio ed è più facile individuare qualcuno se compie un gesto violento e clamoroso.
Nelle metropoli è più facile spostarsi di quartiere in quartiere e le differenze sociali sono molto più tangibili, c’è chi cresce tra amorevoli cure e attenzioni, chi cresce da solo per strada.
I genitori spesso sono impegnati con il lavoro, o semplicemente non hanno la capacità di rendersi conto della gravità di determinate azioni.
Il punto è che queste azioni non riguardano solo Napoli, sempre di pochi giorni fa è l’uccisione di un passante per strada sempre per mano di giovani ragazzi a Milano, e la morte di un clochard a Verona per mano di due minorenni di 13 e di 17 anni, che gli hanno dato fuoco. Si sono giustificati dicendo che fosse uno scherzo.
Più che babygang io le chiamerei ‘malagang’, perché di baby non hanno proprio niente, mentre hanno la capacità di fare del male, di organizzarsi in squadre e di colpire alle spalle chi non può difendersi ed è più debole, inoltre agiscono sempre in gruppo contro un singolo o al massimo una coppia.
Che in vari periodi storici i giovani abbiano fatto cose stupide è risaputo, ogni tot di tempo c’è chi riesce ad aggiudicarsi il primo posto tra le notizie di cronaca per cattiveria e stupidità, stranamente riuscendo anche a superare in eccesso di deficienza chi ha fatto notizia prima. Non occorre per forza usare la violenza, basti guardare quelli che in questi giorni si stanno intossicando ingerendo pasticche di detersivo.
Va anche spiegato che non tutti i ragazzi sono così, ho avuto la fortuna di lavorare con loro, di seguirli, e non solo quelli che vengono da famiglie benestanti, e che chissà per quali motivi dovrebbero essere immuni da determinati atteggiamenti, ho avuto modo di conoscere anche quelli cresciuti in situazioni di disagio e, nella maggior parte dei casi, i ragazzi dimostrano di avere molto più buon senso rispetto agli adulti.
Ogni fenomeno e atto grave è a sé, non si può generalizzare e non si può additare un intero territorio per un caso isolato.
A Napoli sta succedendo un altro fatto strano: si dà la colpa alla serie tv “Gomorra”, in quanto fornisce esempi negativi e diseducativi per i giovani. Come se dopo Romanzo Criminale a Roma si fosse riformata la “Banda della Magliana”.

Perché la stampa è sempre pronta ad additare Napoli e la Campania tutta come esempio negativo? Quante sono le strutture e le associazioni che lavorano giornalmente a fianco di questi ragazzi per incuriosirli, interessarli, appassionarli e salvarli da un destino infelice?

Mi interessa soffermarmi sulla stupidità di alcune affermazioni. È mai possibile che dei giovani non abbiano facoltà di capire cosa è buono e cosa sia ‘malamente’?
Una cosa è la fiction, un’altra è la vita vera. Inoltre mi sembra di ricordare che nessuno dei delinquenti, presenti in film o serie tv, se la passi poi tanto bene, Ciro, uno dei protagonisti di “Gomorra” muore. (Eh raga’, non mi potete dire che è spoiler dopo due mesi dalla fine della stagione. Fatevene una ragione.)
Dunque perché i ragazzi dovrebbero prendere quelli negativi come esempi?
Il discorso è ampio, solitamente vengono colpiti bravi ragazzi e benestanti, la rabbia che sta montando è diversa: è di tipo sociale, viene dal basso e sta alimentando un odio di classe che non si può ripulire dando la colpa a serie tv.
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Proprio in questi giorni, il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha invitato il Sindaco De Magistris e il Governatore De Luca, a decidere insieme il da farsi, indicando diversi punti di incontro per i giovani problematici e proponendo di crearne di nuovi.
Le differenze tra la popolazione aumentano, c’è chi può permettersi a 12-13-14… anni smartphone da 800-1000 euro e chi no; abiti e passioni costose, e chi non riesce neanche a mangiare una pizza da asporto.
L’ostentazione sui social, tra amici, inizia prestissimo, crea danni agli adulti, figuriamoci come può influenzare bambini e ragazzi.
Le soluzioni devono trovarle coloro che governano in grande e in piccolo, la famiglia è necessaria per punire e correggere laddove si è ancora in tempo, ma bisogna tenere conto di tutto.
I giovani sono da sempre il manifesto concreto di una società e “la rabbia giovane” (permettetemi questa citazione, ndr) non è cosa dei nostri giorni, ma ha un sapore ancestrale.

Bisogna individuare il disagio e andarlo a colmare con l’esempio, con la presenza, con la cura e con la costanza. Valorizzare quelle realtà che operano sul territorio e lo fanno egregiamente: scuole, associazioni, palestre, comunità, singole persone.

A me dispiace che, come al solito, della mia terra faccia notizia sempre il peggio e diventi poi motivo di discussioni nazionali, come se altrove non succedesse mai nulla. È risaputo che le prime malagang in Italia si sono formate fuori i grandissimi centri commerciali delle zone periferiche del Nord Italia, ed è giusto che passi, a mio avviso, anche questo segnale, ma non perché ci sia una lotta tra Nord e Sud, tra chi stia messo meglio o peggio, in quanto a giovani delinquenti, ma perché soprattutto nell’educazione delle giovani menti bisogna essere uniti e fare fronte comune.
C’è una canzone di Nino d’Angelo, Jammo Jà, bellissima, ascoltatela bene, in un verso dice “Nuje simme ‘a casa di vase e carezze, ma fa nutizia sultant ‘a munnezza” (Siamo la terra dei baci e delle carezze, ma fa notizia soltanto l’immondizia, ndr).
Non è facile riuscire a comportarsi da persone perbene se non sai il bene che cos’è, e quando uno solo di questi ragazzi riesce ad emergere in queste realtà, diventa il fiore più bello della comunità. Iniziamo con il portare esempi positivi, di come la vita può migliorare concretamente se ci si comporta bene.
Per gli altri bisogna dimostrare di esserci e di supplire a quelle mancanze che purtroppo esistono.
“A convivere con la pazienza è la dimostrazione del più grande equilibrio per chi può cadere”, dice la canzone.
Questi ragazzi ci stanno mandando un grido di aiuto, lo fanno nel solo modo che conoscono e che hanno per farsi notare: ascoltiamoli.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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