Il Seduttore

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Finalmente erano uno di fronte all’altra…
Quante volte Beatrice, giovane fanciulla dagli occhi verdi e luminosi come foglie di gelso, aveva desiderato quel momento…

toscanaOrmai era autunno inoltrato, ma lei ricordava con precisione ogni attimo della breve vacanza estiva trascorsa in Toscana, terra d’origine dei suoi genitori. Aveva vagato per giorni, senza una meta precisa, se non quella di ritrovare gli odori e i sapori che avevano caratterizzato la sua infanzia spensierata.
Nei pressi di Siena era successa una cosa inaspettata: durante una cena alla locanda “da Salomone”, Beatrice era rimasta stregata e scossa da un profumo molto particolare che nulla, però, aveva a che fare con la sua infanzia. Tra il gran vociare dei commensali, solamente una parola era risuonata chiara nell’aria e l’aveva raggiunta con singolare nitidezza: “seduttore”… mentre la sua pelle aveva continuato a fremere per la forte emozione e si era impregnata di quel profumo, così etereo e allo stesso tempo consistente, che l’aveva stordita per il resto della serata. Chi era il “seduttore”?

L’ingenuità acerba della giovane aveva agito come un vasodilatatore e aveva permesso a quella sensazione di stupore, eccitazione e smarrimento di insinuarsi prepotentemente nei suoi pensieri e da lì fin giù nelle viscere, in modo selvaggio, profondo e istintivo.

donnaTornata a casa dal viaggio Beatrice aveva trascorso alcuni mesi in balia di sensazioni contrastanti e prima che svanisse l’oramai flebile ricordo sensoriale al quale si era aggrappata morbosamente, aveva deciso di tornare in Toscana, alla ricerca del “seduttore”.
Treno, pullman e autostop la portarono nuovamente nei pressi della locanda “da Salomone” dove si fermò a pranzare e dove ebbe una bizzarra sorpresa. Scorrendo velocemente la lista dei vini, infatti, la giovane scorse il nome del Seduttore tra quelli rossi, consigliati dall’oste. A quel punto, rinunciò al pasto e acquistò una bottiglia di vino che fece confezionare come fosse un regalo e che conservò gelosamente fino a quando…
Rientrata a casa, passarono diversi giorni, in modo rapido e indifferente, poi, una sera Beatrice decise che era arrivato il momento tanto atteso. Andò nella dispensa e prese la bottiglia. Poi, scese in giardino e si avvicinò al dondolo muovendosi lentamente, come in balia di un rituale magico. La bottiglia era avvolta in una carta dorata e fasciata con un nastro di raso blu.

Finalmente erano uno di fronte all’altra…

tappoLa scartò velocemente, mentre indugiò sul tappo. Una volta aperta, un profumo straordinario dilagò ovunque. Allora, le mani di Beatrice s’inumidirono improvvisamente e un brivido guizzò lungo la schiena fino alle ginocchia. Il suo respiro si fece pesante e appassionato. Beatrice lo sapeva, quel profumo così carico di sfumature balsamiche non poteva appartenere che a un vino speciale, anche se per un momento aveva pensato, o meglio, sperato, potesse appartenere a un uomo.
Con falsa timidezza versò il vino, già inebriata dal gradevole effluvio. Il colore era intenso, rosso rubino, compatto. Beatrice posò il calice sulle labbra turgide con una gestualità pigra ma spregiudicata e il Seduttore scivolò nel palato, accarezzando e riempiendo la cavità con tutta la sua fragranza.

vinoIn pochi istanti la giovane cadde in un delizioso delirio d’estasi. Il suo corpo sinuoso rispose con disinvoltura a quel turbinio di emozioni, sprofondando senza peso fra i morbidi cuscini del dondolo. Abbandonata la mente fra desiderio e peccato, si addormentò radiosa, stringendo fra le mani il Seduttore, reo inconsapevole di averle fatto scoprire una profondità di sensazioni mai provata prima di allora.

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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