L’Impero del Sogno, di Vanni Santoni. I sogni possono sostituire la realtà?

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Questo nuovo romanzo L’Impero del Sogno di Vanni Santoni, ambientato venti anni fa, per la precisione nel 1997, è stato una interessante e avvincente lettura fantasy.
In uscita con la collana ‘Narrative’ di Mondadori, presenta una copertina molto particolare e colorata, che svela in suo significato man mano che si avanza nella lettura del testo.
Alla fine del romanzo c’è un’importante “Nota dell’autore”, che forse sarebbe stato il caso di porre all’inizio del testo, in introduzione.
Lo stesso Santoni ci spiega che “L’Impero del Sogno” nasce come idea molti anni fa, e prende il via proprio da un sogno ricorrente, che lo ha molto condizionato ed è stato un po’ uno spin-off a tutta la sua opera futura.
L’Impero del Sogno nasce come collante tra diversi testi dell’autore e per dare una spiegazione “cosmologicamente coerente”, come scrive egli stesso, a Muro di casse, Interessi in comune, Terra ignota, inoltre alcuni personaggi presenti li conosciamo già dai suoi altri testi.
Con questa premessa possiamo iniziare la nostra recensione.

No via, non ci si fa, devo ritrovare da abitare fuori di qua o scoppio…

Il protagonista è Federico Melani, un ragazzo poco più che ventenne, che vive a Figline Valdarno, e tutta l’azione della storia si svolge in quelle bellissime zone tra Firenze, Pisa e Livorno. Il giovane frequenta l’università svogliatamente, conduce la sua vita tra qualche serata al bar del paese, una storia d’amore finita da poco e male, rapporti conflittuali con una madre troppo apprensiva.
Per chi è stato adolescente negli anni ’90 riconosce perfettamente il disagio di quella generazione, che voleva più libertà, ma si scontrava con un tipo di educazione ancora troppo rigido.

E giochiamo… Ci vorrebbe un po’ di realtà, a volte. Ma quale? La verità è che dovrei smollare, cambiare facoltà, ma che dico facoltà, città, universo, mettermi in pari con gli esami, trovarmi una donna, una casa fuori di qui, tirare il fiato… Mi stanca solo l’idea di far passare la giornata…

Federico vorrebbe vivere in un modo-mondo diverso, magari in un sogno, e finisce che questo succede davvero: inizia a vivere in due realtà, quella della vita di tutti i giorni e quella di quando chiude gli occhi. Ma qual è quella autentica e quale quella solo immaginata? C’è una linea di confine che non può essere superata, la ‘famosa linea gialla’ tra il sogno e la realtà? No.
Il libro è un fantasy veloce, evocativo, il ragazzo incontra tutti i personaggi che gli hanno tenuto compagnia durante l’infanzia, e anche quelli che dovevano essere buoni, in realtà si riveleranno dei nemici.
C’è un mondo da costruire e qualcuno da proteggere a costo della vita stessa, lo aiuterà in quest’impresa Livia Bressan, una giovane studentessa alla Normale di Pisa.
I personaggi sognati arrivano ad interagire nel mondo reale, alla ricerca di qualcosa che solo il ragazzo custodisce e la storia diventa una vera e propria caccia al tesoro a qualcosa che è più prezioso di quanto si possa immaginare…
Ci sono draghi, streghe, si intravedono Dorothy e Alice Nel Paese delle Meraviglie, gli inventigatori, i munacielli, gli alieni, gli spiriti, gli specchi, i Sapienti, antiche divinità etrusche ed egizie, giochi di carte, magia e azione.

La prima, sui dodici anni, ha un vestitino a quadretti bianchi e blu, capelli lunghi, castani, divisi in due trecce, guance rubizze e scarpette rosse [...]

È un romanzo fantasy con tutti i crismi, e c’è un eroe improvvisato, Federico, che spinto da un impulso emotivo, compie la scelta più irresponsabile che potesse prendere ma anche l’unica che avesse un senso, in un contesto per niente ordinato e chiaro.
Spesso sentiamo dire la frase: “il mondo è tutto come ce lo facciamo in testa” e così succederà anche per il mondo da sogno di Federico, quello che lui ha ‘in testa’, così come lo sogna e lo vorrebbe, non si rivelerà perfetto, anzi…
Tra inseguimenti, lotte, stratagemmi, fughe rocambolesche, furti, si arriva in un batter d’occhio alle ultime pagine, che sono molto toccanti, quasi una lettera a quegli adolescenti che siamo stati, che il mondo volevano cambiarlo davvero, che ancora avevano la capacità di sognare e di emozionarsi di fronte alla parola “Okkupazione” con la ‘kappa’. È un po’ un libro su una generazione che oggi si sta rendendo conto di cosa si sia fatta strappare nel corso del tempo e fa riflettere, proprio lì, in quelle ultime battute.
Eravamo dei sognatori e ci siamo ritrovati freddi, cinici. Abbiamo vissuto più delusioni di altri (per quante ce ne vengano a dire) e ci siamo rassegnati al fatto che forse i sentimenti non servono mica tanto.
È un libro interessante questo di Santoni, lo stile è vivace, colloquiale, fresco, simpatico, la si percepisce proprio la cadenza toscana. Fa tenerezza Federico, che prova ad ogni costo ad aggiustare le cose, che lui stesso immagina sbagliate e negative. Combatte con i suoi demoni e alla fine vince, anche se per farlo deve rinunciare a ciò che gli è più caro.
Mi è piaciuto molto questo romanzo, mi è piaciuta anche la leggerezza delle pagine dedicate alle descrizioni, anche se non è la leggerezza della superficialità, emergono tutte le letture impegnate di Santoni; la sua conoscenza si percepisce tutta: le citazioni di Calvino, il concilio al Palacongressi sembra ricordare quel “Convivio” di Dante, o un affresco di Leonardo, con i delegati divisi sapientemente in numero di tre, e un piacevolissimo ‘cameo’ a quel film ormai diventato cult, che è stato Animal House.
Nulla è lasciato al caso in questo fantastico romanzo.
Se non siete tipi da draghi, combattimenti, armi magiche, allora lasciate perdere, questo testo non fa per voi, se invece siete dei sognatori ad occhi aperti, avete immaginato fin da piccoli di essere i protagonisti di un’avventura fantastica, all’Indiana Jones, e credete che crescere non sia tutto questo granché, allora L’Impero del Sogno dovete assolutamente leggerlo.

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